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Thursday, March 15, 2007 - ore 12:36


Piccole storie comuniste
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il comunismo è male, ci hanno insegnato.
Il comunismo è come il nazi-fascismo, ci hanno detto.
Chi perchè di destra...
Chi perchè cattolico...
Chi perchè realista.

Sì, va bene, l’idea stessa della società socialista può esistere solo se applicata su scala mondiale, tanto più nel mondo odierno.

Io ho una vaga impressione...proprio vaga...

Che chi si scaglia lancia in resta contro il comunismo (lo uso come termine complementare E alternativo a socialismo)...NON NE SAPPIA UN CAZZO.

Soprattutto chi si lancia in improbabili paralleli tra nazi-fascisti e comunisti.

Non son socialista, per come è inteso oggi il termine, ma lo sarei probabilmente stato un secolo fa’.

Se avete tempo, vi lascio tre storielle divertenti e rivelatorie, forse, prese dalle fonti più varie.


Storiella 1: da "I quaderni del carcere", di Antonio Gramsci.

SULLA POVERTA’, IL CATTOLICESIMO E IL PAPATO

Un operaio cattolico francese diede questa risposta, all’autore del libro "Ouvrieres et Patrons" (operai e padroni), opera premiata nel 1906 dall’Accademia di scienze morali e politiche di Parigi, in cui si asseriva che lo stesso Gesù Cristo prevedeva l’esistenza, nella storia, di ricchi e di poveri:
"Vuol dire che lasceremo almeno due poveri, perchè Gesù Cristo non abbia ad aver torto!"
Gramsci poi evidenzia come la proprietà fondiaria sia considerata parte integrante di quel "diritto naturale" che non prevederebbe la redistribuzione del reddito ( e nemmeno i matrimoni tra i gay, postilla Ruini), e come l’ordine sociale sia stabilito da Dio, e sia immutabile, sempre secondo la dottrina cattolica, che vede nell’elemosina un elemento centrale...e non esiste l’elemosina, senza un povero a cui farla, da cui discende l’idea della Chiesa di Roma che la questione sociale sia in fondo religiosa e morale, e non economica.(Stronzi).


Storiella 2: Fonte "Piccola Pietroburgo", brano degli Offlaga Disco Pax

LA STATUA DI LENIN

Qualche anno fa’, a Civitavecchia, nel Lazio, una statua della Madonna prese a lagrimar sangue, e tutti gli organi di stampa gridarono al miracolo, e vescovi sancirono la natura divina di quelle lacrime, consentendo all’industria del sacro di lucrarci sopra.
A Cavriago, vicino Reggio Emilia, in Piazza Lenin, un busto di Lenin prese a lagrimare, colto da sgomento per l’imbecillità umana, e uno degli organi di stampa del Partito Comunista Russo, la Pravda, descrisse la scena con toni epici e malinconici:
"Nei pressi di Reggio Emilia, in Italia, una bruna statua del compagno Lenin, colta da insolito sgomento per l’imbecillità umana, ha iniziato a piangere lagrime bianche, come le navi del porto di Arcangelo".

A Cavriago da sempre Lenin è sindaco onorario del paese, e nessuno se ne vergogna. Le percentuali bulgare con cui la giunta di sinistra(senza centro) è stata eletta sono frutto della libera scelta dei cittadini, e secondo i dati degli ultimi tre censimenti Istat, Cavriago è uno dei sette comuni italiani in cui la povertà non esiste più dal 1981. (nel senso che non uno dei suoi 9000 abitanti si trova in condizioni di povertà, così come definite dall’Onu).



Storiella 3: Fonte "L’epopea di Kronstadt", di Israel Getzler

KRONSTADT

Kronstadt è il porto militare di San Pietroburgo, alla foce della Neva, e fu uno dei principali motori delle rivoluzioni russe, sin dal 1906 e dai famosi moti che coinvolsero a sud, nel Mar Nero, la corazzata Potemkin. Nel 1917 il Soviet degli operai e dei soldati prese il potere nella piazzaforte, e si sottomise al Soviet di San Pietroburgo, per qualche mese. Ma non durò a lungo.
I soldati, i marinai e gli operai di Kronstadt davano un’interpretazione radicale del comunismo, inteso come forma estrema di democrazia diretta. Mal sopportavano le ingerenze esterne nell’amministrazione della base e dei terreni intorno ad essa, e non capivano l’alleanza, anche solo momentanea, con alcuni elementi della borghesia, che negli anni precedenti li avevano umiliati e martirizzati.
Fondarono una repubblica sovietica autonoma, e il soviet di San Pietroburgo, per ordine di Lenin, nel 1921 inviò Trotskij e le sue truppe, le più fedeli alla rivoluzione, a combattere contro chi non accettava il centralismo autocratico del partito bolscevico, ma ne abbracciava comunque gli ideali. Fu un massacro, nemmeno troppo rapido. I sopravvissuti ai combattimenti finirono in Siberia, ai lavori forzati, per aver creduto che un socialismo diverso fosse possibile.

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