da Il Corriere del Veneto, domenica 1 aprile 2007, pag. 3
Assassini o carnefici? All’uscita del casello di Padova Ovest campeggia una scritta: “Meglio perdere un secondo nella vita che la vita in un secondo”. Una pubblicità-sintesi da Nobel per rinunciare ad altre pagine di cronaca nera. Sono le cosiddette “stragi del sabato sera”, anche se ormai possiamo parlare di stragi continue. Sfrecciavano a 240 all’ora e ostentavano in Rete le loro “imprese”. Ridevano, parlavano delle loro bravate e s’ingegnavano inversioni a “U” in tangenziale. Se poi s’ammazzano, la colpa è del manto stradale. Parafrasando Beppe Grillo verrebbe da dire: “strada assassina o automobilista pirla?” Qualcuno parla di “aria del fine settimana” che presagisce il divertimento e il relax. Ma, purtroppo per troppi, quest’aria preannuncia burrasche di dolore e di morte.
“Trasgredire”: sembra essere il comandamento primo del popolo della notte. Salvo poi riflettere: “Molti comportamenti a rischio dei ragazzi italiani nascondono una forte distruttività che segnala una sofferenza mentale che non sempre viene colta”. (E. Caffo). Demenziale: è celata una voglia folle di farsi del male fino ad uccidersi. Agganciati all’acceleratore fino a rischiare la propria vita. Ma perché? Secondo i sondaggi la mia è una gioventù piena di emozioni, pudori, sentimenti, valori e ideali: gioventù ricca ma che non trova il coraggio di condividerli assieme. Siamo la gioventù capace di volontariato e di sfida alla morte: tra questi due estremi abita il dramma di non capire granchè del nostro futuro, il desiderio di sbalordire per strozzare la noia del quotidiano, l’ angoscia di crescere e la voglia di stordire a tutti i costi. Guardinghi del futuro, ci tuffiamo nel presente per opporci tante volte all’abitudine del vivere. Ma scendendo nel nostro profondo… ci vediamo più delusi che ribelli. Salvo poi scoprire che dietro questo gesti di apparente ed eroico coraggio ci sta un urlo disperato di insicurezza, un eco di solitudine da intercettare con urgenza. Come fare? Nessuno può brevettare la ricetta magica: in questa terra siamo tutti apprendisti aspiranti al dottorato. Ma cercare di innestare un senso all’esistenza di ognuno di noi potrebbe essere un sentiero accessibile.
Si sballa, si organizzano gare folli sulle strade, si gettano sassi dai cavalcavia, s’architettano giochi pericolosi…ma quale progetto ci sta sotto? Tolleranza zero perché non s’avverte progettualità, nemmeno errata. C’è il rischio per il rischio, la trasgressione fine a se stessa. Ma ne vale la pena, ragazzi? Annullare nel divertimento la noia e l’apatia è attraente, ma vivere non conosce paragoni. Tutti insegnano ad essere vincenti: qualcuno può iniziare a spiegare come affrontare le sconfitte? Spetta solo alle pubblicità progresso? Penso che poche volte la vita chieda la brillantezza di un centometrista: il più dei giorni s’inventa con la pazienza, la durata e la fatica del maratoneta.
Rimane l’invito di Isoradio: “meglio arrivare tardi in terra che in anticipo in cielo”!
Che da prete, seppur uomo di cielo, sottoscrivo!
don Marco Pozza
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