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Sunday, March 25, 2007 - ore 13:17


Il mitico stadio Appiani.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ieri, dopo chissà quanto tempo, (minimo 15 anni) ho avuto occasione di entrare nel vecchio glorioso stadio Appiani. È stata una triste sensazione rivedere il leggendario stadio ridotto in quel modo, dove i “Biancoscudati” davano grandi soddisfazioni ai tifosi. Le gradinate ora desolatamente fatiscenti, stipavano il pubblico proprio a ridosso del campo da gioco fungendo da dodicesimo giocatore che con il tifo alle stelle incuteva timore alle squadre avversarie.

Il mio ricordo più bello, mi riporta al campionato 1982/83, l’anno del ritorno in serie B dopo 14 anni di “purgatorio” tra C1 e addirittura C2 che portò il Padova a giocare anche contro il Monselice. Mi sono ritornate alla mente le prodezze di “Cina” Pezzato, o le magie di “Mastro” Cerilli, il mancino maledetto, i due giocatori simbolo del Padova di quegli anni. Al “Cina” era impossibile togliere la palla con quel suo gioco di gambe, meglio conosciuto come il “doppio passo”, che frastornava sistematicamente il difensore. Un’altra sua specialità era l’opportunismo in area di rigore, una vera spina al fianco degli stopper avversari, inesorabilmente beffati da questa vecchia volpe, che proprio a fine carriera ci portò in serie B.

“Mastro” Cerilli invece, era la classica mezzala di regia tutto campo. Non c’era azione che non passasse tra i suoi piedi, anzi “il piede” visto che il chioggiotto giocava solo ed esclusivamente con il sinistro ma la sua visione di gioco e la sua intelligenza tattica, lo portava sempre ad impostare e finalizzare l’azione. Era basso e tarchiato giocava sempre con la maglietta fuori dai pantaloncini e i calzini tirati giù alle caviglie, evidenziando nelle gambe delle masse muscolari da culturista. Quando calciava di sinistro, imprimeva al pallone degli effetti straordinari, come se fosse teleguidato. Il “Mastro” Cerilli meritava da solo l’acquisto del biglietto della partita.

Gli altri giocatori, (li ricordo tutti, il terzino destro Donati, il mediano Da Re, lo stopper Fanesi, un vero killer, il libero Fellet, etc.) erano gregari di lusso per questi due “fuoriclasse”.

Il Padova era diretto da mister Giorgi, un commissario tecnico dal gioco alquanto utilitaristico e “catenacciaro” ma non esitava a far giocare quattro o cinque punte contemporaneamente se si andava in svantaggio. Improntava alla squadra un gioco efficace ma tutt’altro che spettacolare anzi, adottava la marcatura a uomo conil terzino destro, lo stopper, il terzino fluidificante e il libero dietro la difesa, il mediano di spinta, l’ala destra, il centrocampista incontrista, il regista e le due punte, lontano anni luce dal gioco moderno dei giorni nostri.

Purtroppo l’entusiasmo per il Padova Calcio per me svanì poiché alla seconda stagione di serie B, la società si macchiò di un illecito, combinando, la vittoria con il Taranto all’ultima giornata per 100 milioni, cifra non da poco per quei tempi. La “mannaia” della giustizia sportiva cadde inesorabile: per il Padova fu retrocessione in serie C1 per altri due anni. Da lì, ho cominciato ad andare allo stadio sempre più di rado fino all’abbandono totale.

Ieri, dopo tanto tempo, in occasione del torneo giovanile del mio bimbo, ho rivisto il mitico stadio ed avendo la digitale con me, ho scattato qualche foto, mentre passeggiavo su e giù per il manto erboso.




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