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... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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mercoledì 7 marzo 2007 - ore 20:34


Sanremismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono arrivata alla conclusione che io di Sanremo ho capito tutto. Io Sanremo ce l’ho in pugno, per me non ha più segreti. L’anno prossimo mi lancio in pronostici, grazie al mio naturale intuito musicale (che più volte ho dimostrato possedere e sfruttare egregiamente): dopo le prime due serate io so già quasi di per certo chi vince. Anzi, quest’anno lo sapevo dopo la sola lettura dei testi delle canzoni, perché diciamolo, era scritta. Si sapeva. Era scritta. Ho deciso, punterò una bella sommetta (di soldi che prima però dovrei racimolare, ma andiamo per gradi), e potrò permettermi una qualche sicurezza economica, non dico a vita ma per un lungo periodo. Adoro pensare di essere una veggente, di avere una sfera di cristallo musicale. Inizio a compiacermi di me stessa, l’autostima cresce.

Solitamente succede che la canzone che vince Sanremo a me non piaccia, è un classico, non mi stupisce più. Anche se la sento dopo, e non la conoscevo ai tempi della votazione nazionale, non mi piace. E mi piace solitamente una canzone che si piazza fra i primi tre, solitamente. Vedi Cristicchi e vedi Silvestri, vedi altri casi in altre edizioni – sono recidiva. Silvestri poi è, a mio modesto parere, uno dei grandi contemporanei della musica italiana. Non sbaglia mai un pezzo. Anzi, addirittura riesce a piacermi al primo ascolto, cosa che non è da tutti. Solitamente.
Ma parliamo seriamente di Cristicchi, parliamone dai. Che delusione... Parliamone da atei ovviamente, da incompetenti musicalmente, perché non siamo sicuri di poter dare un giudizio formalmente corretto. Una canzone che ha obbligato il pubblico a votarla, per il tema mai trattato in una manifestazione canora, nuovo e fatalmente polemico, triste, un tema che punta al buonismo e al sentimentalismo. Ma in uno stile giovane, che se non lo voti vuol dire che non hai capito niente della musica moderna, che non è solo per giovani, è per tutti, e se non lo voti sei vecchio, vecchio, vecchio, perché questo è il futuro. E se non lo voti vuol dire che non ti interessi dei problemi della nostra società, che sei insensibile ai drammi dei malati mentali, che vengono torturati in queste stanze microscopiche, che perdono il contatto col mondo, e lui ha sollevato il dolore che provano, ha mostrato al mondo cosa succede nei manicomi, quindi votalo.
Scusatemi, a tratti sono cinica, sono consapevole che qualcuno potrebbe pensarlo. Ma per quanto mi sia simpatico Simone, il Ricciolino nostro, per quanto io sappia della carica creativa che lo spinge a comporre musiche e testi, per quanto lo trovi un promettente giovane autore, scusatemi ma quella canzone è stata sfornata per commuovere, impietosire, vincere. Se non avesse vinto, avrebbe fatto la vittima, probabilmente paragonandosi agli incompresi delle case di cura, che non sono liberi di esprimersi, e sono migliori di molti di noi. Che poi la canzone in se non sarebbe neanche male (anche se, in effetti, evolvere la musica di fondo in un festival della canzone sarebbe stato opportuno), ma quel finale col suicidio… col volo dalla finestra, lui che finalmente libera le sue emozioni e il suo corpo, e vola… lì veramente sfioriamo il patetico, dai. Ed è commozione sparata in faccia, obbligata e indotta - non evocata, ma appositamente posizionata alla fine della canzone, il momento cruciale, il dramma. È il pathos, il momento della lacrima, oddio questo ragazzo ha detto la verità, siamo stati tutti ciechi fino a questo istante. Applausi scroscianti (esiste un altro aggettivo per applausi?) e vittoria in tasca, perché lui lo sapeva, era lì apposta, se non mi fanno vincere io comunque passo per quello buono e loro per i cattivi. Ricordo Annalisa Minetti, e mi vengono i brividi. Terribile, a me ste cose non sono mai piaciute. Ma l’importante è che se ne parli, e se ne parla.
Credo che in fondo la canzone di Cristicchi mi sarebbe anche piaciuta, perché dai non fa così schifo dopo tutto, ma non a Sanremo dai, non portata per vincere. Non portata come un inno forzato al sentimentalismo, questa cosa non mi passa. Quella stessa canzone, ascoltata per radio, promossa come personale manifestazione di dolore, di comprensione, di vicinanza a un uomo che soffre, forse mi sarebbe piaciuta di più. È il contesto di Sanremo che l’ha resa detestabile, patetica, insulsa. Un contesto credibile quanto un santino con la faccia di Giuda. Ma sono idee mie, non voglio convincere nessuno di questo, tanto meno lanciarmi in discussioni, polemiche, digressioni storiche.
Lo so, mi faccio trascinare dai miei preconcetti, quando ho un’antipatia è difficile che quella persona mi stupisca positivamente. Così era per la commovente Minetti ed è per il deludente Cristicchi e per la scialba Hunzicker, per dirne una, che mi sta sul groppone come una cozza mandata giù intera. Mi faccio spesso trascinare, nei miei commenti, da idee che mi sono fatta e che, conoscendomi meglio di quanto sperassi, so non cambierò mai. Oh, io la Hunzicher non la posso vedere, per me non sarà mai una presentatrice. Finché non la smette con quelle facce ipocrite e quei sorrisi falsi non mi piacerà mai. Non l’ho mai potuta vedere. Arrampicatrice. Noiosa. Bah.
Una canzone secondo me splendida (anche se ammetto di non averle sentite proprio tutte) è quella di Daniele Silvestri, arrivata terza quindi dopo il secondo posto di Al Bano, che Dio ci salvi per questa bestemmia, Don Marco prega per noi. CVD, come volevasi dimostrare, la canzone che piace a me non vince. Ma scommetto che avrà successo, lo sento. Silvestri non sbaglia un colpo. E’ geniale. La canto da mattina a sera, la paranza... la paranza... ponza... stronza... na na na na na na...

Non riesco ad essere una popolare in questi casi, e non è per bisogno di sentirmi alternativa o per distinguermi dalla massa. Proprio non ce la faccio a farmi piacere quelle musiche da Festival della Canzone Italiana. La canzone di Cristicchi, quella precisa canzone, era scritto che avrebbe vinto, perché se non la voti sei un insensibile, e la massa pur di dimostrare sensibilità avrebbe votato quella canzone anche cantata da Marylin Manson. Ti costringe a votarla perché se non la voti dai, non hai capito niente, non hai cuore. Io non ce la faccio. Piuttosto voto il toupè di Baudo come nuova rivelazione.

La mia canzone preferita, però, l’ho già scelta. Perché sono una nostalgica, perché ho le mie simpatie, perché ammetto i miei pregiudizi, i miei limiti e le mie limitazioni, innati come per tutti quanti, ma che non rientrano nel sentimento massificato indotto, perché c’è qualcuno che mi piace per principio perché piace a me, e mi interessa che piaccia solo a me. E questo è Paolo Rossi, ed è Rino Gaetano. E siccome amo sia Paolo Rossi che Rino Gaetano, la canzone che per me ha vinto Sanremo quest’anno è la sua. Un omaggio a un uomo che ha fatto la storia della musica, raccontata e cantata da un uomo che non ha bisogno di stupire per stupire. Non so se mi spiego. Va beh. I miei pregiudizi e i miei preconcetti sono innanzitutto miei, e me li godo, e mi crogiuolo come un pollo in umido nella mia salsa di pregiudizi tutti miei. Che mi piacciono un sacco, e mi rendono molto Silvia. In conclusione: Cristicchi speriamo per la prossima, Silvestri sei sempre il migliore, Paolino grazie da parte di tutti gli amici e i fan di Rino. Punto.

Alla prossima non-recensione musicale cercherò di essere più obiettiva. Promesso.


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