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Tuesday, February 20, 2007 - ore 09:57
SCUSI, HA DA ACCENDERE?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fonti abbastanza attendibili riferiscono che quand’ero piccolo diedi fuoco alle pantofole di mia nonna. Fin qui niente di così rilevante. Altre fonti sostengono però che le pantofole in questione erano calzate dai piedi della cara nonna nel momento in cui decisi di incendiarle. Non che quelle pantofole a forma di quaglia avessero chissà quale valore economico, ma erano pur sempre un regalo del nonno e per questo erano per lei pregne di significato affettivo. Sembra che nonostante la severa punizione a cui fui sottoposto (mi costrinsero a guardare per un’intera settimana ininterrottamente tutte le puntate videoregistrate de “La casa nella prateria”) non persi la voglia di fare scherzetti con il fuoco. Un vecchio articolo di giornale appeso sulla parete della camera dei miei narra di un violento incendio scoppiato alle scuole elementari, anche se non fu mai appurata la reale causa dell’incidente. I pompieri dissero che molto probabilmente si era trattato di un fenomeno di autocombustione, e il caso fu chiuso imputando al criceto del bidello la colpa di aver preso fuoco autonomamente. Conservo ancora l’accendino verde che usai in quel frangente, e nessuno notò mai l’adesivo con la scritta “Odio i criceti” attaccato sulla sella della mia bicicletta, o forse qualcuno lo notò ma non ebbe l’acume di fare uno più uno.
I miei genitori pensarono che soltanto inculcando in me i sani dettami della fede cristiana avrebbero potuto riportarmi sulla strada verso il Paradiso, ed ebbero così la malsana idea di costringermi a fare il chierichetto. Riuscii ad incendiare la tunica del parroco in ben tre occasioni, anche se la migliore fu quella volta durante l’omelia, quando la veste prese fuoco proprio mentre quel buon uomo si rivolgeva duramente ai peccatori prospettando loro una calda permanenza eterna tra le fiamme dell’inferno.
Memorabile fu anche il tredicesimo compleanno di mia sorella: alcuni testimoni sostengono (non so in base a quali ridicole congetture) che io immersi le 13 candeline da mettere sulla torta nella tanica di benzina che c’era in fondo al garage. Quando mio padre avvicinò il fiammifero acceso alla prima candelina ci fu da ridere, anche perché avevo sapientemente posizionato con cura tutte le candeline molto vicine tra di loro. Dovevate vedere la faccia di mia sorella e dei suoi amichetti, uno spettacolo! Peccato per la torta, doveva essere davvero gustosa.
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