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ORA VORREI TANTO...

Nn essere da sola in casa


STO STUDIANDO...



NIENTEEEE!!!

OGGI IL MIO UMORE E'...

In salita!!!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Cercare in tutti i modi di piacere sempre a kiunque, anke sacrificando sogni e desideri pur di piacere e, in una sola notte, rovinare tutto, compiere un'azione ke sai ti porterà alla solitudine.
2) ..essere dimenticati da ki nn dimentikeresti mai..
3) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...
4) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...
5) Credere in un sogno che per una parola detta troppo piano si infrange..cade a pezzi insieme al tuo cuore..un'amicizia che finisce un amore che si spegne.. un gelo infinito..
6)
IL SENSO DI VUOTO E SOLITUDINE CHE A VOLTE PROVO ANCHE IN MEZZO A 1000 PERSONE
7) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) passare un pomeriggio con delle persone speciali a parlare e ridere e pensare "io vi voglio bene"
3) Sentirti dire: "Mi dispiace. Non avevo capito come fossi in realtà. Ora ke ti ho conosciuto, capisco di aver sbagliato e mi accorgo di quanto sei speciale!"
4) 1 ora di preliminari... e basta!
5) Eminem... i suoi testi... le sue parole... la sua ironia... la sua rabbia... la sua tristezza...l'amore per sua figlia...
6) Ascoltare per la prima volta una canzone e accorgersi ke il testo corrisponde esattamente a un tuo pensiero o all'emozione ke stai provando in quel momento
7) riguardare le foto con le persone con cui hai vissuto 365 giorni insieme... e in quell'istante vedere una lacrima infrangersi sull'album





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Thursday, March 22, 2007 - ore 18:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


IL BOLOGNESE PER TUTTI!


ALLA VECCHIA: abbreviazione di "alla vecchia maniera" ovvero senza pretese, senza fronzoli. "Oh regaz, stasera ci troviamo da me, facciamo un po’ di balotta e diciamo a mia madre di cucinare qualcosa alla vecchia".

BAGAGLIO (anche "zavaglio"): sostantivo che può indicare indifferentemente qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente la propria funzione. "Cos’è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di superiorità il giovine felsineo additando il vecchio cellulare dell’amico dalle dimensioni di un cabina telefonica.

BALOTTA: Notevole concentrazione di persone in un dato sito. A volte può indicare anche la propria compagnia di amici. "Gran Balotta c’è stasera" sarà l’affermazione del giovane bolognese constatando la coda kilometrica per entrare al Ruvido...

BATEDO: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di". Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime con disarmante successo l’immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che si abbatte senza concedere tregua alcuna. "Ho preso un batedo d’acqua!" esclamerà correttamente l’ignaro cicloturista appena rincasato fradicio dopo l’ennesima bizza metereologica di queste mezze stagioni ritornate prepotentemente di moda.

BAZZA: intrallazzo, conoscenza tattica volta all’ingresso in disco (o altro...) senza sottostare a code di ore o allo sconto all’atto dell’acquisto del settimo aperitivo consecutivo al Rosarosae.

BOCCHEGGIARE/BROZZARE: cogliere sul fatto, scoprire qualcuno in situazioni particolari (la maggior parte delle volte quando non si dovrebbe esser scoperti). "Oh regaz l’altro giorno la mia figa mi ha brozzato mentre mandavo sms porno ad una tipa".

BONA LE’: basta. Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di qualsiasi attività o discussione. "bona lè, riga! non ne voglio mezza!" Affermerà perentoria la fanciulla-bene all’incipiente quarantasettesimo tentativo di "intomellamento" ad opera del maldestro maraglio di turno.
Vedi anche: "riga".

BRAGA: derivazione di braghe, pantaloni. Il termine viene usato per indicare qualsiasi luogo in cui il numero di presenze maschili superi quello femminile. "Oh regaz ma dove mi avete portato? In questa discoteca c’è solo della braga!"

BRESCO: o meglio "essere bresco". Definisce lo stato comatoso conseguente ad abuso di sostanze alcooliche e depone a grande sfavore del soggetto in quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Es.: "Regaz, ieri sera ero troppo bresco" esclamerà il morigerato fanciullo la giornata susseguente ad una bravata con gli amici.

BRISA: La negazione per eccellenza del vero bolognese. E’ uguale al NON in italiano ma è molto più potente. Da usare in frasi perentorie (rigorosamente in dialetto) nelle quali non ci sia possibilità di replica da parte dell’interlocutore. "Oh cinno brisa strazzer i maron!".

BULBO: capelli. Il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico scapigliato dalla corrente: "con questo vento hai un bulbo che non si affronta!"

BURDIGONE: letteralmente scarafaggio.

BUSONE/A: termine polivalente, comunemente sta ad indicare il gay mentre al femminile descrive una donna con delle vedute sessuali particolarmente "aperte". Può essere però usato anche per descrivere una persona particolarmente fortunata.

BUZZA: letteralmente "pancia". Con tale termine si vuole indicare la protuberanza addominale che frequentemente accompagna già in tenera età i giovani bolognesi. Un grande classico è la cosidetta "buzza alcolica", cioè quella dovuta al ripetuto e costante abuso di sostanze alcoliche.

CARTOLA: tipo giusto, molto fico, di un’altra (vedi). Se si "ha la càrtola" significa che si possiedono tutte le caratteristiche necessarie per fare colpo sull’universo femminile.

CASSA: Stato mentale in cui non si è particolarmente orientati nel tempo e/o nello spazio. Può essere dovuto all’assunzione di sostanze psicotrope o alcoliche, ma anche ad eccessiva stanchezza. "Oh regaz, ieri sera c’avevo una cassa adosso che mi hanno dovuto portare in branda gli altri perchè io non ce la potevo fare".

CIAPPINO: Il termine ha il significato di affare, incombenza da assolvere. "Devo andare a casa che c’ho un ciapino da fare" dirà il bolognese alla sua morosa che vuole propinargli una serata davanti alla tele a vedere per l’ennesima volta "Vi presento Joe Black".

CINNO: Bambino, ragazzo. Tale termine a volte viene usato, in modo dispregiativo, per impartire, in modo perentorio, un comando ad individui (generalmente più piccoli di età o condizione) di cui si ha scarsa considerazione.

CIOCCATA: rimprovero, cazziatone. Anche in questo caso la doppia "c" viene elisa per motivi di corretta pronuncia. "Ho preso una ciocàta pazzesca" asserirà correttamente lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di corso dal prof che lo ha "sgamato" mentre copiava la soluzione del problema.

CIOZZA: Bugia

DARE LA MOLLA (O SMOLLARE...): mollare, scaricare. Utilizzato principalmente nel senso di liberarsi della persona con cui si è soliti accompagnarsi. Alla domanda "dove l’hai messa la morosa?" il giovane bolognese che vorrà distinguersi per eleganza e modernità risponderà convenientemente "cioé, le ho dato la molla, mi aveva troppo zagnato i maroni!" (vedi "zagnare") oppure "ho smollato la figa".

DELLA SERIE...: incipit per eccellenza che prelude ad una categoria di cui l’evento che viene commentato si ritiene faccia parte. Fondamentale la "s" sibilante e la "e" molto aperta affinché la locuzione sia effettivamente giovane ed efficace.

ESSERE DI UN’ALTRA (o di prima, o di primissima): sottointeso "categoria" (al maschile è sottointeso "ordine"). Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa. L’oggetto dell’espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti (di ultima).

FARE IL PROPRIO NUMERO (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel corso della sua esistenza pronunciata ora dall’amico di turno ora dalla dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell’imminente, ricorrente fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della sorella, lo apostroferà così: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!"

FATTANZA: situazione mentale non molto differente dalla cassa (Vedi). Questo termine è però più indicato nei casi di uso massiccio di sostanze chimiche (Chicche, funghi) oppure di erbe misteriose.

FERRO: I bolognesi usano questo riferimento al noto elemento presente in natura per indicare un veicolo a motore a 2 o 4 ruote. Tipiche situazioni sono quelle che si verificano quando il maraglio (vedi sotto) di turno si presenta al bar davanti agli amici con la "Punto Sporting" ipertaroccata i quali diranno:
"Ma dai! Ma che ferro hai?" (notare la finezza della rima...) oppure "Gran ferro!"

FIOCCO: bacio. Gergo tipicamente da sbarbo, ma ormai caduto in disuso, ancora in voga fra i veri intenditori dello "slang" bolognese.

FONTANIERE: idraulico

GAGNARE: rubare, fregare. "Dove hai preso quella biga (Vedi)?" "L’ho gagnata in piazza Verdi a un Tunnello (Vedi)"

GEPPO: scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore. Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si nutre scarsa considerazione. L’espressione può essere rafforzata ulteriormente da specificazioni peggiorative come nei seguenti esempi: "geppo di ultima".

GHIGNARE: per il vero bolognese significa ridere. "O regaz l’altra sera siamo andati a vedere i busoni e ci siam fatti delle gran ghigne!"

GIANDO/GIANDONE: termine che ha la stessa valenza di "geppo" (cfr.), ma che a differenza di questo deve essere usato con persone di notevole statura e stazza.

GIAZZO: contrazione della parola "ghiaccio". Il termine sta ad indicare una temperatura particolarmente rigida con presenza di pinguini. "Oh regaz, ma che giazzo fa oggi?"

GNOLA (FARE LA): espressione da usare in presenza di persone lamentose, querule. "Dai mo Gina, ti porto al cinema, piantala di gnolare!"

GREZZA: gaffe, figura barbina di proporzioni cosmiche.

GUBBIARE: dormire. "Oh regaz, ieri ero a pranzo da mia nonna, ho cacciato una gran taffiata (Vedi), mi è venuta una gran cassa (Vedi) nel pomeriggio, così mi son buttato sul letto e mi son fatto una gran gubbiata".

GUZZARE: ovvero l’atto sessuale propriamente detto, anzi fatto. "Allora com’è andata con quella figa?" "Le ho cacciato una guzzata della Madonna". Il termine però può anche indicare un furto "Regaz mi hanno appena guzzato la macchina!"

IMPALUGARE: allappare, invischiare. Tipico verbo da usare durante gare di Orzoro, pangrattato a cucchiaiate senza bere. Il giovane bolognese che tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno temibile "buondì classico" (privo dell’effetto lubrificante della marmellata o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido.

INFOIATO: il termine indica uno stato mentale in cui un individuo si butta a capofitto in un’azione oppure è particolarmente convinto di riuscire in una impresa. "Oh regaz con quella tipa la mi sto infoiando di brutto"

INGHIPPO: situazione ingarbugliata, problema, grattacapo.

INTORTARE (da cui il sostantivo "intorto"): circuire, ammansire con discorsi possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica dell’intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza che, sfoggiando camicia "di primissima" ed il dodicesimo calice di frizzantino al dehor del Rosarosae, dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla trampolata di turno al fine palese di ottenere favori di natura sessuale. Il risultato comunque è indefinibile!

LESSO: tipo scarsamente sveglio. "Lui lì è un lesso!" esclamerà la sagace fanciulla bolognese additando il giovane di passaggio il quale, la sera precedente, alla visione della suddetta in soli autoreggenti e sandali con tacco vertiginoso, non ha compreso le malcelate intenzioni sessuali della focosa compagna.

LUDRO: personaggio dalle abitudini alimentari particolarmente sregolate (soprattutto nelle porzioni e negli orari), da cui il termine "sludrare". (vedi)

LUMINO: emissione involontaria e accidentale di particelle di saliva dalla bocca. Il lumino compare sempre in momenti topici o importanti tipo quando stai intortando la donna della tua vita oppure durante un esame il cui esito potrebbe cambiarti la medesima e nel bel mezzo della discussione fai il bagno al tuo interlocutore perchè ti è partito il "lumino".

MARAGLIO: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Il giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando platealmente il possessore della Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e adesivi sul genere "turbo", "Rabbit", "O’neill". Il contrario avviene quando il giovane della bologna bene sfodererà il Porsche fiammante dal quale scenderà rigorosamente iperabbronzato con camicia bianca e con occhiali da sole "Rayban" portati anche la sera. In questo caso la domanda più comune tra la gente è: "Ma che maraglio è...?"

MARONI: il termine, foneticamente parlando, rende al meglio il significato di queste rotondità anatomiche maschili di particolare importanza. Senza bisogno di spiegazioni sono le frasi " Ho due maroni così" (sottointeso "grandi": la grandezza viene spesso efficacemente espressa da una gestualità non fraintendibile...) e "mi hai rotto i maroni".

MUSTA: termine che sta ad indicare il movimento ripetuto e ad andamento circolare della mandibola e della muscolatura attorno alla bocca dell’incallito consumatore di funghetti ed allucinogeni vari.

NIDI: materiale vario, radunato a casaccio in un cartone o cassetto che non si userà mai. "Oh Cinno, vedi ben sistemare tutti quei nidi che hai nella tua camera, altrimenti te li caccio giù dalla finestra".

NOCE: pugno. "Ti caccio una noce" esclamerà il bolognese inveendo contro l’ennesimo "extra" che cerca di pulirgli il vetro al semaforo.

NON C’E’ PEZZA: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di abbigliamento ormai logoro. Quando "non c’è pezza" significa che non vi è modo di recuperare lo strappo e, per traslato, sottolinea l’ineluttabilità di un evento senza che si possa fare niente per evitarlo o per negarlo.
"Devo mettermi a dieta, non c’è pezza!" esclamerà non senza una nota di tristezza il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.

NON SI AFFRONTA: locuzione atta ad indicare situazioni, immagini e/o persone al limite della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi.

NON VOLERNE (PIU’ ) MEZZA: essere saturo di una cosa al punto di non volerne più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed inefficace corrispondente italiano. (Vedi anche "scendere la catena")

PAGLIA: sigaretta. Tipica l’espressione del galantuomo bolognese il quale, dopo avere sorseggiato il quinto "mohito", si rivolge elegantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "oh, regaz, avete una paglia?".

PANNO: coperta (del letto). Viene chiamato a gran voce dal galantuomo bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora: "Oh, Cesira, tira fuori il panno!".

PEZZA: sostantivo derivato dal verbo "impezzare" ossia usare la dialettica per chiudere all’angolo un altro individuo contro la sua volontà, il quale, dopo alcune orette sbotterà "cioé, mi stai tirando una pezza allucinante! Cioé, non ti si affronta: basta". (Vedi anche "tomella")

PILLA: soldi, denaro. Sostantivo generalmente utilizzato per sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al vitellone di sfilare di fronte al "Calice" sull’ultima spider in compagnia della gnocca di turno "merda che ferro! lui lì c’ha della gran pilla!"

PLUMA: avarizia portata ad eccessi di tipo rabbinico. "Oh regaz lui lì c’ha una pluma addosso che spacca!"

POLLEGGIO: riposarsi, stare calmi. Viene utilizzata spesso anche la forma imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del maraglio di turno che spinge per non fare la coda all’ingresso della disco: "Oh, polleggiati subito!"

POLO: sinonimo di GIAZZO (Vedi).

RANDA/RANDANELLO: unità di misura della velocità. Indica la possibilità, per un mezzo di locomozione, di raggiungere velocità smodate. "Oh regaz, il mio nuovo FERRO (Vedi) va a randa!"

REGAZ/REGIS: contrazione della parola "ragazzi". Usato in maniera confidenziale dal giovane petroniano per salutare la sua balotta di amici. "Oh, Bela regaz, siete a posto?".

RIGA: basta, finito. La citazione della linea che determina la fine dell’elenco degli addendi nella somma del verduraio definisce per traslato la fine di ogni attività. Si fa seguire spesso e volentieri a BONA LE’" (Vedi) come rafforzativo.

RUSCO: pattume, spazzatura. "Cacciala nel rusco!" si sentirà dire il tapino giunto al passo della Raticosa con mezz’oretta di ritardo rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali. N.b: I bolognesi pensano erroneamente che questo termine sia utilizzato in tutta Italia.

SBOCCARE: Indisposizione gastrica con fuoriuscita copiosa di sostanze dalla bocca.

SBORONE: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo storico ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli ostentatori di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie altolocate.

SCARACCIO: emissione volontaria di saliva dalla bocca. Lo scaraccio può essere semplice, solo saliva, oppure composto, con aggiunta di catarro e/o sangue, a seconda delle condizioni di salute più o meno gravi dell’individuo.

SCENDERE LA CATENA: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Le due espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell’esame di stato ad affermare: "bona lì, riga! mi è scesa la catena: non ne voglio più mezza!". Lo stesso verrà ritrovato poche ore dopo completamente "in cassa" di fronte al pub irlandese...

SDOZZO: termine che si può usare sia per le persone che per le cose. Nelle persone indica individui non bellissimi, un po’ imbranati, oppure bizzarri o ridicoli nell’aspetto. Può servire per descrivere un qualsiasi oggetto che non funzioni a dovere oppure vecchio, superato. "Oh regaz lo scooter di mio padre perde i pezzi da tutte le parti, è proprio uno sdozzo"

SFROMBOLARE/CACCIARE: gettare via, lanciare. Verbi che ben descrivono gesti plateali e definitivi volti all’eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto inutile o comunque sgradito. "Soccia che stereo!" si dirà appena saggiata la potenza sonora dell’ultimissimo ritrovato acustico situato in camera dell’amico "...e che ne hai fatto di quello vecchio?" "l’ho sfrombolato giù dalla finestra!"

SGODEVOLE: stato fisico mentale tipico di una donna durante la comparsa delle sue cose, ma può essere usato anche al maschile per indicare un personaggio che "non si affronta" (Vedi).

SMATAFLONE: ceffone, manrovescio. Celebre la frase della nonna: "Oh cinno, se non la smetti di fare il tuo numero ti caccio un smataflone".

SOCMEL/SOCCIA: intercalare dal significato multiplo. Letteralmente significa "succhiamelo", ma è un’esclamazione che non ha alcun riferimento all’atto sessuale e che può essere usata in qualsiasi frangente, per esternare qualsiasi tipo di sentimento. "Socmel che due maroni!" esclamerà il petroniano bloccato nel traffico dei viali alle 5 del pomeriggio.

SPANIZZO: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. L’immagine, per quanto possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce sensibilmente da quella dello "sborone" (cfr.) in quanto non comprende l’accezione negativa caratteristica di quest’ultimo.

STRACCIARE: parola dal significato multiplo, ha la stessa valenza di SBOCCARE, indica l’azione di stressare qualcuno "Oh ti po mi stai stracciando le balle, bona le!"; può significare anche passare col rosso ad un semaforo, oppure, in gergo motociclistico è da usare in casi di impennate da antologia: "Oh regaz col mio nuovo ferro straccio delle impe che non si affrontano!".

TABANA: odore nuseabondo, al limite della sopportazione. Il termine trova applicazione in tutti i casi di ascella pezzata e di notevoli concentrazioni di fumo. "Soccia che tabana!".

TAFFIARE: Letteralmente "mangiare". Può essere usato per indicare un abbondante ingurgitamento di cibo: "Oh regaz ieri sera ho cacciato una taffiata clamorosa"; ma può indicare anche solo un pasto generico "Oh regaz ho fame, andiamo al taffio?".

TAMUGNO: termine usato specialmente in campo gastronomico per indicare cibi indigeribili: "Oh regaz le lasagne di oggi in mensa eran tamugne di brutto".

TIRELLA: condizione fisica che indica una profonda carica sessuale, nel sesso maschile si identifica con un’erezione del membro, mentre nella donna può essere riconosciuta tramite una macchia umorale nelle mutande.

TIRO: è l’azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo. Quando il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del condominio dell’amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao, sono io, mi dai il tiro?". O anche l’atto di essere vestito bene. "Vè mo se sono in tiro sta sera!!!"

TOMELLA: si riferisce all’atto di "intomellare" ossia di riversare fiume di parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. "Cioé, mi hai fatto una tomella assurda, mollami subito!" Vedi anche "pezza".

TUNNELLO: individuo originario della fascia del Magreb, trapiantato a Bologna, solitamente dedito allo spaccio di sostanze illecite.

ZAGNO: sinonimo di giazzo (vedi).

ZIGARE: piangere. Da usare in riferimento a pianti striduli e petulanti come quelli dei bambini. "Oh quel cinno lì ieri sera non la smetteva mai di zigare, che due maroni mi ha fatto venire su!".







Oh bella regaz, che storia, è troppo vero!!!
Leggetelo!!!


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