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Sunday, April 22, 2007 - ore 11:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ieri sera a Malcontenta - bravissimi




I ratti della Sabina sono un gruppo musicale formato da elementi provenienti dalla provincia dalla Sabina (Rieti). Il loro nome deriva dallo storico “ratto delle sabine”, provenendo dalla provincia Rieti, in Sabina, hanno fatto di un ratto stilizzato in un cartello stradale di pericolo il loro logo.

Già dagli esordi la dimensione live è fondamentale per il gruppo. Apprezzano anche suonare come musicisti di strada, agli esordi a Piazza Navona a Roma, al Carnevale liberato di Poggio Mirteto del quale non mancano mai un appuntamento, ai festival come il Ferrara Buskers Festival. Dal vivo, spesso, suonano senza scaletta lasciando all’improvvisazione la successione dei brani. Agli inizi viaggiavano su due auto piene zeppe fino all’inverosimile, nel 2004 hanno acquistato un furgone che hanno finemente decorato in stile "murales" e che oramai è parte insostituibile della loro immagine.

I Ratti nascono nel 1996 dall’incontro tra Stefano Fiori e Roberto Billi, i due frontmen, nonché autori dei brani. Si aggiungono man mano gli altri membri, prima la componente folk: Alberto Ricci alla fisarmonica e Alessandro Monzi al violino, poi quella rock: Carlo Ferretti alla batteria (e successivamente anche al pianoforte) e Valerio Manelfi al basso, alla fine Eugenio Lupi alla chitarra elettrica, il sound acquisisce sempre di più sonorità e ritmiche tipiche del folk rock, con una predilezione per il rock.

Nel 1998 registrano e autoproducono il primo disco Acqua e terra, che verrà poi rimasterizzato e pubblicato nel 2004. Oltre ai sette compare la collaborazione di Paolo Masci che successivamente entra in pianta stabile nel gruppo.

Nel 2001 registrano, in casa di Roberto Billi, Cantiecontrocantincantina, disco prodotto da UPRfolk, che si calcola abbia ventuto più di 5000 copie, per un disco che non è stato distribuito dalle grandi catene è un piccolo successo, ottenuto soprattutto in provincia di Roma grazie a Radio Rock che trasmette Il funambolo. Tra gli ospiti figurano Raffaello Simeoni e Margerita D’Ubaldo. Nel disco alcuni brani del precedente (Nel giorno della liberazione e La ciucca) e alcuni brani che verranno poi ripresi nel successivo: Linea 670 autobus della rete dei trasporti di Roma che attraversa un campo nomadi in zona Marconi, Il Giocoliere omaggio a Gianni Rodari, personaggio cui i Ratti sono particolarmente legati per l’insegnamento di "rimanere bambini", La tarantella del serpente, leggenda sabina (ma ne esistono di simili altrove, si pensi alla Fola del magalas dei Modena City Ramblers con Paolo Rossi che narra una leggenda simile in dialetto emiliano) che parla del Serpente Regolo.

Nel 2003 pubblicano Circobirò, loro terzo album, probabilmente il migliore e quello che li porta ad una certa notorietà. Brani rock, melodie popolari, tarantella e combat folk, canzone d’autore e testi impegnati, sociali e politici, ma sempre con molta dolcezza e senza slogan e spesso molta ironia. Musica per le orecchie e per la mente. Roberto Billi firma la maggior parte dei brani, una parte minore quelli di Stefano, che nel frattempo è impegnato con la tesi di laurea. Grandi ospiti nell’album: Marino Severini dei Gang ne L’uomo che piantava alberi, ; Stefano "Cisco" Bellotti e Francesco Moneti dei Modena City Ramblers ne Il mercante; Andrea Ra, cantautore romano, ne Lo scemo del villaggio e poi di nuovo Raffaello Simeoni ex Novalia e Margherita D’Ubaldo, inoltre la grafica dell’album è completata da disegni di Francesco Musante. Ci sono citazioni: Fernando Pessoa (Il violinista pazzo), Bruno Ciammola (La morale dei briganti), Jean Giono (L’uomo che piantava alberi); c’è la cultura popolare La Tarantella Del Serpente e Il Pifferaio Magico in dialetto sabino; c’è l’omaggio a Gianni Rodari in il giocoliere.

Nel 2005 esce A passo lento quarto disco, sotto la direzione artistica di Alessandro Finazzo detto Finaz della Bandabardò. Anche qui la serie degli ospiti è nutrita: Finaz che suona chitarra acustica, violoncello, contrabbasso, organo, synth e cori ed è co-autore de Il re dei topi, Mimmo Locasciulli e Raffaella Misiti degli Acustimantico, ancora Raffaello Simeoni. Gli stilemi rimangono simili, ma non per questo perdono vigore e originalità: c’è ancora Gianni Rodari in La rivoluzione e Dopo la pioggia con tanto di partecipazione di Maria Rodari, ci sono ancora leggende sabine ne L’abbatuozzo, c’è il brano di apertura La giostra che presenta il disco (come nel precedente era il circo presentato da Circobirò).


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