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Tuesday, February 27, 2007 - ore 18:38


"Convertiti e credi al Vangelo"
(categoria: " Riflessioni ")


TEMPO DI QUARESIMA
"Acqua e cenere.
Il Vangelo di una vecchia lavandaia"


di don Marco Pozza

Vedevo che lei prendeva sempre il bucato, lo metteva in un catino (dalle mie parti si chiama mestèlo) e poi, in compagnia delle vecchie amiche della contrada, si dirigeva verso la fontana che lungo l’Astico rubava al torrente qualche sprazzo d’acqua. Sul bucato poneva della cenere, come le massaie spargono il sale sulla carne arrostita al fuoco. Lei metteva cenere, quella strana polvere che il nonno scovava da sotto la stufa per spargere sulla terra appena arata. Cenere sul bucato! Poi sulla stufa accesa scaldava dell’ acqua e la versava sopra la cenere che nascondeva il bucato.


Da bambino non capivo come mai i miei vestiti si lavavano così, mentre nel negozio del fornaio tutte le altre mamme comperavano il Dash. Non capivo, forse un po’ mi vergognavo. Di certo ricordo lo splendore di quei pantaloni che indossavo sotto il grembiulino della scuola materna. Ma, seppur infante, le cose le volevo un po’ capire. Così un giorno, attorno al crepitare del camino, mi sedetti sulle gambe ossute del mio nonno (figura patriarcale che ho sempre accostato al Padron ‘Ntoni di verghiana memoria) e mi feci spiegare il meccanismo di quel fare bucato che la nonna forse aveva appreso da sua nonna all’inizio del Novecento.
E così, tra un aneddoto e un sorso di grappa fatta in casa, riuscii a scoprire cos’era il rito della lissia, che lassù nelle mie contrade ancora adesso si perpetua come una liturgia nelle mani di qualche massaia anziana e vereconda.
Cenere! Quella che da bambino il vecchio prete di Calvene mi metteva nel capo e che io non volevo perché rovinava il gel. Ricordo l’eco di una frase che diceva: “Convertiti e credi al vangelo”. E io, con l’occhio vispo e l’orecchio teso, sentivo che a qualcun altro diceva: “Ricordati, uomo, che sei polvere. E polvere ritornerai” . E a me, sinceramente, quelle parole facevano un po’ paura. Mi ricordava la polvere che la nonna strappava alla bellezza del legno antico, che papà soffiava via dagli ingranaggi dei motori. La polvere della torre di Babele, la polvere sbattuta dai calzari, la polvere della casa costruita sulla sabbia. E poi io soffrivo per una forte allergia alla polvere… Acqua! Quella che dal catino il mio parroco versava sui piedi di noi bambini della prima comunione il giovedì santo per ricordare il rito compiuto da Gesù nell’ultima cena.


Cenere e acqua: per fare bucato. Cenere e acqua: per costruire una quaresima. Lo capii più tardi, alle soglie del mio sacerdozio: ma la scoperta fu commovente! La mia nonna, con la saggezza delle vecchie donne di montagna, si fidava del vangelo per ripulire gli indumenti. Quello stesso miscuglio con il quale lavare la mia anima: cenere in testa e acqua sui piedi! . Un viaggio arduo, incantevole, austero che la liturgia ogni anno mette a mia disposizione per tentare di diventare il santo che manca nella storia!
Con l’acqua e con la cenere un uomo, Gesù di Nazareth, figlio di un falegname e di una ragazza coraggiosa, ha firmato la più grande rottura che la storia annoveri nei suoi archivi. Con disarmante coerenza! Ecco perché il Vangelo e la Scrittura hanno un messaggio per tutti: per l’uomo della strada, come per la persona colta, per il credente, come per chi anela a credere. Sono testi nei quali Bertolt Brecht scorgeva l’alfabeto per leggere il mondo. Sono la grandezza di un capolavoro che dice brutalmente e senza contraccettivi la nuda verità della vita e della morte, l’eros e la violenza, l’incanto e il sapore di cenere, l’altezza cui possono arrivare gli uomini salendo al di sopra di se stessi fino a scorgere un Dio che li trascende, li sorregge o li annienta. E la bassezza cui quegli stessi uomini possono giungere.


Per quell’acqua sulla testa e quella cenere sui piedi (apparentemente un viaggio di poco meno di due metri, ma in realtà molto più lungo a percorrersi), non possiamo mai disperare della conversione anche di chi ci sembra tanto lontano. D’altronde, si conoscono i linenamenti di un uomo che alle “cinque del pomeriggio” (Mt 20,1-19), mentre tutti i datori di lavoro se ne vanno a casa, passa ancora per la piazza a chiamare. Magari con acqua e cenere come strumenti di lavoro. Alle “cinque del pomeriggio”, cioè quando nessuno scommetterebbe, quanto tutti la ritengono follia, quando uno passa per ridicolo… prende la supermaritata Samaritana al pozzo di Giacobbe; prende Matteo, pubblicano, dal banco delle tasse; prende lo strozzino Zaccheo, la povera Maddalena dalla quale uscirono sette demoni, e,...all’ultimissima ora, persino il buon ladrone in croce: "Oggi sarai con me nel paradiso" (Lc 23,43). Per ognuno sceglie modi e tempi. Mai dubitare delle capacità di Dio!
Io vedo nella mia vita, pur nella povertà della mia testa che non capisce un tubo, un numero grande di delicatezze di Dio, vedo delle cose troppo belle, per cui faccio degli applausi al Signore che se uno mi vede dice che sono matto. Quando ho scoperto che Cristo è vivo, che io gli sto a cuore e che mi vuol bene fino ad incollarsi su una croce, ho detto: “Questo o è pazzo o non si può buttare via senza prima avergli dato un’occhiata!”. Quando ho visto che non te le manda a dire le cose, ma che è libero, che dice pane al pane e vino al vino, che dice: “Vieni dietro a me, starai bene”, ho detto: “Basta, me ne frego di tutto e sto solo con Lui”. Bestemmiarlo? Cancellato. Anzi: mi viene voglia di stare nel difficile, nell’impossibile. Una volta pensavo: “Sta’ gente che segue Cristo, tutta gente senza palle”. Invece ho scoperto che le hanno, e buone. Che fegato ci vuole a stare con Cristo. Ingannare? Darla a intendere? Fingere? Doppia vita? Maschere? Che schifezza… Quando vedi che quelli, pur di apparire, vendono tutto, che per far carriera vanno a letto con il primo che passa, ti prende una pena che vorresti gridare: “Stai con Cristo! Metti Cristo nel cuore! E ti scrollerai di dosso tutte queste porcherie”. Quando vedi lo stadio di Catania tingersi di follia…avverti il bisogno di conversione! Fatica perché è difficile stringere loro la mano. Prima del loro volto solitamente arrivano le notizie ANSA, il sangue, il dolore, la sofferenza e le interpretazioni degli esperti di settore. A volte vengono tacciati come giovani “lupi” insoddisfatti, tristi, bisognosi di atti di eroismo che li pongano tra i loro simili nella categoria dei temerari. Eroi per soffocare la frustrazione e la voglia di protagonismo assopita nell’anima. Eroi per far capire che ci sono! Ma ricordiamoci: non esistono lupi cattivi, ma solo lupi infelici.
Convertirsi con loro per essere accompagnati da loro nel nostro cammino di conversione!


Il bucato strano di mia nonna, quella polvere sulla testa e la freschezza di quell’acqua nei piedi. Per convertirmi. Altra parola misteriosa per me bambino. Me l’ha spiegata una donna costretta a crescere in fretta sulle rive di quel mare reso celebre dalla maestrìa di Giovanni Verga. Lei, Marisa Grasso, sposa battagliera e disarmante di un poliziotto ammazzato dalla ferocia imbecille dell’uomo, ti parla di acqua e di cenere: “Non riesco ad odiare gli assassini di mio marito. Compatisco questi ragazzini incapaci di vivere. Chi gli ha tolto la vita è una persona che non conosce il vero senso della vita”. Direzione-opposta da cosa? Da una persuasione, soprattutto: che basti una sciarpa sulla faccia a convincersi d’essere nascosti e insospettabili.
Acqua e cenere: miscuglio per tentare la scalata della santità.
Si. Perché per arrivare a tutti i santi, occorre aggiungerne sempre uno.
Può anche darsi che ne manchi sempre uno. Che ce ne sia uno in meno. Forse sono io che non entro nel conto. Può darsi sia tu.
Comunque, la terra è sempre a disposizione.

Buon cammino di Quaresima
don Marco Pozza


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