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STO LEGGENDO

- Fabio Volo
Un posto nel mondo
Mondadori



Bello ma non eccezionale come altri da lui scritti

- Tutto in una notte
Mondadori



PESSIMO,da adolscenti. Decisamente meglio Tre metri sopra il cielo and Co.

- Muriel Barbery
L’eleganza del riccio
E/O (collana Dal mondo)



Stupendo excursus di pensieri. Da leggere tutto d’un fiato ricordando le ore di filosofia al liceo

- Fabio Volo
Il giorno in più
Mondadori

Incredibile, sembra di essere realmente a NY (e chi ci è stato concorderà di sucuro con me), fantasticamente romanico, reale, coinvolgente, ironico.

- Curtis Sittenfeld
Prep
Bur

Vita di un’adoloscente in collegio tra ambiguità sessuali e primi amori.
Libro non adatto ad adolescenti ma troppo banale per adulti.

- Marilù Manzini
Il quaderno nero dell’amore
BUR

Credevo molto più sensuale e maturo. Bocciato

- Palmese Massimiliano
L’amante proibita
Editore Newton & Compton

Finalista al premio strega 2007...mi aspettavo decisamente qualcosa di più

- Fabio Volo
E’ una vita che ti aspetto
Oscar Mondadori

Si conferma un grande! Ironico, moderno e soprattutto reale, mai banale anche nel raccontare senza timidezze cio’ che ogni ragazzo pensa e vive. Le belle frasi ci sono e nella loro semplicità sbucano inattese dalle pagine del libro.
Unica nota dolente...la punteggiatura...molto dannunziana

- Moccia Federico
Scusa ma ti chiamo amore
Rizzoli

Che dire sempre e solo unico nella narrazione, anzi aggiungerei che le frasi in questo ultimo lavoro son molto più belle e meno banali come le immagini dei diversi rapporti e le loro sfaccettature. Insomma, PROMOSSO APPIENO

- Umberto Contarello
Una questione di cuore
Feltrinelli

Deludente

- Erri De Luca
Non ora, non qui
Feltrinelli

Molto bello ma alquanto impegnativo

- a cura di John Beer
La classe fa la ola mentre spiego
Rizzoli

Che figuraccie che ho fatto mentre leggevo questo libro aspettando dal dottore o l’autobus. Esilarante è dir troppo poco: ridevo a crepapelle da sola...e la gente vicino a me mi guardava allibita.
Insomma, volete ridere?Volete scoprire pers con una fervida fantasia irriverente? LEGGETELO!

- Banana Yoshimoto
Ricordi di un vicolo cieco
I Canguri - Feltrinelli

- Manuel Vàzquez Montalbàn
Tre storie d’amore
Feltrinelli

...non un gran che

- Federico Moccia
Ho voglia di te
Feltrinelli

FINITO!!!!molto bello come del resto"3 metri sopra il cielo"

- Banana Yoshimoto
L’abito di piume, Feltrinelli - I Canguri

HO VISTO

le stelle

STO ASCOLTANDO

di tutto un po’ alla radio, jazz, lirica...


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

sportivo...SEMPRE

ORA VORREI TANTO...

ora...sempre...un viaggio

STO STUDIANDO...

bilancio sociale....ma ora ho FINITO!!!!!!!!,,,,,,,,,,,,,,,,

OGGI IL MIO UMORE E'...

?????????

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


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MERAVIGLIE


1) Sognare durante la notte una persona e scoprire al risveglio che ti ha mandato un sms
2) quando senti qualcuno che ti arriva da dietro e ti abbraccia..e d'un tratto provi la sensazione che non può succederti nulla di male e che non c'è altro posto al mondo dove vorresti essere se non nello spazio di quell'abbraccio....
3) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..



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domenica 11 febbraio 2007 - ore 18:43


TEATRO - Le storie del signor Keuner
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Personalmente il teatro d’avanguardia tedesco, ed in particolare Brecht, è sempre un bel punto interrogativo per me. Non posso peccare di presunzione dicendo che "ho capito lo spettacolo", posso dire che mi son piaciute alcune battutte e che mi ha emozionato. Anche il fatto stesso di non averlo compreso e la voglia che ora sento di interrogarmi, di cercare e capire, mi spinge alla considerazione che è statao una bella rappresentazione: penso che l’arte sia anche ciò che non si capisce interamente ma che ti spinge a cercare e che, nel complesso, forse in modo inconscio o per sensazione, consideri bella ed emozionante.




Brecht esule e il genio narrativo di Kafka. Ispirato a una raccolta di racconti brevi dello scrittore berlinese, inediti in Italia e intitolati Le storie del signor Keuner.

«Alla domanda se esista Dio, il signor Keuner risponde: "Ti consiglio di chiederti se il tuo comportamento muterebbe in rapporto alla risposta a tale domanda. Nel caso in cui esso non muti, allora possiamo lasciar cadere la domanda. Nel caso esso muti, io posso esserti d’aiuto perlomeno tanto da dirti: tu necessiti di un Dio"»

Una bella sorpresa questa messa in scena dei racconti brevi del signor K. di Bertolt Brecht. Moni Ovadia e Roberto Andò hanno allestito uno spettacolo brillante, meno di due ore di teatro geniale che avvince lo spettatore e lo appaga. Il testo - a tratti spinoso, è sempre Brecht in fondo - viene porto allo spettatore in un taglio cabarettistico di respiro europeo, con un miscuglio di lingue diverse, coreografie e multimedialità del tutto inconsueto per il teatro italiano, che tende troppo spesso a restare nella tradizione scenica. Il signor K. parla da uno schermo appeso sopra il palcoscenico, impersonato da nomi noti (Alessandro Bergonzoni, Massimo Cacciari, Gherardo Colombo, Philippe Daverio, Daniele Del Giudice, Oliviero Diliberto, Dario Fo, Arnoldo Foà, Don Gallo, Claudio Magris, Michele Michelino, Milva, Eva Robin’s, Sergio Romano, Carlo Rivetti, Sabina Rivetti, Roberto Scarpinato, Gino Strada) che gli prestano volto e voce. Le loro letture sono accompagnate da accostamenti provocatori di immagini, Moro e Cristo, il nazismo e Totò Riina, Falcone, Borsellino, Che Guevara e Andreotti.

L’alter ego esule Bertolt Brecht, attraverso l’immagine del suo esilio, mette in discussione la propria fede nell’utopia a cui è intimamente ed emotivamente legato. In qualche modo la rinnega, eppure riesce a non cadere nella trappola del pessimismo assoluto. Il signor K. tiene sempre saldi i suoi valori, conserva un sottile distacco, insomma, resta a galla.

Non è però del testo che si vuole dir bene, che sarebbe anche banale visto l’autore, quanto della sua trasposizione sul palcoscenico, in uno spettacolo perfettamente riuscito nei tempi, nei ritmi e nell’impianto. Recitato in varie lingue (oltre all’italiano si parla inglese, tedesco, yiddish, spagnolo, francese russo), intriso di delicata ironia (i musicisti della Stage Orchestra suonano, cantano e ballano vestiti da donna), sottotitolato in modo efficiente, lo spettacolo incalza con un ritmo da musical grazie ai continui cambiamenti del fronte recitativo. Gli artisti scendono in platea, a tratti Moni Ovadia si siede tra il pubblico per assistere (l’autore che osserva il proprio alter ego?), i frequenti filmati danno un ritmo incalzante senza cadere nella frenesia.

La voce di Lee Colbert incanta e stupisce come sempre. Straordinario anche Maxim Shamkov, che volteggia sul palco con una grazia del tutto impensabile vista la stazza. In sintesi, uno dei migliori spettacoli visti negli ultimi anni sul palcoscenico del Piccolo.

PS confessiamo di aver trattenuto a stento le lacrime quando il signor K. grida infuriato "politici, non abbiamo più bisogno di voi, restituiteci il nostro stato!" Brecht sapeva vedere molto lontano.

Commenti

a tratti Moni Ovadia si siede tra il pubblico per assistere (l’autore che osserva il proprio alter ego?)... Scrivi tu, in questa bella critica, che ha il pregio di far venire voglia di vedere lo spettacolo.
Purtroppo però l’autore non può più osservare il suo alter ego, in questo caso, poichè è morto, se non sbaglio nel 1956. Guai a confondere il regista con l’autore. Sarebbe come confondere il macellaio con la mucca... ( a proposito di intoccabili


Nell’operetta brechtiana niente è mai lasciato al caso, i messaggi sono languidamente espliciti:il filmato di Capaci, il processo ad Andreotti...e con una sottilissima ironia fatta a volte di metafore Ovadia si veste dell’incarico - come ammetteva la Woolf - da martire per eccellenza, ossia da visionario, attraverso il quale può sconfiggere muri di credenze e edificazioni di moralità, intere città di pregiudizi...e affermare un’unica, grande verità: passano gli anni e passano le persone, ma i gesti e i ruoli non passeranno mai. L’archetipo più longevo? Che domande, il dittatore!Ah ah ah ah ah...(in chiusura, la giullaresca risata di un pungente Dario Fo).

Bello,"pieno",emozionante...capacità,talento, verità,forza e leggerezza...Per una che di teatro non conosce molto, un incentivo a cercare ancora simili emozioni


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