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Saturday, March 24, 2007 - ore 18:30


Signor Temporale, non mi fai paura.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


This one’s for Fret.



Si sta bene oggi.
E’ senz’altro una settimana di svolta. E’ senz’altro un weekend di svolta.
L’equinozio di mercoledì, l’ora legale, il Signor Temporale che minaccioso incombe.
Ma nulla può contro la mia determinazione. Io sono motivato grazie a eventi fortuiti incorsi iersera.
Ascolto The Donnas, The Damned, Transvision Vamp e vi dettaglio tali eventi.

Il weekend ha inizio con un invito in tedesco da parte di Zilvio a bere uno spritz al Municipio.
Mi ci reco con l’inseparabile Snake (Domanda tipica: “Perché lo chiamano Snake?” Risposta tipica: “Le donne sanno perché. E anche i suoi compagni di squadra.”).
Zilvio procura celere d’introdurre 22enne smart intelligente culo d’acciaio, che rivela: indubbi talenti di disegnatrice di papiri universitari, amore per il proprio boyfriend ora in Australia (“MA noi siamo qui adesso”), eloquio da bambina di Satana e un efficacissimo mimo di oral sex. Quest’ultimo aspetto della 22enne lascia stupefatti noi 3 filosofi più anziani che non riusciamo a dire se non “Già. Già. Gia.”: una parola cadauno. Stesi. Andiamo avanti.
Snake invece parla di Cina, football americano e delle. Conquista dunque subito l’attenzione di bel ragazzo dalle spalle larghe che desidera conoscere coscienziosamente tutti i particolari.
La compagnia si protrae. Il tempo muta e l’aria si fa umida di lontana pioggia in arrivo. Zilvio decide di non recarsi in moto a Jesolo vestito come un Power Ranger, causando un gran danno al turismo jesolano. Intanto la ragazza sbarazzina dice delle cose simpatiche e interessanti. Assume talora espressioni buffe un po’ etronnes et trés françaises.
La conversazione si infittisce e diventa generalista in un locale altrove.
In quell’occasione, Zilvio rivela l’inconsistenza e l’infondatezza di notizie che riferiscono del curioso vortice inverso nei lavandini australiani.
Rassicurato nella primazia della rotazione occidentale delle acque, decido che basta.
Un tavolo, due amici come Zilvio e Snake, una disegnatrice mimo che lo mima, per me non sono abbastanza di venerdì sera. Voglio strafare.
Dieci minuti dopo sono sotto casa mia dove mia aspetta Claudio. L’amico tatuatore (let me say tattoo artist!), mi conduce in un posto che chiameremo ad esempio La Corte delle Diavole.
Lì conosco nuove amiche per nulla ingenue e di carattere assertivo. Studiano medicina e suonano punkrock. All’ora delle streghe non temono per nulla il freddo, escono a fumare all’aperto coperte solo da una canotta e dalla nera notte.
Al nostro arrivo sul posto l’avevo intuito all’istante: il DJ ha deciso che sarà la serata Rettore, Maracaibo e trenini anni Ottanta. Pazienza. Fa lo stesso. Io mi godo le belle girlz che sono, in un’inusitato rovesciamento dei ruoli, più carine anche delle ricciolute cameriere in stivalacci e lustrini.
La serata scorre tranquilla, io ordino una bottiglia di vino buono e infilo successivamente 1-2-3-4-5 generosi rhum e cola addizionati da barista amico di amica di amico. Complicata ma efficace genealogia della mia balla.
Panta rei, dunque. Le persone dicono cose e le ragazze sono belle di venerdì sera. E poi. E poi.
E poi arriva Lei: la reginetta della sera. Ci flasha tutti come Salma Hayek/Satanico Pandemonium in From Dusk Till Dawn. Sapete tutti come.
E’ strepitosa, Lei: corto cappotto da agnellino bianco sacrificale, taglio di capelli alla Betty Paige, vestitino optical very ‘60s, calze nere con la riga centrale (!), scarpette con il tacco alto rosse come l’Inferno, in abbinamento letale con il rossetto acceso e le unghie laccate. Una Lama Nera. E tu non c’eri, Fret.
Entra nel locale scortata da 5 giovani bifolchi vestiti da giovani bifolchi che le stanno intorno come ciarliere damigelle di compagnia settecentesche. Quando Lei fa – spesso – su e giù dal divanetto al bar and back, gli avventori si spostano terrorizzati dalla sua malìa.
Ella poi siede sul divano accanto a me e beve una Guiness piccola in cui ha preventivamente intinto un’anima innocente, un pipistrello e dello zolfo.
Non profferisce verbo. Siede un po’ annoiata e disdegna. Non guarda nulla e nessuno in particolare. Osserva solo con la coda dell’occhio e giudica, pur benevolmente.
Infine mi vede e se ne rende conto: Lei sa che io so. Io so come si chiama, io so dove abita, io so della sua vera identità una volta smessi i panni di diavolessa. Lei teme che io riveli ma io non rivelo. Né mi schiodo dalla postazione accanto a Lei. Ci godiamo insieme quella silente compagnia, l’incoffessabile segreto della sua umanità compiuta. Non la tradisco e non l’avvicino.
I maschi fanno invece inutili caroselli nel cielo del locale boaro che balla unz-unz-tà-tà come ovunque altrove. Nella nuuova dimensione non so più di avere amici come Snake, Fret e Zilvio.
Dopo la mezzanotte sono così brillo (non solo io), che salta il previsto doppio misto a biliardo nel locale attiguo.
Rimedio invece (per simpatia o per pietas alcolica?), il numero di cellulare di Miss Nasino Perfetto 2007 e non dimentico di praticare con urgenza raffinate gaffes più o meno involontarie.
L’amico tatuatore modera la sua nottata brava e va a nanna presto e io vengo ricoverato dall’ottimo Fret al bar 500. Lì opero consuete molestie a Kabiria77 e accuso la gente di ultra-konservatorismo in diversi campi. Generalizzo e non racconto oltre.
Fret mi rende al mio domicilio e le cose dette nell’abitacolo della sua auto rimarranno per sempre un segreto. Anche perché eravamo etilici entrambi e, per quanto mi riguarda, non le ricordo.

Mi sveglio oggi con un pervicace malditesta, analogamente all’amico. Accuso il tempo.
Faccio le consuete spesette nelle piazze e cucino nella wok. In onore del bianco cappottino di Betty Paige, mi cibo di quattro superbe costolette di agnello quattro, una teglia di freschi zucchini e una ciotola di riso tibetano. Termino di gustare il formaggio caprino sardo che tanto spaventa Zilvio quando apre il frigo di casa mia.

La dieta mi riconcilia con il Cosmo post-padovano. Va tutto bene, mi dico.
Non temo il Temporale. Venga pure, sono già stato vendicato da Lei, dal Venerdì sera, da un provvidenziale mimo.

Venga la pioggia e il Temporale.


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