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Manuale di floricultura. Come salvare i fiori malati.

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la gente della mia età andare via, ma non lungo strade che non portano mai a niente, è che si è semplicemente persa...

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1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Wednesday, February 28, 2007 - ore 17:36


Dove si racconta dell’estasi senza pastiglie
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Pensando che la rivoluzione è una moda che non muore mai, un po’ come il nero che sta bene sempre su tutto, mi ero quasi dimenticato del caffè. Stavo per correre in cucina, quando sentii la sua voce alle mie spalle che mi chiedeva se volessi zucchero: d’altra parte era un angelo di donna e una donna angelo, soave come poche altre. Anzi, come mai prima mi era capitato di incontrare: e in fondo ero anche giustificato, essendo la prima Angela di nome e di fatto che conoscevo.
<< Sai >> mi fece sorridendo << io vorrei fare l’amore con te. Vorrei provare con te il piacere e l’orgasmo, raggiungere l’estasi della carne e il paradiso dei sensi, anche perché l’altro Paradiso posso dire di conoscerlo fin troppo bene. >>
<< Immagino >> replicai << potremmo andare sulle orme degli antenati e ricercare il paradiso terrestre insieme… Speriamo solo che le orme non le abbia cancellate la pioggia. Al massimo chiamiamo un archeologo… >>
<< Per una cosa a tre? >> ammiccò maliziosa.
<< Così facciamo il numero perfetto. Però, non vi facevo così libertini, voi angeli… >>
<< Beh tesoro, siamo come voi umani, con le stesse virtù e gli stessi vizi, anche se per noi i vizi sono sempre virtù, non avendo il problema della morale, nata dalla storia del peccato originale. >>
<< Originale come teoria. E’ quanto sostengo da anni, solo che in pochi mi danno retta. E in molti, troppi, cercano di ricondurmi sulla retta via. >>
Terminai quelle parole e sentii la bocca riempirsi del suo sapore, del sapore dei suoi baci: molto meglio di quello del caffè, per quanto io beva Illy. Ve lo posso garantire.
Si avvicinò a me e mi strinse a sé, facendo scivolare le mani lungo la mia schiena, lungo il bacino, baciandomi ora le labbra ora il collo, ora incollandosi a me ora distaccandosi, in un gioco di rimandi e di rimbalzi, di contatti e di fughe. Era una meccanica divina, un movimento mistico e sensuale che m’imprigionava. Chissà perché nell’aria mi sembrava di sentire risuonare una canzone di Battiato. Sarò franco: mi sembrò davvero di vivere l’innocenza erotica del paradiso terrestre, di tornare agli inizi dei tempi, quando il bene non era e il male non si conosceva, quando tutto era bellezza, calma e voluttà.
Eravamo ormai nudi, uno di fronte all’altro e iniziai a sfiorarle il corpo, baciando il cavo delle spalle e cercando di cavare fuori da quegli istanti ogni goccia di eternità e di piacere, come un succo di mela in offerta speciale al supermercato Esselunga, quello del serpente. E si sa, si può resistere a tutto tranne che alle tentazioni di un’offerta speciale.
Premendo il mio viso contro il suo corpo, percorrendolo e baciandolo in ogni suo centimetro, arrivai al primo porto, arrivai alla prima scelta che dovette fare Adamo. La prima scelta, che dimostra come, in fondo, siamo tutti manichei: perché le tette sono due e bisogna scegliere.
Per fortuna abbiamo anche due mani e poi io alle tette non sono mai stato molto interessato: così scesi ancora per il suo corpo, scesi fino a tuffarmi tra le sue cosce, in quell’abisso di calore e vertigine che spalanca le porte di un inferno e di mille paradisi, della città di Dite e del suo infernale paradiso.
Dite pure quello che volete, ma tra il sesso caldo e pulsante di una donna e l’inferno al di là dello Stige qualche affinità c’è: in questo, i padri della Chiesa non avevano proprio torto. Solo che poi, come sempre, hanno mal interpretato l’analogia e combinato un disastro con la morale.

Ci unimmo, per attimi che sembravano eterni, per eternità che si perdevano in un attimo per risorgere nuovamente a nuovi piaceri, a nuove estasi, come una fenice che rinasce dalla propria piccola morte.
L’amai come fosse stata la prima e l’ultima volta, ci amammo sopra un tavolo, sotto una volta, sopra il divano: i nostri corpi si univano e si lasciavano, quasi a disegnare un arco. Di trionfo, ovviamente.
Quando tutto fu finito, e le cose belle si sa finiscono presto, rimanemmo abbracciati. Sentivo il suo respiro e il suo odore, sentivo il suo cuore pulsare e il cellulare squillare.
Lo lasciai squillare rimanendo a sfiorare con lo sguardo la sua bellezza, il suo corpo divino, finchè anch’io non mi abbandonai tra le braccia di Morfeo.

Quando mi risvegliai, lei non c’era più: mi alzai e vidi sullo specchio della mia camera, una scritta rossa. Erano ghirigori strani, marchiati come un bacio sulla mia immagine riflessa, marchiati a rossetto bordeaux. Ci misi un po’ a capire cosa c’era scritto, perché io l’ebraico non lo mastico poi tanto, però poi dedussi e tradussi queste semplici parole: TI AMO. GRAZIE DAVVERO.
Che è sempre meglio che trovarsi scritto, BENVENUTO NEL MONDO DELL’AIDS.

(capitolo pronto a entrare nel nuovo capitolo, che dovrebbe essere il trentesimo. E a trent’anni c’è chi mette la testa a posto: banale e noioso. Io invece ho sempre avuto un posto dove mettere la testa. Peccato non fosse mai quello giusto.)


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