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Friday, April 06, 2007 - ore 21:35
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’era un tempo in cui credevi tutto fosse possibile, l’acceleratore sempre spinto al massimo, quante volte hai superato te stessa, più per necessità che per volere.
l’onnipotenza dell’incoscienza non ammette compromessi, ma è un ritmo impossibile, un treno che deraglia su binari divergenti, e ti ritrovi al Bivio in cui a tutti sembra ovvia la direzione da prendere, ma a te no, cazzo, a te no. E scopri che poi non sei così speciale, che infondo hai fatto doppia fatica e nel fondo del bicchiere c’è solo un sorso che ormai sa di stantio. Ma è il tuo sorso, lo ingurgiti con sprezzo, sbatti il bicchiere sul tavolo e gridi: e ora? ora c’è una lunga processione di giorni in cui ti senti un fantasma legato a catene invisibili, e segui le briciole che un pollicino dispettoso ha lasciato per te. e ti chiedi: come cazzo ci sono finito qui? non pensare, non c’è tempo, impacchetta il sorriso e spediscilo a chi è più indulgente; non piangere, se piangi fallisci, se fallisci ricominci da capo. da capo sei qui perchè chi non piange è solo perchè lo fa di nascosto. non ti fermare, non c’è tempo, tu zoppichi e gli altri corrono, eppure ti piaceva stare in prima fila. sorridi e ti chiedi, si ok, ma per dove? non importa, corri. se hai fortuna qualcuno ti aiuta a non inciampare, ma il terreno è pieno di buche e a pollicino piace fare gli sgambetti. fottiti pollicino di merda! ti volti, all’improvviso la strada non è più nitida, rallenti e senti il peso delle gambe, rallenti e tutto s’allonatana. c’è chi ti incita: corri! corri! ma tu no, non ne vuoi sapere. aggiungiamo un "cazzo!" un po’ per enfasi.
e ti siedi, incorci le gambe e decidi: ora sto qui.
si ora sto qui.
il resto della storia la scriverò quando saprò dove farla andare.
per ora ringrazio l’alcool, il beat e kerouack.
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