Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un alto villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando. Non scrisse mai un libro. Non ottenne mai una carica pubblica. Non abbia mai né una famiglia né una casa. Non frequentò l’università. Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato. Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo. Non aveva altre credenziali che se stesso. Aveva solo trentatrè anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato ad una croce, in mezzo a due ladri. Mentre stava morendo i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l’unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà. Due giorni dopo quel sepolcro era vuoto. Sono trascorsi ventun secoli e oggi Egli è la figura centrale nella storia dell’umanità. Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita solitaria.

E’ ancora notte fonda, ma in due o tre case di Gerusalemme c’è qualcuno in movimento. Lumi che s’accendono, donne frettolose che si pettinano, che s’aggomitolano la vestaglia. Il sabato è finito ed una stella accarezza il sorgere della domenica. Il gallo del calzolaio risponde al gallo del Cedron. Nel silenzio ebraico, all’incrocio di tre strade, voci di donne, profumo di misteri nascosti, sguardi amareggiate. Incrocio
Maria, donna di Nazareth e “figlia del suo Figlio”! La memoria non la tradisce mai. Li porta tutti nel cuore quei figli nascosti come talpe nelle tane. Giacomo di Zebedeo, il figlio del tuono. Il primo ammazzato con la spada da Erode. Andrea e Giovanni, i protagonisti di quella splendida avventura capitata alle quattro di un vespro indimenticabile. Bartolomeo, l’uomo trasparente, l’israelita colto da Gesù sotto l’ombra sonnolenta del fico. Poi Giuda Taddeo, Giacomo di Alfeo, Matteo… partiranno anche loro per viaggi senza ritorno. I giovani: di ieri, di oggi, di sempre!
Coraggio ragazzi/e! “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui: è risorto!”. Muovetevi, fate qualcosa, il mondo cambierà. Anzi, sta già cambiando. Non li vedete i segni dei tempi? Basta un raggio di sole e la primavera scalpita per inondarti di bellezza, vince il freddo dell’inverno, il grigiore delle bufere. Gli alberi fra poco metteranno già le prime foglie e sul nostro cielo di uomini il rosso della sera non si è ancora scolorito. Voi siete testimoni di tutto quello che sta succedendo oggi. Immagino che anche nel vostro cuore c’è tanta tristezza perché vedete questa sofferenza del mondo. Però ricordatevi che il mondo può cambiare, il mondo deve cambiare, il mondo sta già cambiando. E io vi vorrei felici di vivere, capaci di innamorarvi delle cose belle della vita: del cielo, della terra, del mare, delle persone che vi attraversano la strada, di quelli che camminano, studiano, lavorano, pregano vicino a voi. Vorrei tanto a Pasqua sedermi accanto a voi e , come un fratello, aiutarvi a scegliere per la vita. Sempre. E scegliere la vita significa amare la bellezza. Forse mi penserete un illuso… Macchè. Se avessi anch’io diciassette, diciotto anni scriverei pure io con lo spray:
“Federica, io e te tre metri sopra il cielo”. Ma io queste cose ve le dico perché ci credo, perché tanti giovani ci credono, perché in tanti stanno cambiando il mondo! Perché questo mondo che sta diventando così turpe, così osceno sarà la bellezza a salvarlo. Non la nostra saggezza. Non la nostra arroganza. La bellezza! Credetemi: il mondo ha bisogno di voi!
E intanto Maria stringe quelle foto al petto, le accarezza a lungo. Come li accarezzava ogni volta che venivano a salutarla e a chiederle l’ultima benedizione. E poi si stupiva di scorgere nelle loro bisacce ciottoli del lago, ciuffi d’erba del monte e negli occhi i riverberi del loro Maestro.
Li accarezza…e ti viene in mente le mani della mamma e del papà.
Coraggio mamme, coraggio papà! Parigi, estate 1997. Nella notte di sabato 23 agosto un milione di persone, per la maggior parte giovani, hanno pregato nella gioia con Giovanni Paolo. Per molti è stata una sorpresa, per tanti un miracolo. Il miracolo della vittoria di Cristo sull’incredulità degli organizzatori. Si prevedevano 70.000 giovani: si sono presentati in 700.000. Perché questo errore? Perché la gente, dopo duemila anni di speranza, è ancora convinta che ai giovani interessino di più i rave-party, vallettopoli gli assalti alla polizia, le manifestazioni allo stadio più che l’incontro con Cristo. Questa è la dimostrazione che gli specialisti del mercato dei giovani non conoscono la gioventù come Dio la conosce. La società non lo sa, ma Lui ha intuito che le sfighe dei giovani d’oggi sono i genitori che si separano, l’amico che muore, la fidanzata rubata dall’amico, la paura di sbagliare, essere grassi – magri – bulimici - anoressici, diventare rossi e vergognarsi. Lui sa che la sfiga delle sfighe è la “vasca” perché non si sa cosa fare!
Coraggio anziani! Mi piacerebbe che Maria vi raccontasse come, sul crepuscolo di quel giorno, si è preparata all’incontro con il Figlio Risorto. Quale tunica ha indossato sulle spalle. Quali sandali ha messo ai piedi per correre più veloce sull’erba. Come si è annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena. Quali parole di tenerezza e d’amore andava ripassando segretamente, per dirgliele tutte d’un fiato non appena le fosse apparso dinanzi? Mi piacerebbe vi dicesse che il mondo ha bisogno della vostra memoria…!
Poi Maria si volta di scatto. Mi fa segno di stare zitto e mi invita a guardare laggiù. Gente che corre, trombe che gridano, mani alzate, campane a festa! Cosa succede?
E di fronte a questo casino tu stamattina ti chiedi: ma qui son diventati tutti pazzi? Certamente: ed è una cosa naturale diventare pazzi dopo aver incontrato Cristo. Scusa, guardami: io ti sembro normale? Ti giuro, però, che sono nato anch’io, proprio come te. La pazzia è entrata dopo. Dopo aver incontrato Cristo, dopo averne sentito l’urlo nell’anima, dopo aver capito che quest’uomo scommetteva su di me.
Sono pazzo e me ne scuso. Ma oggi mi rifiuto di augurarti Buona Pasqua.
Voglio dimostrarti tutta la mia pazzia. Ti stringo la mano e con il sorriso su un volto impazzito di gioia ti passo una notizia: “Cristo è risorto!”.