Ero bambino e m’intrigava quell’uomo che con la chitarra in mano accendeva l’emozione nella gente. Uno strumento, una canzone, un sogno messo in rima.
Diventato prete m’innamorai di quel titolo così seducente: "Ma che razza di Dio c’è nel cielo? - e la feci diventare la "colonna sonora" della mia giovane vita di prete.
Parole in musica per incontrare la Parola eterna. Ovvero...dalle creature al Creatore!
"E ti diranno parole
rosse come il sangue, nere come la notte
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte;
io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento
copri l’amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c’è qualcuno che deve vederlo".
(Roberto Vecchioni, Sogna ragazzo, sogna) 
"Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla
neanche il tempo di una ninna nanna,
l’idiozia della luna, la follia di sognare,
la sterminata noia che prova il mare.
E a questa assurda preghiera di parole, musica, colori,
che gli continuiamo a mandare,
non c’è nessuna risposta, salvo che è colpa nostra
e che ci dovevamo pensare.
Ma che razza di Dio c’è nel cielo?
Ma che razza di Dio c’è nel cielo?
Ma che razza di disperato,
disperato amore,
può tagliare la notte e il dolore?
Ma che razza di disperato,
disperato amore
più di questo respirare,
più di tutto lo strisciare?
più di tutto lo strascicare?"
(Roberto Vecchioni, Ma che razza di Dio c’è nel cielo?)