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2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Saturday, February 24, 2007 - ore 13:30


Un cieco in un vicolo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il giorno dopo mi svegliai di buon’ora. Era mezzogiorno e mezzo: proprio un’ora buona per alzarsi e affrontare una mezza giornata di irresponsabilità e ricerca. Il sole sulla finestra batteva col calore delle estati più torride: un mezzogiorno di fuoco. Accesi così la fiamma di un cerino e l’avvicinai alla sigaretta tra le labbra.
La prima sigaretta della giornata è come l’ultimo rum della notte: danno sensazioni speciali. In genere, di bocca impastata, soprattutto se tra l’uno e l’altra non sono passate poi molte ore di sonno rigenerante.
Mi tornarono alla mente le avventure della sera prima: di Gallo, dei demoni e degli angeli che mi avevano accompagnato al Rome Club, di quei baci dal sapore francese e poi… quasi mi prese un infarto.
Andando in bagno vidi un’ombra muoversi dentro la doccia. Sussultai, spaventato, come in un film di Hitchcock, ma mi tranquillizzai quando mi accorsi che non ero io dentro la doccia, ma qualcun altro. In genere, nei film del maestro del thriller, è quello sotto la doccia a fare una brutta fine.
Tuttavia, per essere sicuro, andai in camera e presi una scimitarra dalla lama ricurva e affilata, un cimelio storico, un bottino di guerra che un mio antenato aveva sottratto a un turco durante la battaglia di Vienna nel 1683. Così armato e con la sigaretta tra le labbra, facendomi largo tra le volute grigie di fumo, scivolai in bagno. Muovendomi con cautela, senza fare rumore, ero pronto a trasformarmi in un animale che lotta per la sua sopravvivenza, per difendere il suo territorio e la sua vita. Era il momento: ero pronto, spirai per bene il fumo, sperando di non spirare per sempre di lì a poco e mi avvicinai al box doccia, aprendolo di scatto.
Lei urlò, nuda e spaventata, urlò, nuda e insaponata, urlò a perdifiato, nuda e molto gnocca, finchè non lasciai cadere la scimitarra e non feci un passo indietro cercando di calmarla.
Dopo qualche istante, eravamo in silenzio uno di fronte all’altra. Lei nuda, io in boxer e con la sigaretta che si stava spegnendo tra le labbra. Mi fissava con un’aria assurda e stralunata, incuriosita come stesse indagando un animale mai visto. Evidentemente doveva avermi preso per matto.
<< Da dove diavolo spunti tu? >> le chiesi, porgendole un accappatoio << Ma soprattutto, chi sei e perché stai puffando in casa mia? >>
Inarcò le sopracciglia in una smorfia che rendeva il suo sguardo ancora più perso e perplesso: era acclarato, ormai. Per lei ero matto da legare.
<< Io sono Angela, di nome e di fatto. Sono la sorella di Eliogabalo. Ieri sera vi ho incontrati al Rome Club e dato che abito fuori città mi hai gentilmente invitato a stare da te. Non ricordi? >>
In effetti non ricordavo. Avevo la mente annebbiata e ricordi vaghi e confusi: ricordavo le labbra di Cristal, il Gallo, ma non lei. D’altra parte non ricordo quasi mai come torno a casa: che strade percorro e faccio. Alla fine, si sa, le vie del Signore sono infinite e quindi è inutile sottilizzare tanto.
<< Ma io e te, stanotte… >> provai delicatamente a indagare.
<< Non preoccuparti, non è successo nulla >> sorrise lei, sussurrando sottovoce, quasi impercettibile << purtroppo… >>
Vabbè, sul sussurro non sono pronto a mettere la mano sul fuoco e probabilmente neppure Muzio Scevola sarebbe disposto, però posso dirvi che quel <<purtroppo>> di sicuro io l’ho pensato, pensando e guardando il suo corpo avvolto nell’accappatoio. Soltanto un cieco non avrebbe saputo riconoscerne la bellezza e la sensualità.
Il suo corpo tra l’altro dimostrava senza ombra di dubbio che i padri della Chiesa hanno preso una cantonata pazzesca nel definire gli angeli puri spiriti: se ne deduce quindi che erano ciechi, tanto più che andarono a cacciare la nuova religione in un vicolo di sessuofobia senza uscita. Se solo avessero visto Angela nuda, avrebbero cambiato idea. E probabilmente la storia stessa della Chiesa e del Cattolicesimo sarebbe stata diversa.
D’altra parte, che fossero un branco di ottusangoli, poco perspicaci e capaci solo di fare casino con i concetti lo si era capito sin dagli inizi. Come i miei cinquanta lettori certamente sapranno, il primo miracolo che Giugiù fece fu quello di trasformare alle nozze di Cana (cfr. Gv 2,1-11) l’acqua in vino. Mutare l’acqua in vino! E un vino dei migliori, mica Tavernello o scarabattole da un euro! Poteva farne altri mille: far risorgere Lazzaro o chi per lui, moltiplicare i pani e i pesci, diventare miliardario scommettendo a colpo sicuro (era onnisciente) sugli incontri tra gladiatori nelle arene, scoprire l’infinito di pi greco, guarire qualche lebbroso scelto a caso tra il pubblico, liberarci dal pubblico ululante di Uomini e Donne, parlare con gli animali o convertire alla causa della Maria di Magdala numerose donne (anziché convertire lei alla castità delle altre).
Invece niente, il suo primo miracolo fu alcolico: ci sarà stato un motivo o dobbiamo credere che Gesù, Figlio di Dio, facesse le cose alla cazzo di cane? Peccato che fosse solo vino e non anche rum, altrimenti il miracolo sarebbe stato perfetto.

(capitolo morto e risorto. Miracolato da Giugiù e festeggiato con una bottiglia di Matusalem. Per chi vuole campare cent’anni e oltre. Sempre nel solco della tradizione biblica.)


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