“Non stia a perdere tempo con me. Sono una poco di buono, faccio schifo a tutti, e faccio schifo anche a me”. Era una giovane arrabbiata. Incrociò il parroco che l’aveva invitata a frequentare il gruppo giovani e con astio e amarezza snocciolò tutte le cose che non le piacevano di se stessa: “Sono piatta e insignificante, ho un carattere insopportabile, ci provo con tutti ma nessuno mi vuole, sono invidiosa delle mie amiche e in famiglia do sui nervi a tutti. Che ci sto a fare in questo mondo?”. Il parroco la guardò e, dopo un momento di silenzio, le disse: “Lo sai che hai due stupendi occhi verdi?”.
La ragazza ammutolì. Il primo passo era fatto.
Ormai sono ai ferri corti con Gesù: non ne possono più di quel rompi. Ai ferri corti perché non parlava come loro. Non pensava come loro. Non aveva studiato da loro. Non aveva la loro autorizzazione. Ai ferri corti perché aveva sconvolto ogni cosa. E oggi deve arrivare una lezione pesante. Gesù insegna nell’area del tempio. Il cerchio si apre per lasciar passare una donna spintonata da una muta scatenata di scribi e di farisei. Nemmeno la toccano: è sporca. Per loro è porca:
“Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante delitto di adulterio…”. Sorpresa! Significa che l’hanno spiata, l’hanno appostata pazientemente e l’hanno colta sul fatto. Senti nelle loro parole la soddisfazione animalesca del segugio che ha braccato e addentato la preda? Lapidazione secondo Mosè! Perfetto: perché se metti una legge accanto ad un preciso peccato la conclusione è matematica. Ma le cose cambiano quando alla legge accosti una persona, non un peccato. Ma questa sostituzione gli uomini non l’accettano: troppo casino, troppi grattacapi e poi… quelle pietre sentono la voglia di scaricarsi su qualcuno. Guarda la malizia perfida dell’uomo:
“Signore, che ne dici?”. Se invoca la condanna non è più misericordioso: se l’assolve calpesta la Legge. Risposta di Gesù?
“Chinatosi, scriveva a terra con il dito”. Sulla terra! Dirompente Cristo! La misericordia, l’amore non si scrive sulla pietra, non si fissa sulla carta. La vita nasce dalla terra, perché solo la terra si lascia modellare. L’amore crea. Ri-crea. Pare di vederlo questo Genio tutt’intento a plasmare, come il primo giorno della creazione, questa donna mettendo la sua immagine come protezione a quella grandinata di sassi che sta piovendo. E poi, meraviglioso, t’immagini il tremolio di quegli uomini per la paura di vedere improvvisamente tracciato, fra quei ghirigori, un nome, un luogo, una giornata anche troppo noti alla loro memoria. Perché scrive per terra? Mi piace pensare che non volesse incrociare lo sguardo degli accusatori. Perché gli occhi di chi condanna un fratello disegnano uno spettacolo così ripugnante che neppure Cristo riesce a digerire.
Ma loro insistono, perché l’uomo, persa la ragione, risveglia l’animale nascosto dentro di se. Vogliono la sentenza!Vogliono la morte! Lui resta avvolto nel suo silenzio. E da quel silenzio, come una frusta, esce la sentenza:
“Avanti, condannatela pure…Chi di voi è senza peccato, getti la prima pietra”. Come dire: io non riesco a condannarla, aiutatemi! E scrive per terra. Immagina l’eco di quelle parole: come se fosse stata sollevata all’improvviso la pietra di una fogna. Risultato? Ognuno costretto a fare i conti con quell’odore, con i suoi peccati, anche quelli più accuratamente nascosti. Lui non li guarda in faccia, non cede! Scrive. Testardo l’Uomo quando è in gioco la custodia di un debole. E quelli?
“Si ritirarono uno ad uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi”. Mi piace quel
“cominciando dagli anziani”. Forse che hanno più peccati? Forse che hanno mandato i più giovani allo sbaraglio? Forse sanno per esperienza, come vanno a finire questi scontri con Cristo. Meglio battere in ritirata che perdere la faccia, prima che succeda l’irreparabile. Tu pensa! Se a Gesù fosse saltato per la testa di urlare (e Lui ne era capacissimo):
“Ehi, tu che sei rimasto la’ in fondo. Ma se proprio l’altro giorno, all’ora tale, sul luogo tale hai fatto… hai detto… hai pensato… hai macchinato”.
Paura boia! Eppure non basta per mandare in crisi il mestiere più idiota del mondo: che non è quello della donna di battere, ma quello dell’uomo di condannare. Cosa dici? Non pensi ci voglia una buona dose di coraggio a darsi la patente di perfezione, a sistemarsi in testa l’aureola di santità? Guarda che forse siamo solo meno primitivi: pietre sostituite col fango. Evidentemente i miei peccati sono spaventosi, tremo di rimanere da solo con loro, cerco la compagnia dei peccati altrui! Mi scopro artista nello spartire le colpe: questo a te, quest’altro a lui… E a me non rimane che una briciola di colpa tra le mani. Scusati perché non teniamo pietre, ma fango: dopo tutto il fango non fa male. Sporca, ma non ferisce. Le pietre fanno male. Il fango, invece, non fa male. Ma il fango sporca, lo sai? E ti scopri pazzo, ti scopri malato di amnesia irreparabile perché dimentichi che tu sei peccato. Taci che sei una zoccola. Muto, che sei ladro. Vergognati, assassino. Scappa, cornuto bastardo! Siamo pazzi? Tu sai che queste intercettazioni Dio lo conserva geloso? E un giorno quel nastro ce lo farà ascoltare. E ci scopriremo pieni di fango. Guarda quegli uomini: sono sbarcati con il patentino di “giusti”, partono con una patentino di peccatori
Sanno che quell’Uomo non scherza…! Se ne vanno, e il tribunale si spopola! Cosa rimane davanti al tempio? Rimane
“Gesù solo con la donna, che era rimasta in mezzo”. Gesù smette di scrivere e si alza. Si alza: ora la storia non si scrive più per terra, sulla sabbia, ma in piedi, con solennità. Si scrive nel cuore. Perciò si alza e le dice:
“Donna, dove sono?” Tu immagini i sentimenti di quella donna: finalmente un uomo che non le chiede i genitali, che non supplica prestazioni sessuali, che non le ruba la dignità. Finalmente un Uomo che la guarda senza desiderio, senza condanna. Ma adesso viene il bello! Lui, Innocente, potrebbe scagliare la pietra. Invece, strapazza l’anima di quella donna e le scrive sul volto una dichiarazione d’amore:
“Donna, neanche io ti condanno! Va’ e non peccare più”. Tu immagina l’incrocio di questi due sguardi: la miseria della donna che abbraccia la misericordia di Dio. La miseria che s’aggrappa alla misericordia. La peccatrice e Cristo. Basta, non c’è più bisogno di peccati! Il cuore è pieno: è seguita, spalleggiata, abitata dal ricordo di uno sguardo seducente.
Il Curato d’Ars a scuola era un vero disastro. Quand’era seminarista s’imbattè in un professore molto severo. L’esame fu un fallimento. Alla fine il professore gli disse:
“Caro Vianney, lei è un perfetto ignorante, che vuole che ne facciamo di un asino?”. Al che il Curato d’Ars rispose:
“Se Sansone, nella Bibbia, è riuscito ad abbattere 3000 filistei con una mascella d’asino, che cosa non potrà fare il Signore con un asino completo?”.
Buona settimana
don Marco Pozza