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4) Dimenticare
5) Pensare continuamente ad una persona....anche se è quella sbagliata...
6) essere lasciate per colei ke secondo lui era solo e semplicemente il passato
7) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.

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1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
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3) lasciar passare il tempo..x arrivare a pensare ad una storia finita...con un sorriso..
4) guardare negli occhi la ragazza con cui hai appena fatto l'amore, e scoprire che quel che è successo è piaciuto ad entrambi
5) Sentirti piacevolmente diverso dal mondo intero... unico ed irripetibile..
6) ...una persona che con un solo sguardo, un sorriso, una parola, ti fa stare bene...



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Thursday, March 22, 2007 - ore 14:18


Giornata dell’H2O (anche se non tutti in merito possono dire ho)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il nostro accesso all’acqua è un diritto condiviso con tutti gli altri popoli e con le future generazioni. L’acqua non appartiene a ciascuno di noi ma all’umanità: rispettiamola!


L’ACQUA NON E’ UNA RISORSA ILLIMITATA
L’acqua è una risorsa che in natura apparentemente abbonda. Circa i 3/4 del nostro pianeta sono coperti d’acqua, di cui il 97% è salata. Del restante 3% la maggior parte si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai. Quindi meno dell’1% è costituita da acque dolci idonee a sostenere la vita dell’uomo.

L’acqua pertanto non è una risorsa illimitata: è da tutelare e da utilizzare al meglio. Invece viene sfruttata oltre ogni limite di sostenibilità e viene inquinata, soprattutto nei paesi industrializzati. Con l’aumento della popolazione mondiale si prevede che nel 2020 saranno circa 3 miliardi di persone a "soffrire la sete". E’ questa una delle grandi emergenze del mondo, perché l’acqua è l’elemento base per la sopravvivenza.

L’acqua noi la beviamo e la mangiamo. Ma cosa c’è dietro a questi semplici gesti quotidiani?


IL NOSTRO QUOTIDIANO
Partiamo da noi, da casa nostra. L’acqua è considerarsi un vero e proprio alimento, per questo a sovrintendere ai controlli sulla qualità è l’Ufficio Alimentazione e Nutrizione di ogni singola ASL. Le analisi vengono effettuate dall’ARPAV, su campione semestrale scelto dall’ASL, e dall’acquedotto, quotidianamente.
Quanto detto riguarda chiaramente l’acqua del rubinetto, mentre l’acqua in bottiglia è oggetto di una disciplina giuridica molto meno rigida. Le acque minerali contengono spesso sostanze pericolose come arsenico, cromo, cadmio, nitrati e piombo in concentrazioni molto superiori a quelle ammesse per l’acqua di rubinetto. Eppure un italiano su due beve acqua in bottiglia, pensando che sia più sicura e salutare. Invece è solo vittima di pregiudizi e di un efficace marketing: l’unica cosa certa è che l’acqua in bottiglia è più costosa (330 volte più di quella di casa) ed arricchisce le aziende che per procedere all’imbottigliamento devono semplicemente chiedere una concessione alle Regioni, a cui pagano come corrispettivo un canone annuo, il cui ammontare si aggira intorno ai 500 euro. La commercializzazione delle acque in bottiglia, la quale dà vita a un business mondiale da 28 miliardi di dollari all’anno.
A tutto questo va aggiunto l’enorme impatto ambientale causato dalla produzione, dal trasporto e dallo smaltimento delle bottiglie: gli italiani in media in un anno consumano 88 bottiglie di acqua minerale in PET, conquistando così il triste primato europeo. E i costi dello smaltimento sono ovviamente sostenuti dalle regioni.
Opinabile è innanzitutto il principio di fondo: imprese private sfruttano falde e sorgenti che appartengono alla comunità vendendo a prezzo elevato ai cittadini una risorsa che già appartiene loro.

E NEL MONDO?
Il 40% della popolazione soffre di carenze idriche e quasi un miliardo e mezzo di persone non hanno accesso all’acqua.
Ogni anno nel mondo muoiono 2.2 milioni di persone per malattie derivate dall’acqua contaminata, 5000 sono bambini.
Conflitti dell’acqua si combattono a livello regionale, o a all’interno dello stesso Paese o della stessa comunità. Sono circa 50 le guerre nel mondo tra stati legate alla spartizione ed all’uso dell’acqua. Spesso la violenza politica nasce dalla contesa sulle scarse ma vitali risorse, ma molti conflitti sono celati o repressi. Chi controlla il potere preferisce far passare le guerre dell’acqua per conflitti etnici e religiosi.

ACQUA BENE PUBBLICO O PRIVATO?
Innegabile è lo stretto legame esistente tra acqua e sviluppo socio-economico-culturale testimoniato da secoli di storia, in cui la ricchezza d’acqua ha permesso la nascita di grandi civiltà.
Oggi però lo sguardo deve andare al futuro e non al passato per delineare quelli che possiamo definire i "due futuri possibili": quello dello sviluppo economico a tutti i costi e quello di un modello di sviluppo "altro".
La scelta di un’economia di mercato anche per l’acqua ha prodotto due effetti principali: l’inizio del processo di privatizzazione del servizio di erogazione dell’acqua potabile e la vendita delle acque in bottiglia.
La predazione finanziaria del settore di erogazione della risorsa è testimoniata dalla crescita esponenziale del numero di persone a cui l’acqua potabile è fornita da imprese private. Nel 1980 erano 300.000 gli utenti del servizio privato, oggi sono già 400.000.000 e si prevede che nel 2015 saranno 1.700.000.000. I servizi sono gestiti da S.p.a., le quali ragionano in termini di remuneratività dei capitali. Spesso la privatizzazione ha portato ad aumento dei prezzi a fronte di un peggioramento delle infrastrutture e della qualità dei servizi.
Comunque secondo questa logica chi non è in grado di pagare non ha accesso alla risorsa.

Anche nel nostro Paese la corsa all’oro blu è cominciata grazie a quanto previsto dalla Legge Galli (36/1994) e dall’articolo 35 della Finanziaria del 2001, il quale nello specifico prevede la trasformazione delle municipalizzate in S.p.a..
Ma l’art. 35 viola il principio di autonomia degli enti locali: Regioni e Comuni si sono mobilitati chiedendone lo stralcio. Anche la Commissione Europea è intervenuta con una procedura d’infrazione. In seguito a tutto ciò il governo non ha mai potuto dar vita al Decreto attuativo dell’art. 35, quindi non esiste alcun obbligo effettivo alla privatizzazione nel nostro Paese!!!

Chiave di volta: la cittadinanza attiva
I cittadini devono impegnarsi per il riconoscimento del diritto all’acqua opponendosi alla privatizzazione.


E che fare, da subito? Bere l’acqua di rubinetto. A casa e al ristorante.

Bibliografia minima per approfondire la questione dell’acqua

Riccardo Petrella, Il Manifesto dell’acqua, Ed.Gruppo Abele;
AA.VV. L’acqua come cittadinanza attiva, EMI;
Vandana Shiva, Le guerre dell’acqua, Feltrinelli;
www.contrattoacqua.it (sito del Contratto mondiale dell’acqua)






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