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Tuesday, April 17, 2007 - ore 19:06
welcome to England!!!
(categoria: " Viaggi ")
Prendo spunto da un bellissimo post del Manzo per raccontarvi unavventura unica e irripetibile che, guardacaso, capitò proprio a noi! O meglio, dovrei scrivere, "ma proprio a noi doveva capitare"?
Estate 1998. Viaggio studio in Inghilterra. Arrivati allaeroporto con tanto di zainetto blu dellEF, ci mettono su di un pullman per raggiungere la cittadina che avevamo scelto per trascorrere le tre settimane. Giunti sul posto, dovevamo attendere che la nostra "famiglia" (avevamo scelto il tipico soggiorno presso famiglia per fare maggiore esperienza) ci venisse a prendere. Labbinamento ragazzi-famiglia era già stato deciso dallEf e noi ragazzi attendevamo sul pullman che ci chiamassero, guardando dal finestrino le persone in attesa. Da subito un vecchio con laria trasandata e la sua scassatissima macchina verde vennero additati da tutti come quelli da evitare, a dispetto di coppie giovani di bellaspetto. Cominciano a chiamare, e i primi ragazzi scendono e fanno conoscenza con quelli che, per le successive 3 settimane, sarebbero stati i loro coinquilini. Chiamano, e noi non ci siamo mai. chi rimane è invece proprio quel vecchio con laria stranita. Rimaniamo in pochi e (ora non ricordo se proprio per ultimi) alla fine è il nostro turno: ci presentano LUI!!! Che sfiga!!! Ma, sebbene immaginassimo brutte cose, non ci aspettavamo di certo quello che avremmo trovato.
Iniziammo con una mia epica gaffe, dopo aver caricato le valigie, quando il tipo ci fece cenno di salire in macchina e io da bravo italiano ignorante (in realtà lo sapevo benissimo... sarà stata lemozione) mi piazzai davanti alla portiera lato destro in attesa di salire, salvo poi capire che era il posto del conducente. Ma tralasciamo....
Il tizio, che si presentava come un incrocio tra Maurizio Seymandi e Maurizio Vandelli (se non li conoscete andatevi a cercare una foto su internet, ndr) guidava in modo terrificante e, dopo un bel tragitto, ci portò a casa sua.
Ma casa era una parola grossa, dato che si trattava di un villone. Un cane minaccioso (animale di cui storicamente io ho avuto terrore) ci accolse nel giardino. Eravamo fuori città in una villa-castello a due (tre?) piani, immersa nel verde. Sembrerebbe paradisiaco, se non per il fatto che sembrava molto vintage, anzi, era vecchia per davvero!
Dentro trovammo dei ragazzi italiani che finivano la vacanza e facemmo il passaggio di consegne: non ricordo che ci dissero cose negative, e la cosa, col senno di poi, mi fa rabbrividire.
Ci condussero in stanza, al secondo piano, tra pavimenti scricchiolanti e scale vertiginose. Ripeto, sembra un film o unesagerazione, ma fu proprio così, giuro! Dei letti vecchi, finestre cupe sporche, polvere dappertutto. Perfino ragni, animale questa volta storicamente avverso al Manzo, il che lo fece inorrdire. Avevamo anche un (modesto) bagno in camera (non oso pensare se avessimo dovuto dividere quello comune) e una vecchissima tv (dove tra laltro vidi brandelli in bianco e nero del trionfo al Tour di Pantani, ndr).
Passato lo spavento e presa la mano con il villino ottocentesco (nel senso che proprio non lo pulivano dall800), il giorno seguente confrontammo la nostra situazione con quella capitata ai nostri amici sul pullman: raccontavano di famigliole con figli, la playstation in casa, case moderne e in centro. Già, perchè come se non bastasse, eravamo sperduti tra i campi (per fortuna lallergia mi scoppiò solo lanno dopo, ndr). E pensare che avevamo scelto una cittadina sul mare! La sera, da casa, vedevamo tutta la pianura/collina inglese con le sue luci quasi fino a Londra. Del mare, nemmeno lodore. Vi lascio immaginare la comodità nel raggiungere il centro (eravamo obbligati tra laltro a lezioni di inglese). Un bel pezzo a piedi nel nulla, poi mezzora di autobus a due piani che doveva fare il giro di tutti i sobborghi (mai ho visto percorsi di autobus così minuziosi a toccare tutte le viette di un quartiere) prima di recapitarci in centro. Finchè era la mattina, passava, ma pensate alla sera, quando sul bus cerano solo ragazzotti inglesi, laria che tirava per due pischelli come noi. E guai a perderlo, lautobus! Ricordo che, per la paura di farci notare (giravano voci che odiassero gli italiani) il Manzo, per quel poco che parlavamo tra di noi, parlava francese e io rispondevo in milanese! Devo dire che, tra questo accorgimento e i nostri lineamenti (sembriamo un tedesco e un danese), non ci succedette per fortuna mai niente. Una volta provammo a farla anche a piedi, e mi pare che il tragitto durò allincirca due ore e arrivammo distrutti!
Ma torniamo alla casa, la vera nota dolente. I proprietari erano due vecchi tipici del lord inglese. Non vedemmo mai donne, per questo pensavamo anche che fossero gay. Il peggio era il cibo. Mi ricordo di una cena a base di bollito (pezzi di carne lessa galleggiante in una brodaglia indefinita), che era immangiabile e che, come racconto sul blog del Manzo, approfittando dellassenza dei due vecchi, andai a ributtare nella pentola in cucina! Quando tornai trovai il mio piatto di nuovo pieno e quellinfame del Manzo che ridacchiava per evermi fregato mattendoci la sua! La portai su in camera nascosta sotto la maglietta e finì tutto dritto nel cesso! Mi pare che il mio socio spendette qualcosa come 500 mila delle vecchie lire in McDonalds! Già, perchè poi avevamo fame e qualcosa dovevamo pur mangiare!
Come se non bastasse, tutte le famiglie erano obbligate a fornirci la merenda per la giornata (o pranzo al sacco); tutti trovavano appetitosi tramezzini, frutta, e noi: merendine scadute con la data di scadenza cancellata malamente col pennarello! Buttavamo via tutto alla prima occasione! Ricordo che avevamo portato la pasta italiana, perchè era tradizione cucinarla noi per farla apprezzare dagli inglesi; ebbene, noi non la cucinammo per fare bella figura, ma per mangiare qualcosa di sano!!!!!
I dialoghi con i due anziani erano poi assurdi: una volta lamico del padrone di casa, a cena, ci raccontava (per quel poco che capimmo) di come guidare a destra fa venire problemi al cuore per luso del cambio con il braccio sinistro. Fate voi.
Detto tutto questo, capite che già resistere una settimana fu impresa degna della onorificenza di baronetti. Contattammo la nostra referente EF, la quale ci disse di resistere, che era normale non abituarsi allo stile di vita inglese e bla bla bla. Tra laltro i nostri genitori erano in vacanza, così dopo le nostre telefonate di protesta e di aiuto ricordo che dovette andare mia nonna alla sede di C.so V. Emanuele di Milano a protestare per farci spostare. Venne la tizia a controllare e, scusandosi, disse che avremmo dovuto dirglielo prima e cambiare subito. Fu inorridita dallambiente e dalle merendine scadute. Senza troppi rimpianti e saluti abbandonammo così per sempre quellinferno!
Trovammo una famigliola modesta ma carina, una mamma in gamba con tre brillanti figlioletti piccoli, due dei quali erano patiti di calcio (uno diceva di essere parente di Dennis Wise, allora capitano del Chelsea, e mi prendeva in giro per la mia maglietta dellArsenal, acerrima rivale, ndr) e coi quali facevamo anche epiche partite nel campo dietro casa! Meglio di così! Erano esaltati di averci ospiti, avevamo la nostra stanzetta in una tipica casetta a schiera residenziale inglese, parlavamo la sera con la simpatica mamma che ci chiedeva dellitalia, eravamo circondati da altri ragazzi (epico era un russo che bestemmiava!) e vicini ai mezzi pubblici, mangiavamo pizza, patatine fritte e facevamo la tipica colazione inglese ascoltando "Life" di Desree. Cucinammo con piacere una bella spaghettata e fummo ricambiati con cestini per il pranzo senza roba scaduta! A parte qualche episodio negativo (una rissa alla partita di calcio, languria da evitare a cena, una notatta trascorsa sullo scivolo del giardino perchè eravamo rimasti chiusi fuori e, soprattutto, la presenza in camera di un pappagallo rompipalle che accecai con la bomboletta della lacca [Manzo so che ti stai piegando dalle risate...]) funzionò tutto a meraviglia! Le due settimane seguenti passarono liscie come lolio!
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