Un parroco era seccato dalle scuse che i suoi ragazzi addicevano per non andare a messa. Così ha inserito nel bollettino della parrocchia i
“dieci motivi per cui non mi lavo mai”. E li ha invitati a leggerli pensando alla loro fede!
1. Sono stato obbligato da bambino. 2. Le persone che si lavano sono ipocrite: pensano di essere più pulite delle altre. 3. Ci sono tanti tipi di sapone:non so quale scegliere. 4. Ero abituato a lavarmi: poi mi sono annoiato e ho smesso. 5. Mi lavo solo in occasioni particolari, come Natale e Pasqua. 6. Nessuno dei miei amici si lava. 7. Comincerò a lavarmi quando sarò più vecchio e sporco. 8. Non trovo il tempo per lavarmi. 9. D’estate il bagno non è ai fresco, d’inverno non è mai caldo. 10. I produttori di sapone cercano solo i miei soldi.
Oggi non credono per la gioia! Capisci: per la gioia. Non per la paura o la rabbia, la malinconia o la tristezza, la mestizia o l’angoscia, il terrore o la delusione. No! Non credono per la gioia! Perché alla gioia non si crede. Allora Gesù, entrato per la porta sprangata nella casa dove stavano mangiando, si fa avanti con le palme aperte:
“Osservate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!”. Non credono per la gioia! Allora il paziente Gesù dice:
“Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli portano il pesce arrostito, magari qualche goccia di miele: scrutano la sua bocca che mastica, la gola che inghiotte il cibo dal sapore conosciuto. Lo spiano ma nessuno parla. Entrando ha augurato a tutti la pace, ma i loro cuori – in quel subbuglio di spavento, gioia e incredulità – sono lontanissimi dalla pace. Il Risorto li rimprovera perché non hanno creduto e, rimproverati, forse si sentono un po’ più felici perché un fantasma non li ammonirebbe con tanto amore.
Sfonda le porte, entra nel cenacolo, grida la pace, li accarezza con il suo Spirito…ma s’accorge che ne manca uno. Uno che, rientrato a casa, non può credere:
“Se non vedo… se non tocco… se non metto… non crederò!”. Allora Gesù torna e va a trovare quell’uno. Perché anche da Risorto il belato di una pecorella ingarbugliata nel cespuglio commuove più che la musica di un gregge sicuro nel recinto. Va a trovare quell’uno:
“Metti qui il tuo dito nel mio costato”.
D’altronde Cristo accoglie i ritardatari, coloro che incespicano, sbraitano, esitano, avanzano a fatica nel mezzo delle tenebre. Cristo è ormai abituato a concedersi agli ultimi arrivati. Il ladrone, sulla croce, ne rappresenta la dimostrazione insuperata. Lui sa che piegare le ginocchia e gridare
“Mio Signore e mio Dio!” fiorisce solo dopo che l’uomo ha perso lungo la strada tutte le illusioni. Una dopo l’altra. Il Risorto non si lascia impressionare dalle parole sciocche che esprimono pretese ancor più sciocche. Di fronte allo scolaro più attaccabrighe, il Maestro si fa docile:
“Metti qua il dito e guarda le mie mani”. Ti fa tenerezza un maestro così: non sono come quelli che, dietro i fogli di appunti gialli e incartapecoriti (perché sai, aggiornarsi a cosa serve?), non ammettono fuori tema. No, Lui è disposto a cambiare metodo, ad abbandonare i programmi ministeriali, a modificare la didattica, a rimettere in gioco la sua pedagogia. Cristo conquista Tommaso lasciandosi conquistare da lui. Lo addomestica lasciandosi carezzare, lo seduce facendosi ammirare. Insomma: lo vince dimostrandosi perdente. Pensa: fosse stato un conformista, avesse aderito agli altri per non far storie, per non dar fastidio, per non sembrare imbecille ai loro occhi… Tommaso sarebbe rimasto un mediocre cattolico. Invece no: è stato condotto per vie bizzarre! Conquistato così alla grande che, alla fine, non mette nemmeno il dito nei chiodi: voleva toccare, ma poi di fatto non toccò. Seppe trattenersi alle soglie del suo folle realismo. Lasciò che il certificato di garanzia si sciogliesse come cera sotto il luccichio di una candela. Non toccò, ma cadde in ginocchio alle frontiere sfolgoranti di quegli spazi che non ebbe più il coraggio di alterare. Vuoi mettere la soddisfazione bambinesca di mettere il ditino nelle piaghe con lo stupore di trovarsi di fronte un Cristo sfolgorante di dolcezza, di pace, di tenerezza. Era quello il Signore che, titubante, andava cercando.
“Abbiamo visto il Signore!”. Si, probabilmente gli apostoli ci avranno messo anche il punto esclamativo al termine della frase. Ma non è stato sufficiente… Bastassero i punti esclamativi per convincere l’umanità! Un giorno chiederò a Tommaso quale fu la sua prima reazione dopo quell’annuncio. E’ vero che il Vangelo riferisce quella frase storica:
“Se non vedo… se non metto…non crederò”, tuttavia alimento il sospetto che tra le due frasi ci debba essere stata una pausa. Il tempo di girarsi attorno, di grattarsi la testa, d’avvertire una cert’aria sbagliata, di formulare una domanda tipo:
“E poi?”. Cos’è cambiato? Che trasformazione è avvenuta? Probabilmente Tommaso è rimasto deluso perché ad annuncio così gioioso… ci si aspetterebbe un’esplosione. E invece? Tutto come prima. Porte sbarrate, paura custodita, bisbigli di sottofondo. E Tommaso non ci sta: non rifiuta la testimonianza, ma il modo in cui la rendono.
Qualcuno potrebbe dire:
“Ok, Gesù è stato un grande, più grande degli altri grandi. Però a me che ne viene? Adesso Lui non c’è più. Posso anche ammirare come lui si è comportato, posso anche condividere ciò che ha detto, però me la devo cavare da solo. Se io ho la gobba non viene lui a raddrizzarmela. Se non ci sento, mi tocca andare dall’otorino. Se vado a battere contro un albero in motorino non arriva lui, ma il becchino”. Sembra un discorso furbo, invece non lo è. Una volta se stava vicino a Zaccheo non poteva stare vicino a Lazzaro. Se stava in Galilea non poteva stare a Gerusalemme. Se stava sul lago non poteva stare sul monte. Adesso, come Dio, sta dappertutto e in ogni luogo, perché Lui è vicino a noi più di prima. Uno dice:
“Sarebbe bello! Ma chi ce lo assicura che è così?”. Ce l’ha detto Lui.
“Ma chi ce l’assicura che è vero che l’ha detto lui?”. Senti, non possiamo continuare a fare questi giochetti all’infinito. Ci vuoi credere? Prova! Prova a vivere come Lui, alla grande, come un grande rompi, e poi torna per dirmi se non lo senti vicino a te. D’altra parte, stammi a sentire, come avrebbero fatto i cristiani ad arrivare fino ad oggi se non fosse stato vero ciò che Gesù ha promesso:
“Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo?” (Mt 28,20).
E per fortuna nel vangelo c’è anche lui, Tommaso. Per fortuna perché se immagino il suo volto senza difficoltà alcuna intravedo il mio volto. Con la mia paura e la mia voglia di credere allo stesso tempo. Con il mio aggrapparmi a tutti gli appigli e la nostalgia di un gesto di abbandono, la tentazione a fare un salto.
Per fortuna c’è lui che, nonostante tutto, m’invita a non mollare. E allora vado avanti così, con una spiritualità forte, con un Dio meraviglioso che mi ama immensamente. Questo mi fa sorridere, e non posso fare altro. E’ una sicurezza fantastica.
Non ci credi? Non ti fidi? Non vuoi sbagliare? Senti, non possiamo continuare a fare questi giochetti all’infinito. Perché non rischi?
Buona settimana