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Saturday, April 14, 2007 - ore 22:42


Blade Runner
(categoria: " Cinema ")






Era il 1982 quando uscì un film destinato a cambiare la storia della fantascenza sullo schermo: Blade Runner.

Io ho amato oltre ogni modo quel film, fin dalla sua prima versione, quella più commerciale, per poi arrivare ad osannarlo nella sua seconda versione, la cosiddetta "Director’s Cut", montato così come voleva all’origine il regista Ridley Scott.

Blade Runner è un libero adattamento di un racconto breve di Philip K. Dick dal titolo "Do androids dreams about electric sheep?", (trad. "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?").
E’ la storia di un agente di polizia della Los Angeles del 2019, incaricato di trovare ed eliminare gli androidi fuggiti dalle colonie extramondo e approdati sulla terra.
Nel racconto originale Philip K. Dick immagina un mondo oramai al limite del sovrapopolamento, un futuro che da una sola scelta: vivere nelle colonie extra mondo, da qui la necessità degli androidi: perfettamente uguali agli esseri umani, ma privi di anima, di coscenza, di emozioni, semplici schiavi cibernetici, la cui intelligenza porta però a farsi delle domande e a desiderare un’anima.
Nel libro di Dick l’ambiente nel quale il protagonista, Deckard, si muove è molto più complesso del film: l’umanità infatti è a sua insaputa contesa tra il dominio degli androidi e quello degli uomini, in un mondo in cui l’unica distinzione tra le macchine e gli uomini è l’anima, è proprio su quella che le due opposte fazioni si danno battaglia, gli androidi attraverso un martellante e continuo spettacolo televisivo comico che tende ad anestetizzare l’umanità togliendo significato a parole come Amore o Amicizia, dall’altra una setta religiosa che attraverso la sofferenza del corpo vuole risvegliare l’unione tra gli uomini, l’empatia e il sentimento di pietà e conforto tra persone sconosciute.
In questo contesto, Deckard è solo una pedina inconsapevole, un poliziotto stanco, un uomo fallito e allo stesso tempo qualcuno che entrambe le fazioni vogliono portare dalla propria parte.

Anche nel film Deckard, (magistralmente interpretato da Harrison Ford), è un poliziotto finito, quell’eroe dannato, che vive solo per abitudine e come nel libro, subisce il mondo che lo circonda, viene trascinato dagli eventi, in una spirale discendente che lo porta ad un passo dalla morte, ed è proprio questo che lo fa rinascere come uomo.

Nel film di Scott uno degli elementi che l’ha reso un capolavoro è la scenografia. La sua visione del mondo futuristico di Deckard è quella di una terra buia, di un cielo cupo carico di pioggia, inquinata oltre ogni limite, divisa tra la massa del popolo che tira avanti giorno dopo giorno e una piccola elite di persone molto ricche, quasi annoiate da una vita così lussuosa da risultare quasi noiosa.
Le strada fumose, tempestate da persone di ogni razza, sembra quasi di sentire gli odori che vengono dalle baracche che vendono cibi di dubbia provenienza.

Personalmente adoro anche la colonna sonora del film, scritta da Vangelis, uno dei mostri sacri della musica elettronica e New Age. Le note lente, acide, altamente distorte con sottofondi monotonici che fanno da base lungo la quale le melodie scivolano, sono il perfetto completamento della visione oscura e cupa del mondo di Blade Runner.

Se ancora non l’avete visto, ve lo consiglio vivamente.

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