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Tuesday, April 03, 2007 - ore 09:19


concerto di ieri sera...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Lunedì
2 APRILE 2007
Auditorium C. Pollini
ore 20,15


JAN MICHIELS, pianoforte


Joseph Haydn
Composizioni per il clavicembalo o forte piano opera 49

Con interpolazioni di 7 brani di G. Kurtag e L. Janacek


Jan Michiels
Jan Michiels, nato in Belgio nel 1966, ha studiato con Abel Matthys al Conservatorio Reale di Brussels. Dal 1988 al 1993 ha studiato alla Hochschule der Künste a Berlino sotto la direzione di Hans Leygraf, dove ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti per la sua interpretazine del Secondo Concerto per pianoforte di Bartok e degli Studi di Ligeti. Fra i numerosi premi ricevuti ricordiamo nel 1989 l’International E. Durlet, nel 1991 The International Queen Elisabeth Competition, nel 1992 The JeM/Cera Prize e nel 2006 The Gouden Vieugels/KBC Muzikprijs.
E’ professore di pianoforte presso il Conservatorio Reale di Brussel dove ha tenuto anche la cattedra di musica contemporanea per otto anni.
Si esibisce regolarmente sia come solita sia con gruppi musicali (con Prometheus Ensemble ed in duo con Inge Spinette) nelle più prestigiose sale da concerto.
Ha registrato opere di Brahms, Dvorak, Debussy, bartok, Liszt, Ligeti, Kurtag e Goeyvaerts. Il CD "Via Crucis , a Liszt portrait" (Eufoda) ha ricevuto il Caeciliaprize nel 2002. Nel 2005 ha registrato pe Eufoda l’integrale dell’ opera pianistica di Schoenberg, Berg e Webern.


"Musica che parla"

L’8 aprile 1787, Joseph Haydn scriveva in una lettera al suo editore di Londra le seguenti espressioni sulle "Sette ultime Parole" : "Un mondo del tutto nuovo, che va a costituirsi nella musica puramente strumentale…Queste Sonate sono arrangiate e costruite su misura sopra le Parole…Mai alcuna Sonata, o testo, sono stati stampati configurati mediante la pura musica strumentale, cosa che suscita la più profonda impressione nell’animo…".
Il grande successo che quest’opera aveva raggiunto alla fine del diciottesimo secolo risulta evidente dalle diverse versioni di quella pubblicata da Haydn: la versione originale per orchestra, una per quartetto d’archi, una per pianoforte e inoltre anche un oratorio (l’unica versione con parole…) A quel tempo questa musica esprimeva un linguaggio artistico che la maggior parte della popolazione comprendeva - Haydn era un famoso e beneamato oratore tonale.
Al giorno d’oggi, un compositore si deve confrontare con una situazione completamente differente: la nostra esperienza culturale si è livellata al basso da un ragionamento capitalistico - l’arte è divenuta un ornamento per la gente focalizzata sull’acquisizione del controllo e del potere sul mondo altro, come bene supremo.
Qualcuno, come György Kurtág, rifugge dall’impegnarsi in formule a buon mercato per un successo che, sotto la parola d’ordine dell’accessibilità commerciale di massa, induce l’uomo moderno a diventare alienato a causa della sua stessa vita interiore. Con amorevole severità, questo compositore Ungherese raccoglie insieme le nostre macerie e le usa per costruire nuove sculture sonore che risultano classiche nella loro povera fragilità. Queste miniature non sono divertimenti: ogni nota rappresenta un combattimento interiore. Non è una coincidenza che il sottotitolo di queste collezioni per pianoforte Jatékok V e VI (’Spiele’ - un termine che è andato evolvendosi dagli anni settanta) sia: ’Tagebucheinträgungen, persönliche Botschaften’ (Note di diario, messaggi personali). La musica di Kurtág non fa riferimento solo alla nostra epoca, in cui nulla viene lasciato per resistere e in cui gli estesi adagi di Haydn assolutamente affascinanti risuonano come un’eco nostalgica di un periodo dove l’arte sicuramente aveva assunto una funzione organica nella società; al contrario, Kurtág parla della nostra eredità come un uomo erudito, che abbia assorbito la nostra storia occidentale della musica.
Leos Janácek fa parte dell’ humus delle composizioni di Kurtág. Nel 1905, la Sonáta ’Von der Strasse’ (Dalla strada) si basava su un fatto del tutto concreto: la morte di un lavoratore durante una dimostrazione a Brno in appoggio di un’università Ceca. Queste originali pagine non solo esprimono il coinvolgimento sociale e i sentimenti nazionalisti di questo compositore Moravo; più di tutto sentiamo - nelle note - la sua intensa passione per la "verità". Janácek scrive temi che suonano come psicografi: pure traduzioni di emozioni senza fronzoli drammatici. Questa musica - come quella di Bartók, Ligeti o Kurtág - si fonda su questo linguaggio madre e parla a noi in un modo che è altamente concreto e diretto. Solamente questo mi bemolle minore è una chiara negazione del confortante Mi bemolle maggiore della sonata settima di Haydn.
Haydn ha scritto le seguenti frasi sull’esecuzione di queste Sieben Worte (Sette Parole) nella chiesa rupestre di Santa Cueva a Cadice: "Le pareti, le finestre e i pilastri della chiesa erano… ricoperti di drappi neri, e solamente un grande lampadario pendente nel mezzo emanava una luce sulla sacra oscurità. All’ora di mezzo tutti i portoni venivano chiusi; quindi poteva avere inizio la musica. Dopo un prologo adatto, il Vescovo si insediava sul pulpito, pronunciava una delle sette Parole e ritornando si inginocchiava davanti all’altare. Questa pausa veniva riempita dalla musica…".
In questa esecuzione, la genuflessione del Vescovo è sostituita da un intermezzo del ventesimo secolo: in questo modo, due storie differenti sono narrate sul trapasso e la morte. Questo contrasto apparentemente bizzarro di fatto è una riflessione di una nostra vera situazione: noi viviamo in e con molte stratificazioni culturali. Mai prima nella storia dell’Occidente, la nostra conoscenza del mondo esterno e il nostro punto di vista di tempo e spazio sono stati così grandi - ma mai prima il nostro Io interno è stato tanto frammentato come oggi."
Lasciamo che la musica abbia l’ultima parola.

Jan Michiels

Da ascoltare: Leos Janacek Sonata 1.X.1905 (Von der Strasse) Con moto e Adagio (in origine tre tempi ma Janacek, dubitando del valore artistico della composizione ne strappò il finale).



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