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Monday, February 19, 2007 - ore 15:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi sono andata a pranzo in sede, eravamo in tanti, i 3 di turno, io, altri due colleghi fuori turno che stanno lavorando nelle vicinanze, una collega venuta a dare un cambio e la presidente di passaggio. Si rideva e scherzava dividendosi quello che c’era pronto con chi si era unito senza avvisare, la presidente ci racconta il sogno fatto questa notte che includeva il fratello (nonché nostro capo squadra) chiamato a defibrillare una signora. Tutti a prenderla in giro, a dirle se non avesse altro da sognare che ancora soccorso, ancora 118.
Gli ho guardati tutti e mi sono resa conto della dedizione, dell’amore, dei sacrifici che ognuno dei presenti fa per squadra emergenza, per garantire il servizio 118 in H24.
Due dei presenti da 3 anni non conosco ferie o fine settimana liberi, ora sono contenti perchè fanno 12ore sì e 12 ore no in servizio, quando gli ho conosciuti io stavano anche un mese in servizio, tutto il giorno, tutti i giorni per coprire i turni. Sapete cosa vuol dire stare in turno così tanto? Vuol dire che per fare una doccia aspetti gli orari in cui ’ di solito ’ non suona e la fai di corsa con l’ansia che squilli proprio mentre hai lo shampoo nei capelli, tanto per fare un esempio. Vuol dire che tutta la tua vita si svolge lì in sede, non puoi allontanarti, al massimo scendi al bar del residence, non stai da solo, non hai privacy, non puoi andarti a prendere le sigarette se non muovendo tutta la squadra, costretto a convivere con persone che non hai scelto.
Ho guardato una soccorritrice in turno da venerdì mattina fino ad oggi alle 14, anche lei sognava di poter andare a casa a farsi una doccia come si deve, da più di 3 giorni si accontenta di lavarsi a pezzi.
La presidente ha sputato sangue, litigato con le banche, con le fondazioni, con la centrale, con le ASL, ha lottato per far nascere e crescere l’associazione, per barcamenarsi tra i debiti. L’abbiamo vista piangere di sconforto e rabbia, urlare che mollava e l’abbiamo vista calmarsi, prendere il telefono e rincominciare a lottare.
Ci ho visto da fuori, in prospettiva, in torno al tavolo a fare casino, tutti di età diverse e realtà diverse ed ho sorriso. Anche chi li dentro prende uno stipendio fa il doppio dei turni che gli spettano e per qualcuno che in turno ci viene con leggerezza magari per passare il tempo e stare in compagnia ci siamo tutti noi, gli altri, la maggioranza, quelli che li dentro ci stanno perchè ci credono, perchè amano quello che fanno, per la scarica d’adrenalina che ti prende quando squilla, per la soddisfazione che ti pervade a fine servizio, quando tutto è andato bene, per lo sconforto che ti prende quando arrivi tardi o purtroppo ti devi arrendere alla tua condizione di essere umano.
Tutti i piccoli malumori, le inimicizie, i pettegolezzi che ci sono in qualsiasi gruppo di persone costrette a stare a stretto contatto svaniscono quando suona l’emergenza, a quel suono si è una squadra, tutti compatti, ognuno con il suo compito, in piena fiducia dei colleghi, lucidi, reattivi, pronti e se non sei pronto guardi un collega e gli rubi un po’ di fiducia e tutto va bene e te la cavi e poi magari la centrale ti chiama a fine servizio per farti i complimenti e sei una squadra, orgogliosi, anche chi non era di servizio.


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