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lunedì 12 febbraio 2007 - ore 15:03
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Allarme: vini toscani a rischio estinzione

FIRENZE -- Parlare di riscaldamento globale sembra sempre una cosa un po astratta. E se vi dicessimo che la rivoluzione climatica in corso sta per far sparire dalle vostre tavole il Chianti e il Brunello? Lallarme è di poche ore fa: i vini pregiati della Toscana sono in serio pericolo destinzione.
A farlo scattare sono stati i ricercatori dellUniversità di Firenze, che nei giorni scorsi hanno diffuso i risultati del loro studio sulleffetto della variabilità meteoclimatica sulla qualità dei vini. Secondo loro, il riscaldamento del clima, che da ventanni in realtà permette la produzione di vini con maggior qualità, sarebbe in realtà una pericolosissima arma a doppio taglio.
In base alle tendenze prospettate dallIpcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), la temperatura della Terra si alzerà infatti, entro un centinaio danni, di un range compreso tra 1,2 e 4 gradi. Un po per leffetto serra, un po per i processi di antropizzazione sempre più aggressivi.
I ricercatori italiani, partendo da questi dati, hanno stimato che entro il 2100 il clima italiano sarà così torrido e secco da impedire del tutto la produzione dei vini pregiati della Toscana: Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano.
Allora, cari amanti, venditori e produttori di vino, fatevi due conti e iniziate a pensare cosa si può fare per correre ai ripari.
Secondo i ricercatori, tutta la geografia enologica mondiale è sullorlo della rivoluzione. La latitudine ideale per la viticoltura si azerà. Probabilmente, diventeranno adatti alla produzione del vino territori più a Nord, ma quelli attualmente in auge saranno troppo caldi e non avranno sufficiente acqua per garantire questa coltivazione.
Ad occuparsi del tema, è stata una task force dellUniversità e del Cnr, composta da Simone Orlandini, Giampiero Maracchi, Marco Mancini del Dipartimento di Scienze Agronomiche e Gestione del Territorio Agroforestale, e Gaetano Zipoli e Daniele Grifoni dellIstituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze.
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