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Tuesday, April 10, 2007 - ore 11:05


circus.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questo equilibrio instabile, mi provoca continue cadute di stile.
Mi prometto d’essere diversa e di starmene zitta, ma ripetutamente entro nel vortice del "vi dico quel che penso". Deleterio, doloroso, sanguinante conflitto d’interessi tra il mio voler bene e i propositi di ogni fine battaglia.
Ci ricasco splendidamente dimenticandomi di ciò che è stato prima.

Frasi, che sanno da saliva da dopo cena, dove la digestione non c’è, gli provoca uno scompenso a livello celebrale, a mio modestissimo ed insignificante parere.
Niente che m’appartiene ha valore.
Tutto deve essere rigirato, per essere visto finalmente al negativo, perchè il positivo, con me non c’è, non ci deve essere.
Se sei felice, sei solo euforica perchè devi uscire.
Se parli di un argomento è solo perchè sei una stronza, e vuoi insegnare a vivere.

Non esiste una stanza da poter chiudere a chiave , ne una camicia di forza che contenga per quell’attimo la rabbia.
Se non c’è un fottuto motivo per cui sentirsi il centro dell’universo per qualcuno, ma sopprattutto se sei consapevole che non lo sei mai stata per nessuno se non per quei due piantoni che ti hanno messa al mondo, perchè si permettono di dirtelo?
Giro nel vortice dei sensi di colpa da una vita, mentre gli altri se ne fottono, io sto qua a complicarmi l’esistenza.
Ma la verità è solo una, una fottuta verità esiste in tutta questa miscela di malessere e odio e rabbia, poche preoccupazioni ho dato.
Sempre troppo poche per i piantoni del carcere.
Si, i fallimenti non sono preoccupazioni, me ne rendo conto, che passare da falliti oramai non ci faccio caso e poi me ne frego.
Ma preoccupazioni, quelle vere, tragiche, ferme e decise.
Due o tre buchi in un braccio, un tentato suicidio, due anni al sert, no, niente da fare, non sono mai stata maestosa ed eclatante, fallisco miseramente perfino nelle preoccupazioni!
Avrei dovuto imparare da mio fratello.
Ho sempre la perdita di due anni da scontare.
Tutto, ruota attorno al loro universo.
Alla loro fottuta voglia di tranquillità, e di essere ascoltati, supportati, amati.
Tutta ruoto attorno al "chi si fa più male?", ognuno mostra le cicatrici alla fine della battaglia, ma non esiste un giudice, e allora tanto vale.
Ogni misero sforzo d’appartenere al mondo di quelli che sannogalleggiare, è perso nei succhi gastrici di un’ intossicazione da inettitudine.
Tutto è sempre comprensibile, tutto è "bhe, mi smebra il minimo".
Quando proprio un cazzo tra i miei coetanei è "il minimo", e non vali un cazzo, non vali semplicemente un cazzo per nessuno, anche se te lo dicono, non ci credere, che lo fanno solo perchè l’hanno sentito in qualche telefim americano, dove si abbracciano e dicono "ti voglio bene".
Non valgono un cazzo nemmeno gli occhi rossi, perchè sanno chiederti solo "sto bene con questa maglia?".

Ma forse è semplicemente quello che mi merito, niente di più e niente di meno, altro giro altra corsa.

Gli ultimi pensieri della notte hanno cataratte da operare, e una continua persistente domanda che mi pizzica un braccio: "che cazzo ci fai ancora qui?"





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