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Monday, April 02, 2007 - ore 18:12


NICOMACHEA – Mezzanotte e uno
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Se potessi lodarlo per la morte corporale, cattedrale di verde per candeggiare l’anima, e da cui nessuno può fuggire, mi sentire più simile ai miei simili, consolato per una frazione.
Ma chi ci pensa a certe cose?
La vita, questo mio esserci, è un cadere. I sentimenti, questo mio patire, un inganno. La morte, questa nostra sorella, una certezza.
Ed è peggio di un vecchio che muore insozzato dalla terra.
In questo preciso momento, sono una palude di nervi che ravviva il tedio di un’era. E Nietzsche è un tarlo destrorso cui non so resistere.
Ho il futuro aperto sul mondo e ne ho disgusto, ne sono impedito, come un punto attraversato da infinite rette tra cui non mi decido a scegliere. Come disse Qualcuno: scelgo di non scegliere. Come disse Kierkgaard: abnegazione e disperarsi. E questa noia, il mostro che noi tutti conosciamo, è una pallina di gomma che rimbalza in una stanza infinita - una sacca nello stomaco di chi la osserva con tolleranza impaziente.
La primavera batte i piedi, non ci sono ostacoli al risveglio, e da un punto di vista spinoziano non ce ne sono nemmeno in generale. Eppure, continuo lo stesso a girarci intorno, come qualcuno che camminasse per anni a bordo vasca formulando teorie sull’acqua. Si tratta forse del fatto che non so nuotare? Si tratta forse del fatto che sono in mare aperto e la seconda navigazione è la metafora di un naufragio?
Mah, risponderei a Socrate in piazza Garibaldi - tra i miei simili tirati a festa - so solo che tutto il sacrificio se ne va in inutili esigenze: nell’organetto meccanico della masturbazione, in quel qualcosa che devo avere ad ogni costo e nella botola a spirale di un misticismo indotto, innaturale.
Magari, un giorno, mi farò la sorpresa di non andare, di non farmi trovare, di disparirmi, di bis-sparire…





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