(questo BLOG è stato visitato 73474 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
mercoledì 18 aprile 2007 - ore 11:09
Nell’Aprile del 1989
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Avevo otto anni e cinque mesi.
Inter - Napoli era la partita decisiva per lo scudetto, lo scudetto dei record, quello che sembrava dover aprire un ciclo. Era il primo anno in cui seguivo assiduamente il calcio e mi sembrava logico e naturale tifare per quella squadra fortissima con quel giocatore mostruoso con la maglia numero 10. Lothar Matthaeus, il mio primo idolo calcistico di sempre. E poi era la squadra per cui tifava mio padre e mi pareva bello condividere con lui quelle gioie. Andammo sotto grazie ad un gol di Careca, me lo ricordo ancora. Era il Napoli di Maradona, all’epoca lo odiavo: è da aneddoti simili che si capisce come il tifo possa annebbiare la vista e deviare la propria idea della realtà. A pensarci adesso mi vien da ridere: non mi son goduto Maradona perchè ero un bambino testardo che vedeva solo nerazzurro.
Pareggiammo con un’autorete di Fusi, e il sorpasso lo firmò proprio Lothar su punizione. Presi la mia BMX gialla e blu (un gioiellino che all’epoca non era ancora oggetto di culto ed evoluzioni, anzi i bambini con le bici col leggendario cambio a tre marce mi pigliavano anche un po’ per il culo), il mio bandierone e sfrecciai verso i giardini pubblici a festeggiare da solo. Gli altri tifavano tutti Milan, perchè c’erano gli olandesi. Mi guardavano dalle finestre e mi ricordo che Matteo disse "tanto l’anno prossimo non lo vincete". Seee, figuriamoci.
E invece aveva proprio ragione. Lo vinse la Sampdoria. Poi quasi 20 anni di vuoto. L’estate scorsa gira voce che ce ne sia stato assegnato uno, ma io fatico ancora a considerarlo "mio" e di certo non l’ho festeggiato.
Quest’anno qualcuno vuole farmi credere che valga poco, che erano capaci tutti, che qua e che là. Ma voi siete pazzi. Ma voi non avete idea. Quest’anno abbiamo sempre vinto. Sempre. Dappertutto. Con tutti. L’unica partita storta ci è costata la Champions, pazienza, non si può mica avere tutto. Markoski l’altro giorno, sotto di 2 gol col Palermo, mi manda un sms, "comunque vada a finire, io amo questa squadra". Ecco, è proprio questo il punto.
Qui c’è gente che ama questa squadra, comunque vada a finire.
L’interista non è un tifoso, è un filosofo. E oggi si celebra la rinascita ufficiale di questa filosofia, che magari da filosofia può riprendere ad essere normale tifo, perchè si spera che nei prossimi 20 anni le cose si normalizzino giusto un pelo.
Quindi ore 17.30, davanti alla tv, Inter-Roma. Poi potranno partire i festeggiamenti, proprio come il 5 maggio di cinque anni fa. Eh. Solo che quella volta il match point era solo uno, ed è stato sprecato nel più tragicomico dei modi. Se anche oggi dovesse andare male, o così così, nessun dramma, si festeggia domenica, o quella dopo, o quella dopo ancora. E’ una formalità. La più bella formalità della mia storia di tifoso.
LEGGI I COMMENTI (7)
PERMALINK