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Wednesday, April 11, 2007 - ore 18:34


21 DEL LUNARIO – 2/4
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Trattiamo il nostro corpo come una proprietà di cui disfarci, e solo se ce ne disfiamo torniamo a ridere e abbracciarci. Ti rendi conto, Fred, che cerchiamo di imitare quel genere di vita decadente che si sbatte e sfrega ovunque per averne una scintilla? E’ come se non essere in pena o eroinomani o perduti facesse di noi un vestito da mettere da parte. E’ come se fosse tutta una questione di aghi, di sozzura e di stomaco, un modo per trovare e porre dei limiti che sono nostri e insieme di tutti. Ma perché dobbiamo dimostrare al mondo dove si trova la soglia dell’autodistruzione? Perché l’alternativa è sempre tra potere e dannazione? Io non capisco, Fred, davvero non capisco.
Siamo forse dei santi alla rovescia?
E’ il misticismo attraverso i sensi ciò che andiamo cercando?
O è forse un Dio di domeniche attonite e entusiasmi soffocati che ci ha dato il soffio?
Tutte le sere, da non so quanto, mi sfilo le scarpe più sballato di ieri e penso ai miei che dormono: una generazione di esseri umani – di human being - che viveva di giorno e dormiva la notte… è quasi incredibile, no? E allora mi prende una rabbia che mi verrebbe da correre nella loro camera, accendermi la luce addosso come un imputato e confessare ad insaputa chi sono sul tappeto. A pupille aperte e tetragone, parlerei del bravo ragazzo - quello con gli occhioni grandi da passargli dentro - che invece è una mela già a marcire e disillusa; parlerei di questo liquore all’erbamenta e malinconia che mi tormenta ogni volta che mi soffermo in prossimità del futuro; parlerei di tutto, come non ho mai fatto con nessuno – nemmeno con te, Fred - solo per avere quel po’ di materna comprensione e infinita che sa levigare gli spigoli e mettermi a letto in una pace di eterna meraviglia. Mi spoglierei nudo, forse, per chiedere a loro – loro che mi hanno dato la vita, ma non hanno mai avuto una spiegazione plausibile – di cercare insieme a me, su di me, i segni del mio destino, che se non sono scritti nell’anima – involucro trasparente quanto inaccessibile - saranno almeno celati da qualche parte del mio corpo. Perché ho solo questo, Fred: anima e corpo che cercano un accordo dai tempi di Cartesio e ne abbiamo cavato fuori solo parole, precetti e ospedali che non servono a un cazzo. Ad un cazzo, canedidio! Intanto si soffre, si muore, si spera e poi dispera. Ci si affida ai maghi e all’ateismo, ai riti e ai pregiudizi, convinti di scampare la disgrazia, che puntualmente arriva e inaspettata, confinandoti di nuovo nel sottoscala nascosto dove la vita e la morte flirtano tra loro e usano te come messo.
Io voglio solo sapere, Fred, sapere che cosa ne sarà di questa mia giovinezza piantata e arida e malferma. Voglio libertà di esplodere e dissolvermi come in un mantra cantato da Neil Tennant, ma voglio anche padroni che mi regolino le ore, che mi regalino aspettative e che mi mettano su un binariocerto a cui non devo più pensare. Io voglio, voglio, voglio, voglio più di quanto non sappia dire e quando ci arrivo cado…



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