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Friday, March 30, 2007 - ore 11:55


NICOMACHEA – Ore 12 (caldo estivo)
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Mi alzo-seduto, sul bordo del letto. Stropiccio anche i pensieri e fetalemente consolo il mio egoismo. Come un bigiomattino sono impastato, impiastrato nel caldo. I gomiti scivolano sulle ginocchia, senza appigli per restare, e i piedi soli esultano a contatto nudo con il pavimento. Se avessi un fratello, sarei meno solo, ne sono convinto.
Con decisione cieca mi alzo del tutto, accomodazione disturbata, innanzitutto per pisciare. Deambulante. Sono undici ore che non piscio. Schianto la fronte sulla cassetta dello scarico e mi libero a caso. Be-nun-di-ciore. Ancora più a caso chiudo gli occhi - sono solo e abbandonato, sono solo e abbandonato, sono solo e abbandonato... Undici e uno, l’acqua prende la rincorsa. Undici e unomezzo, inizio a svegliarmi davvero, spettatore di un’igienica magia moderna che riporta al trasparente e profumato.
Apro il rubinetto del lavabo. Allo specchio la mia faccia chiede scusa per il caos decente e il disordine subito. Magari fosse così anche per il cuore, mi dico, svuotare e buttare - svuotare e buttare. Ma così non è, e quando mi infilo sotto il fresco con la testa, uno scrupolo interiore mi scuote.

Bahm!

Da un rimorso mattutino di ghirlande, si fa strada la mano divina che mi accarezza gioviale e proclama “Io ti reclamo, nel nome del padre assente per amanti, del figlio pietromaso e dello spirito franco!”, per quanto tutta la mia religione, lo confesso, si esaurisca nel sapone per lavarsene le mani. Neutro cinque e cinque. E vorrei approfondire l’argomento, certo, ringraziare per queste attenzioni, leggere la Bibbia e Tertulliano, Eckhart e Dionigi, ma le cinque vie sono per me perennemente sbarrate: raccolgo al massimo aforismi su sentieri di montagna, ne faccio coiti prezzolati e rovino in basso in una veneta bestemmia, da oratorio.

Che cosa resterà di me, del mio transito terrestre?
Forse questo asciugamano, un fondo di vaniglia artificiale, pastiglie per il cuore.




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