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"Diario di una paziente" (Tonina Facciani) e "Con il cuore leggermente indolenzito" (Claudia Priano). E ancora gli scritti della S. Teresa de Jesus che non manca mai

HO VISTO

una rondine che ogni mattina si viene a posare quasi sul davanzale della mia finestra. E’ bellissima, fiera, con quei colori stupendi. Le rondini NON sono nere!

STO ASCOLTANDO

Molta musica, come sempre


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

avere un posto dove mettere tutti i miei strumenti, un posto dove chiudermi quando ne ho voglia e suonare suonare suonare

una montagna da scalare!

STO STUDIANDO...

ebbene si, non sembra ma sto studiando

OGGI IL MIO UMORE E'...

un po’ lunatico come sempre ma SU

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Wednesday, March 14, 2007 - ore 09:54



(categoria: " Riflessioni ")


Il tuo nome è una vecchia ferita che giace profonda
e la sabbia ha coperto il passaggio di fiamme e furori
tutto sembra pulito e quieto a vederlo da fuori
tutto sembra finito
Ho trovato il tuo nome sul manico di una valigia
era scritto in corsivo e pendeva di lato
come un albero al vento piegato
Da lontano il nodo non cede per niente
un serpente che stringe e respira
anche quando mi nomini a mente si sente
Da lontano quel nodo non cede non molla
come colla ogni giorno più dura
anche quando mi nomini a mente si sente
La lontananza sai è come il cielo distanza così grande che non serve l’aereoplano
ma questa leggerissima farfalla sulla mano
fa rivivere il pensiero delicato messaggero
La lontananza sai è come il mare fermo sulla riva con un vaso da riempire
distanza così grande che è difficile spartire
tra chi ha fede di aspettare e chi vuole sparire
Non c’è stato un momento preciso nemmeno un saluto
un regalo sbagliato uno sguardo d’intesa
mi hai lasciato in cucina un biglietto scaduto
Da lontano quel nodo non cede per niente
un serpente che stringe e respira
anche quando mi nomini a mente si sente
Da lontano come in volo
una stella distante e lucente
anche quando mi nomini a mente si sente
La lontananza sai è come il cielo distanza così grande che non serve l’aereoplano
ma questa leggerissima farfalla sulla mano
fa rivivere il pensiero delicato messaggero
La lontananza sai è come il mare distanza che è impossibile da dire
inutile varcare si immagina e ti impone di aspettare
Da lontano tu rimani
come i segni che mi scavan le mani
anche quando mi nomini a mente si sente

Ho sentito questa canzone e me ne sono subito innamorata.
La dedico a tutti quelli che sono lontani... per scelta loro, per scelta mia, per scelta di nessuno.
A tutti voi che vi siete allontanati da me, o forse non siete mai stati vicini. La lontananza fa bene a volte.. rafforza i legami.
E forse sarebbe utile prendere ogni tanto le distanze da tutti, e anche da noi stessi. Allontanarsi talvolta fa bene, per scoprire che niente è dovuto, per recuperare la bellezza del quotidiano che troppo spesso diventa grigia abitudine.
Anche nelle piccole cose, non sopporto l’abitudine. Sempre per lo stesso motivo: la ricerca affannosa e faticosa della verità, a qualunque costo, e l’inseguirla dopo averla scorta e trovata. Un viaggio che nella vita non finisce mai, perchè se dovessi un giorno sentirmi "arrivata" allora la vita potrebbe finire. Ho bisogno di sentirmi sempre in movimento, sempre in cammino, sempre in ricerca.. di cosa? di chi? di.. Dio. O almeno credo.
Questa mia perenne inquietudine spaventa chi mi vive accanto, chi condivide con me questo cammino che è la vita.
E lei, compagna silenziosa eppure tagliente, ha creato il vuoto intorno a me. Ma sono sempre più convinta di questa frase:
"meglio essere aquilone che un patetico pagliaccio" (Marco
)
Un aquilone che aspetta il vento giusto per levarsi in aria, un aquilone che giace steso sulla spiaggia, distante dal mare che altrimenti lo inghiotterebbe. Ma l’aquilone da solo col vento non può far niente. Al massimo verrà sollevato e sbattuto di nuovo a terra, più in là.
Ma un giorno arriverà un bambino che prenderà per mano quell’aquilone e correrà a piedi nudi sulla spiaggia.

Passeranno giorni felici, ore e ore a cercare di volare insieme, l’aquilone su in cielo, e il bambino a guardarlo, puntando gli occhi verso l’alto.
L’aquilone imparerà a volare, e il bambino imparerà a guardare in Alto, a lanciare lo sguardo verso il cielo, e capirà che non può farne a meno in ogni vicenda della sua vita.
Quel bambino un giorno lascerà andare il filo, per una fatale distrazione. L’aquilone volerà via sospinto dal vento, e il bambino piangerà lacrime amare per aver lasciato andare il suo compagno di giochi. L’aquilone si sentirà abbandonato a se stesso, in balia dei venti. Avranno paura entrambi.
Un giorno il bambino diventerà uomo. Vedendo un altro bambino sulla spiaggia che gioca come giocava lui, con un aquilone, si ricorderà di quell’avventura. Guarderà a ritroso la sua vita... e guarderà il Cielo. Ecco, in quello stesso momento capirà che senza il suo amico aquilone non avrebbe mai imparato a guardare il cielo, e avrebbe camminato una vita a testa bassa, ripiegato su se stesso. Improvvisamente sentirà piangere: è il bambino della spiaggia che ha appena perso il suo aquilone in aria, l’ha lasciato andare inavvertitamente! E la storia continua, si ripete... ed ecco un’altra persona che crescerà guardando al Cielo... chiedendosi se fosse stato lo stesso senza quell’aquilone...

vorrei tanto essere quell’aquilone... per far sì che gli altri, guardando a me, puntassero il loro occhi verso il Cielo.


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