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shaula, 32 anni
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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Sunday, March 18, 2007 - ore 11:24


Festismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siccome, come dicevo qualche giorno fa, mi si è laureata la creatura, sabato scorso abbiamo festeggiato con un’abbondante paella (palella per gli amici), mozzarelline e olive ascolane, peperoni ripieni fritti. I quali, infidi e bastardi, mi hanno resa catalizzatore d’attenzione per una involontaria e ben piazzata macchia, che mi è valsa il trono di “prima macchiata della serata”. Questo perché non sono stata l’unica, visto che l’altra mia creatura ha ben pensato di macchiare gente sparsa, e il mio uomo si è violentemente sbrodolato di rosso, ma di nascosto, perché si vergognava a dire che è come me, e forse peggio, e che Dio li fa e poi li accoppia, a volte male.
Insomma, dopo la cena e dopo la rilettura del papiro siamo finiti in discoteca. Sì, io in una discoteca, questa in particolare si chiama Amami. Tralascio l’iniziale imbarazzo, le presentazioni con bancone, luci, camerieri. Buonasera, io sono una discoteca. E io già ti odio, piacere di conoscerti, ma sappi che non sarei mai arrivata da sola, di mia spontanea volontà. Tranquilla, a me non frega niente di te, a te non frega niente di me, l’unica cosa è non boicottarsi a vicenda.
Diceva, ma mi ha inculata, perché è stato subito disastro. Già sono intollerante di mio a posti come quello, i fatti poi non sono stati d’aiuto al favorire la mia pacificazione con le discoteche. Lo scontro fra una indemoniata Dany alla ricerca di un bagno e un avventore con iniziativa d’amor cortese ha provocato una valanga di caipiroska fragola sul MIO cappotto nero. Sul mio, non su quello di lei, né su quello di lui. Il boicottaggio era solo all’inizio.
Gente ammassata per ordinare da bere a un biondo tinto con la ricrescita, ragazze semi nude che ballavano sopra la consolle, ragazze semi nude che ballavano davanti ai bagni, ragazze semi nude in atteggiamenti saffici in qualsiasi angolo del locale, ragazze semi nude punto. Io in confronto sembravo sbarcata da un tour in Alaska. La cosa non è stata poi così drammatica, ne avevo sentito parlare, ma mai le avevo viste dal vivo quelle bagascione ignobili. E succede che se un ragazzo va lì a conoscerle, o si espone in avance, lo mandano via indispettite. Hai messo la merce in vetrina, troia, non puoi adesso nascondere tutto. Va beh.
E poi vogliamo parlare della consumazione obbligatoria di 8 euro ho detto 8 euro? Decisamente eccessivo. Io poi in posti simili prendo birra in bottiglia, per andare sul sicuro, non mi fido più dei pestati nei locali affollati, non li fanno a regola d’arte, e le birre solitamente sono acqua sporca. Ho una mia personale teoria per tutto (eccesso di autostima e di egocentrismo?), e mi fido solo della mia esperienza. E ne vale la pena.
Grazie al cielo il DJ era un nostro amico, e nonostante la musica del cazzo che lui adora suonare (la sua amata house per me era, è e rimane spazzatura) ci è passata bene, con saluti al microfono, congratulazioni alla dottoressa e dediche. In ogni caso, la musica ha continuato a nausearmi, e mi nauseavano anche quegli scalmanati avventori che si dimenavano tarantolati sopra i tavolini, con lo sguardo perso, in estasi suprema, mentre i loro organi interni tamburellavano una melodia di fondo fatta di bassi elettronici e rutti. C’era una donna di una certa età, che ballava con la stessa anca ondeggiante tutte le canzoni, dalla dance al revival, dalle Scissor Sisters a Battisti a Vasco a Corona. E con la stessa faccia cretina, ovvio, me ne stavo dimenticando: gli occhi socchiusi in una visione mistica, o forse per via di qualche pastiglietta.
Ho tentato di avvicinarmi alla conoscenza della fenomenologia da discoteca, ma è una delle discipline più complesse che si possano impartire, o almeno tentare di insegnare, a un giovane moderno. Credo sia come la matematica. Ci sono quelli che ce la fanno alla grande, quelli che non annegano, quelli che sopravvivono discretamente, e quelli che proprio non ci son fatti. E io non ci son fatta. Lavorarci è un altro conto, quello mi viene benissimo, ma da cliente è tutto più difficile.
Parlerò del mio caso perché non mi piace generalizzare senza aver effettuato studi approfonditi. Dico, io mi sento a mio agio in un luogo solo se mi sento a mio agio. Che di per se è una troiata, ma vale la pena ascoltarla. Quando entro in un locale nuovo è questione di pelle. Se trovo qualche elemento casalingo, qualche parete in cui sostare gli occhi per pensare, qualche faccia interessante, allora il locale può rientrare nella mia lista “posti in cui posso entrare”. E all’Amami l’altra sera c’erano 2 miei amici che lavoravano, e conoscevo il DJ. Detto questo, il posto e la clientela media facevano così impressione che non mi sarei potuta sentire a casa neanche con una cucina e un grembiule addosso.
La discoteca funziona per due motivi: basta muoversi, e la gente si muove. E basta gridare, perché quando c’è un pezzo che minimo il 40% della popolazione locale conosce, devono gridare tutti, parole sconclusionate senza senso, ma gridando, con le mani in alto.
E cosa succede in quello schifo? Che ci casco. E ci sono cascata, perché l’hanno messa sul sentimentale. C’era Rewind, e quel particolare pezzo mi ricorda quando lavoravo al Bulli e lo mettevano chiamandomi a gran voce al microfono, e una volta me l’hanno fatto cantare (non è vero, mi sono impossessata del microfono). E poi Urlando Contro Il Cielo, che anche se detesto Liga è una canzone che amo, e che mi porta a una mezza dozzina d’anni fa (cavolo è passato così tanto tempo) quando in macchina di Ale tornando dal Borgo si metteva Liga a manetta, e tutti e 5 a gridarla facendo saltare i finestrini.
E quindi quello che ho detto prima vale meno, perché ho ballato e cantato come gli altri. Ma meno, solo un paio di volte. E con 50 Special dai, perché a quella non posso proprio resistere. Sono una cazzona, eh?


...e adesso fotoooo!!!

La mia creatura laureata




L’altra mia creatura



La Macchia, con la M maiuscola.
[Maury: "Che impressione amore, sembri in allattamento"]



Dopo la macchia - obbligata a togliere il punto di grigio che avevo messo per sdrammatizzare il nero e abbinare i miei stivali nuovi grigi, cavolo!!!



Con Davide, ricordando El Diablo



Mio moroso e il moroso della mia creatura (l’altra) che, vestiti compagni, sullo sfondo giallo dell’osteria stavano che era uno spettacolo



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