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ORA VORREI TANTO...







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1) baciare la persona che ami e fermare il tempo così le due anime ne diventano una sola.
2) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
3) fermarsi a guardare la natura meravigliandoci della potenza che l'ha creata e la fa sopravvivere
4) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
5) lasciar passare il tempo..x arrivare a pensare ad una storia finita...con un sorriso..





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Thursday, March 22, 2007 - ore 13:15


selezionato per voi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho scelto un altro episodio da “Il libro nero dei primi appuntamenti”. Spero vi farà divertire…sono graditi commenti!!
Tratto dal capitolo “quando la famiglia è di troppo”.

Da quando io e mia sorella ce ne siamo andate dalla casa dei nostri genitori possiamo fare affidamento su delle cose: tutte le volte che finiamo le provviste papà ci spedisce dei soldi e tutte le volte che abbiamo un appuntamento con un ragazzo la mattina dopo ci chiama la mamma.
Nel pieno dei suoi vent’anni mia sorella viveva a New York. La città corrispondeva in pieno ai suoi sogni: un piccolo appartamento ben organizzato nella Hell’s Kitchen, attrezzato con delle sedie a sdraio sul tetto, le imitazioni di abiti e accessori di stilisti di moda esposte nei parcheggi deserti e un gran numero di personaggi famosi che si bevevano tranquillamente il latte macchiato nel baretto del quartiere. Fece sua la città e quando compì ventisei anni era diventata cinica, perfettamente immersa nel suo elemento e alla testa del gruppo.
Incontrò Mattew tramite un suo ex fidanzato. Era un ragazzo carino, niente di più. Ma essendo lei un’accanita sostenitrice dell’importanza di tenere i feromoni in attività, acconsentì a uscire con lui un paio di volte.
Un venerdì sera, mentre si stava preparando per uscire, il telefono squillò. Era nostra madre.
“Che cosa fai stasera tesoro?” le chiese.
In preda ad un attacco di follia, mia sorella le disse la verità. Non c’è niente al mondo che mia madre ami di più che ficcare il naso nella vita sentimentale delle sue figlie. “Quanti anni ha? Come l’hai conosciuto? Che cosa fa? Chi sono i suoi genitori? Com’è fisicamente?”.
“Mà, non è il caso che t scaldi. Non è una storia importante, non so neanche perché ci esco. È noioso ed è pure troppo basso. Sì, è carino, ma non è scattata la scintilla.”
Mia sorella riuscì in qualche modo a concludere la conversazione, dopo essersi sorbita un paio di consigli non richiesti tipo “non vestirti di nero come al tuo solito” e “mettiti dei collant contenutivi”.
Ignorò il primo, ma seguì il secondo.
Alle otto di sabato mattina, mentre stava studiando come togliere il braccio da sotto il collo di Mattew senza svegliarlo, squillò il telefono. Lasciò partire la segreteria telefonica.
“Ciao tesoro” la voce di nostra mamma risuonava allegra per la stanza. “Ti sto chiamando per sapere com’è andato il tuo importante appuntamento di ieri sera. Spero che tu gli abbia dato una possibilità. Il fatto che sia basso non significa che non possa essere quello giusto. Che cosa ti sei messa? Ti prego, non dirmi che ti sei vestita di nero, amore, non sai come ti donano i colori! E ringraziamo Dio che esistono i collant contenutivi. Sono sicura che sei fuori a correre, ma chiamami appena torni così mi racconti un po’di Mattew. Ti voglio bene. Ciao. Bacio.”
Mia sorella (che non ha mai corso in vita sua) ora ha un telefono con l’identificatore di chiamata.





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