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Sunday, March 11, 2007 - ore 13:58
Da piccolo (parte 1).
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da piccolo ero presuntuoso. Molto più di adesso intendo... E aggressivo. Sempre più di adesso. Per una qualche ragione, pensavo che il mondo mi dovesse sempre tutto, dal rispetto alla riconoscenza (chissà per cosa poi?).
E poi avevo questa fissa del desiderio di volare. Ogni mio pensiero, ogni mio sforzo erano volti a questassurda aspirazione... Tuttti i bambini hanno pretese assurde, ma in genere la cosa scompare nel giro di poco tempo... io credo di aver abbandonato la questione non prima dei dodici anni... Una volta, in gita a Padova, ho perfino chiesto a SantAntonio che mi donasse il potere di volare come i supereroi, pronto ad accendergli un cero o a portargli uno di quegli assurdi cuori dargento che fanno la fortuna degli ambulanti. Con scarsi risultati. Tuttavia da allora sono rimasto in buoni rapporti con il Santo, un po per via delle partite a calcio sul piazzale, un po perchè è uno dei miei personaggi di fantasia preferiti.
Una volta, in quarta elementare credo, con la complicità di un amico cui avevo fatto credere di essere immune alle ortiche (non sarà un grande inizio, ma è pur sempre un superpotere!), avevo ideato e confezionato un costume da supereroe, pronto a vigilare sulla mia scuola durante la ricreazione (meglio partire da poche pretese!). Al suono della campana, infilata la maschera e il mantello, ero pronto a percorrere i corridoi, generando in chi mi guardava un misto tra schifo e ilarità. Damn! Dovè il rispetto? E la riconoscenza?! Dannati voi! Ma va bene: un supereroe non deve essere per forza amato... Anzi, è giusto che venga frainteso!
Il fatto di essere riconosciuto dalla maestra, nonostante la maschera, mi sembrava molto meno giusto. Dovetti interrompere la mia carriera di supereroe, un po perchè avevo delle motivazioni ideologiche non proprio convincenti ("Come sarebbe a che serve un supereroe?!?!"), un po perchè il mio amico/complice, insospettitosi dai miei insuccessi, mi porse unortica per testare i miei poteri. Passai il pomeriggio con le mani immerse nel latte, per alleviare il dolore. Poi appesi il mantello al chiodo.
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