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2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Sunday, March 04, 2007 - ore 19:48


Inno alla bellezza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Era il momento delle domande del pubblico.
Una donna ingioiellata e impellicciata, sulla cinquantina, mi chiese di chiarire meglio il concetto di “dialettica tra alienazione e redenzione, tra spleen che involve ogni cosa e teatro dell’assurdo, che in uno scatto, in un gesto quasi disperato e clownesco, ribalta la situazione, facendo diventare quello che sta sopra il sotto e viceversa. Un movimento che scuote e attraversa come una risata la storia della letteratura e dell’uomo, con un ghigno liberatorio, a rappresentare la salvezza – o forse la sua sola illusione – per un’esistenza segnata dalla frattura tra ideale e reale.”
Aveva letto la prefazione di Umberto Eco alla mia raccolta.
<< Signora >> mi schernii << Eco è molto più intelligente di me e sinceramente non ho la più pallida idea di cosa volesse dare ad intendere. Se vuole le parlo della dialettica tra alienazione ed Alien o della nazione extraterreste di Alien, ma ciò che più mi preme far capire e a lei e al pubblico è che questa raccolta vuole essere una raccolta di tanti punti di rottura. Non bisogna cercare ovunque, in ogni parola un senso, un significato che significhi. Vede, il significato ultimo è che sovente non c’è un significato, che la vita va presa. E basta. Non mille spiegazioni, ma una sola con cui cercare di mettere minimamente in ordine il mondo. E se non si coglie quella, può voler dire che, semplicemente, non c’è spiegazione. E’ vita. Vita pura, anche se inquinata, vita che va vissuta. Come la bellezza. >>
Mi interruppi nuovamente. Avevo la sala in pugno, sentivo che il vento soffiava a mio favore, ma tutto ciò non mi interessava più, almeno non come prima, perché avevo incrociato gli occhi di lei, di quella sconosciuta passante seduta, il suo sguardo seducente e innocentemente malizioso, quegli occhi screziati di verde, quella posa da donna, fiera e sicura, superbamente estenuante come può esserlo solo chi domina il mondo sotto il suo tacco a spillo. E donne così si può solo che nascere, mai diventarlo.
<< Vede, signora, è come la bellezza. La bellezza è il mio senso, il senso di queste poesie, il senso ultimo dell’uomo. La bellezza salverà il mondo e se non ci riuscirà sarà pur sempre un dolce naufragare, un precipitare nell’abisso con la meraviglia negli occhi. Ricorda i versi di Baudelaire?
“ Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
O Beauté! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?
De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, — fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! —
L’univers moins hideux et les instants moins lourds? ”
E ancora:
“Un éclair... puis la nuit ! - Fugitive beauté
Dont le regard m’a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l’éternité ?
Ailleurs, bien loin d’ici ! trop tard ! jamais peut-être !
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
Ô toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais ! ”
Vede, signora, io con queste poesie ho provato quanto non era mai stato osato: abbattere ogni muro, ogni ostacolo, ogni impedimento, che fosse fatto di cemento o di parole, di concetti o di abiti morali che appesantiscono il passo. Ho cercato di eliminare tutto il superfluo e lasciare il necessario. L’ultimo, disperato segreto che può colmare di luce il vuoto: la bellezza. Di un verso, di un quadro, di una casa o un vestito. Di un paio di larghi occhi. Screziati di verde. Perché la bellezza è superiore al genio: in quanto non ha bisogno di spiegazioni. >>

Dopo di me, il diluvio.
Di applausi, di complimenti, di plauso. Uno mi tirò anche, in piena sindrome di Stendhal, un libro di Plauto. Lo schivai a pelo. Tutti erano in piedi, tutti erano metaforicamente ai miei piedi, ma non lei. Non lei che rimaneva seduta e impassibile, degnandomi solo di un fugace e fuggevole sorriso, quasi una smorfia sfuggita a quella sua sfinge di Bellezza.
Per svelare il suo enigma, mi sarei fatto Edipo, ritenendolo meno pericoloso che farmi mia madre. Il dottor Freud mi avrebbe dato ragione.

(capitolo accecato da colei che mi rapì l’anima. Non ne conoscevo il nome ma ne avrei ricordato la bellezza per sempre: perciò la battezzerò Venere)


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