Dalla strage della Virginia Tech, ai video delle bravate giovanili su youtube. Dal suicidio del giovane preso in giro perchè similmente omosessuale, alle bravate alcoliche e non dei principini Windsor. Fatti più o meno seri, eventi disparati, quasi agli antipodi, che però hanno una linea di collegamento, un
fil rouge che va oltre al puro fatto di essere diventate cibo gustoso per le fameliche fauci della cronaca.

Qualcuno - anzi, molti - identificano questo filo comune nella debosciatezza delle nuove generazioni e nella deriva precipitosa della morale sociale. Interpretazione miope e superficiale, a parer mio. E pure peggio: anche poco originale. Sì perchè è dalla notte dei tempi che l’ultima generazione viene indicata come "la peggiore in assoluto", e il mondo sull’argine del baratro dell’inferno. Strano. Strano perchè pare difficile credere che bullismo, stragi, violenze giovanili e figli di papà non esistessero 30, come 50, come 200 anni fa. C’erano eccome, solo che si vedevano di meno. E anche allora, con ogni probabilità, la teoria "apocalittica" per spiegare questi fatti aveva grande fortuna.

Basta un segno: un eclisse nell’antichità, un video osceno oggi, e subito qualcuno grida al giudizio universale. L’allarmismo è una pratica che non passa mai di moda. "Il mondo sta invecchiando", ebbe a dire un filosofo medievale sulla medesima questione. E forse è davvero questo il problema. Il
trait d’union tra tutti questi eventi potrebbe essere non tanto la violenza e la sventataggine della nuova gioventù, ma il loro voler essere troppo poco giovani.

"Apparire ad ogni costo": questo è la formula magica che molti giovani hanno fatto loro. Gentile eredità degli adulti, che da tempo stanno silenziosamente insegnando loro l’importanza del gusto sottile della teatralità, dello spettacolo che seppellisce il pubblico. E’ l’estrema perversione dei warholiani 15 minuti di gloria, per i quali più di qualcuno è disposto a scendere molto, molto in basso.

D’altronde, è evidente che se dei giovani commettono una bravata per cui sanno di poter essere puniti e la rendono pubblica su internet, questo è un chiaro segnale di come al rischio di una grave punizione essi preferiscano potersi mostrare, anche solo per un momento, ad un vasto pubblico attento. E non importa poi molto se questo pubblico condannerà (grossolanamente, a volte anche precipitosamente e ) le loro "imprese": l’importante è essere, almeno per una volta, al centro della scena. E a rivedere il video girato da quel ragazzo-killer sud-coreano e mandato alle tv americane prima del massacro alla Virginia University, non ci ricordiamo da lontano della bravata di chi tira un astuccio ad un insegnante e pubblica il video su you tube? Forse le motivazioni sono le stesse, anche se con effetti tragicamente, efferatamente diversi?
