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Friday, March 09, 2007 - ore 12:29


Amore
(categoria: " Amore & Eros ")


Si usa questa parola per descrivere sia i rapporti uomo-donna che quelli madre-fìglio, bambino-genitore, io-genere umano. Giustamente, perché tutti questi rapporti fanno parte di uno spettro continuo.
Quando si parla di relazioni sessuali ci sembra giusto usarla per descrivere tutti i rapporti caratterizzati da tenerezza, rispetto e attenzione reciproci: da un rapporto di interdipendenza assoluta, nel quale la morte di uno dei due mutila l’altro per anni, a una piacevole notte d’amore passata insieme. Tutti i livelli intermedi sono amore, sono parte dell’esperienza umana e vai la pena di viverli. Alcuni soddisfano le esigenze di una persona, altri di un’altra, altri ancora della stessa persona in momenti diversi. E questo il vero, grande problema dell’etica sessuale, ed è fondamentalmente un problema di conoscenza di sé e di comunicazione. Non si può partire dal presupposto che la propria "concezione dell’amore" sia accettabile o vada bene a qualunque partner; non si può partire dal presupposto che questa concezione non cambierà in modo imprevedibile per entrambi nel corso di un rapporto d’amore, non è possibile conoscere se stessi alla perfezione. Se si vogliono avere rapporti d’amore bisogna correre questi rischi e non contare soltanto sul fatto di fare o meno l’amore insieme (anche se questa è potenzialmente un’esperienza cosi totale da giustificare l’enfasi conferitale dalla tradizione popolare, che la ritiene il punto centrale di qualunque rapporto d’amore), A volte due persone si conoscono molto bene, oppure pensano di aver risolto la maggior parte dei loro problemi discutendoli, e può darsi che sia cosi. Ma anche in questo caso, se la si vuole definire con il nome di amore, deve trattarsi di un’esperienza potenzialmente aperta a tutte le possibilità. La tradizione ha tentato di ridurre i rischi formulando una serie di regole morali, che però non funzionano in tutti i casi. E non sono nemmeno molto utili per classificare i lati positivi dei vari tipi di rapporto. Il sentimentalismo romantico ha fatto si che un’intera generazione considerasse l’ "amore" una specie di offerta totale di sé fatta da un individuo a un altro. In epoca più moderna, alcune persone si sono rivoltate contro questa logica (per esempio Casanova) e si sono poste il problema di non avere problemi, non accettando le aperture e i rischi di un rapporto reale fra individui. Se l’amore sessuale può essere (ed è) l’esperienza umana più importante, è chiaro che deve comportare anche qualche rischio. All’amore dobbiamo i momenti migliori e peggiori della vita.
In questo senso è un po’ come l’alpinismo: le persone troppo paurose non riescono a sopportare l’esperienza; quelle più equilibrate e coraggiose sono disposte ad accettare i rischi in cambio delle ratificazioni, ma si rendono anche conto della differenza tra questo comportamento e la consideratezza. Per di più l’amore coinvolge anche un’altra persona, che pure rischia. Bisogna almeno preoccuparsi di non sfruttarla, di non farle del male (non si porta un novellino a scalare una montagna per poi lasciarlo a metà strada quando le cose si fanno difficili).
La soluzione non sta nemmeno nell’assicurarsi il consenso del partner all’inizio. Ci sarebbero molte cose da dire in difesa del concetto vittoriano di non comportarsi da "mascalzoni" ("persone prive di sentimenti elevati e onesti"). Fra l’altro, le mascalzonate non sono caratteristiche specifiche di un sesso. Il matrimonio fra due persone senza scrupoli, che tendono a imporsi, e a sfruttarsi a vicenda, non è amore.



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