Il mio atto è il mio bene, il mio atto è la mia eredità, il mio atto è la matrice che mi ha generato, il mio atto è la razza cui appartengo, il mio atto è il mio rifugio. [Anguttara Nikàya, trad. David-Neel,
Le Bouddhisme]

Io
non sono
religiosa, anzi,se si tocca l’argomento fede, mi definisco
atea o al più
agnostica. Penso però che quel che facciamo provochi sempre una conseguenza sia in noi che in quel che di noi si riflette sugli altri... Insomma, credo nell’esistenza di una forma di
Karma... E sono convinta anche che nel corso della vita, se si ha coraggio e si è onesti, si possa
cambiare, anzi, meglio,
aggiustare, il proprio
atteggiamento o comportamento esistenziale...
Ora come ora, io sto dando tutta
una serie di fondamentali aggiustatine alla mia vita...perché è
tutta una questione di Karma...
KARMA è un termine sanscrito (traducibile grossolanamente come
agire, azione) che indica presso le filosofie orientali la
LEGGE DI CAUSA-EFFETTO che regola la vita di tutto ciò che è manifesto nell’universo, vincolando le anime al
Samsara (il ciclo delle morti e delle rinascite). Il concetto di Karma è centrale nell’Induismo, nel Buddhismo, nel Sikhismo e nel Jainismo.
Nell’
Induismo il Karma è sia l’attività o agire in sé sia l’insieme delle conseguenze delle azioni compiute da un individuo nelle vite precedenti. Secondo la legge del Karma le azioni del corpo, della parola e dello spirito sono insieme causa e conseguenza di altre azioni: niente è dovuto al caso, ma ogni avvenimento, ogni gesto è legato insieme da una rete di interazioni di causa-effetto. La legge del Karma è valida esclusivamente all’interno del mondo materiale e del ciclo di nascita e morte. Se si produce sofferenza o si interferisce negativamente con il
Dharma (legge universale), si produce Karma negativo; se si fa del bene invece, si produce Karma positivo. Nelle vite successive (o nella vita corrente) si dovrà pagare o si verrà ripagati per le azioni compiute precedentemente.
Nel
Buddhismo il Karma è una legge cosmica secondo la quale un’azione virtuosa (che non produce sofferenza) genera benefici nelle vite successive, mentre un’azione non virtuosa (che produce sofferenza) genera fastidi e disagi nelle vite successive. Il Karma, dunque, vincola tutti gli esseri senzienti al ciclo del
Samsara, poiché tutto ciò che l’essere farà si ripercuoterà sulle sue vite future. Quando viene compiuta un’azione non virtuosa, nel sé dell’essere vengono depositati dei semi (
semi del karma) in seguito alla produzione di
karma negativo. Quando viene compiuta un’azione virtuosa invece, viene prodotto
karma positivo. Questi semi allungheranno la permanenza dell’essere individuale nel Samsara. Esiste però un tipo di Karma - che, effettivamente, non è Karma - che non è né positivo né negativo, ed è quello che porta alla
Liberazione (
Vimukti). Ogni essere senziente ha nel proprio sé una certa quantità di semi del karma, che lo costringeranno a restare nel ciclo del Samsara. Questi semi sono frutto di azioni compiute nelle innumerevoli vite precedenti. Essi non possono diminuire ma possono essere distrutti con il raggiungimento dell’
Illuminazione (
Bodhi). Con l’estinzione del debito karmico, l’essere non sarà più vincolato al Karma e quindi al Samsara e potrà raggiungere il
Nirvana.
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