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I fiori del male

Manuale di floricultura. Come salvare i fiori malati.

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la gente della mia età andare via, ma non lungo strade che non portano mai a niente, è che si è semplicemente persa...

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PARANOIE


1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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perchè è la prova che gli dei sono benevoli verso gli esseri umani

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fatyna87 perchè le identità possono anche essere diverse ma la tua bellezza è unica ed infinita

tasha79 perchè per essere seri c’è sempre tempo: tempo perso tra l’altro

legionario un guerriero in terra straniera

trilly86 che per bellezza non sfuggì all’invidia di Venere: così punita fu fatta interista

okki verdy perchè prima o poi Godot passa

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ebe che è quasi bella come la trilly ma un po’ più strana




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Saturday, March 10, 2007 - ore 04:50


Finis terrae
(categoria: " Vita Quotidiana ")


<< Complimenti davvero per la tua performance: affascinante e capace di rapire tutti. Da vero dandy. Chissà però che non sia una posa… >> furono le sue parole, dolcissime, come il frutto proibito dai medici ai pazienti diabetici, e acuminate, come le frecce di Guglielmo Tell pronte a colpire sopra la testa del figlio.
<< L’essere naturale è semplicemente una posa, la posa più irritante che conosca. >> replicai << E a me le cose irritanti non piacciono affatto. Comunque, madame, voi avete il piacere di sapere con chi state parlando. Potrei avere lo stesso onore? >>
<< Irene, monsieur. Sono Irene. E il piacere lo lascio a voi… >> sussurrò nella sua bellezza sofisticata e orgogliosa.
Irene. Pensai che non era Beatrice, ma forse, in fondo, era meglio così: Beatrice ricordava troppo l’Alighieri e, come si sa, non è che il ghibellin fuggiasco, al di là di una Commedia in versi, ci abbia ricavato poi molto. D’altra parte, i nomi sono conseguenze delle cose e se uno si chiama Dante non può che offrire al mondo un’opera immortale, ricevendo in cambio ben poco. Se non l’esilio e del pane troppo salato.
Le sorrisi, invitandola con me nella sala del rinfresco per bere e mangiare qualcosa.
Quando arrivammo la tavolata imbandita era pressoché vuota:
<< Incredibile, neppure dieci minuti e hanno già ripulito tutto. Tutto il ben di dio è sparito. Forse è per questo che esiste l’ateismo >> le dissi << Speriamo non si siano fatti fuori anche il Cristal. >>
Il Cristal, grazie a dio, c’era ancora: è per questo che sono fondamentalmente agnostico. Non sai mai cosa aspettarsi: spariscono le tartine, ma rimane lo champagne; il male sembra trionfare, ma poi scopri che è invece il bene a scacciare il male. Soprattutto se c’è da bere e soprattutto se ci bevi sopra: amor (bibendi) omnia vincit. Come diceva Coso.
O come diceva Orazio: nunc est bibendum.
E ogni attimo è buono per brindare: la caduta di un tiranno o una vita in caduta libera, una promozione sul lavoro o la retrocessione in B della Juventus, la nascita di un amore o la sua fine (dopo anni che era impegnata potrete ora farvi avanti e giocarvi le vostre carte), un viaggio a Parigi, perché Parigi val sempre bene una messa. Se poi vi chiamate Enrico IV è d’obbligo.
Tornai con una bottiglia e due bicchieri: la personalissima Trinità di un poeta pagano. Anche se sarei stato più incline – pensai - al politeismo delle bottiglie: tanto che mi frega? Pagano gli altri, questa volta: paga la casa editrice.
Brindammo e parlammo, d’amore di morte e di altre sciocchezze, parlammo di Guccini e di Gucci, parlammo di scarpe e vestiti , dentifrici e creme idratanti, dell’Idra dalla sette teste e delle borsette color testa di moro: parlammo del Moro di Venezia e della sua gelosia. Parlammo un po’ di tutto e di niente, parlammo del nulla e di Heidegger. Il nulla nulleggia.
Che cazzo avrà mai voluto dire?
Parlammo e bevemmo. Bevemmo e parlammo.
Il tempo s’era fermato. Sul bello.
Come una giornata di primavera in cui il mondo rinasce: e gli occhi verdi di Irene erano il simbolo di quella rinascita, di quella bellezza che esplodeva a nuova vita.
Ma il tempo è anche un inganno, non sempre però. Insomma è relativo, perché ad esempio il vino invecchiando migliora: in conclusione, il tempo è relativo, come insegnava Alberto da Princeton.
Provate a stare un’ora con la mano su un termosifone bollente o provate a passarlo con una donna bellissima a bere Cristal: capirete quanto cambia, quanto può essere veloce la lancetta sul quadrante. E allora capirete che non si era fermato o se si era fermato era solo un inganno. Uno scherzo. Relativamente divertente, anzi per nulla.
Così il tempo ci prese in giro e così la persi, così se ne andò, con la sua bellezza e il mio numero di telefono, così mi abbandonò quella vanità di splendore alla speranza di un nuovo incontro, alla speranza di un futuro che non poteva non comprenderla.
Quel pomeriggio, insomma, si chiuse così, finì come la bottiglia di Cristal che avevamo bevuto assieme. A me dispiace quando le cose finiscono, quelle belle specialmente. E’ il motivo principale per cui non mi sono ancora suicidato.
Erano le cinque. L’ora più triste per il poeta spagnolo Garcia Lorca.
Le cinque. L’ora del pre-aperitivo. Per me e per i miei amici.

(capitolo finito. Ca va sans dire)


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