STO LEGGENDO
Magda Szabò
HO VISTO



ho rivisto:
prove di uccellomania;
una Lubitel;
lune nei pozzi e giocolieri infuocanti;
brigatiste e gente del nord est;
acciotolati mantovani;
dalle fessure di una maschera;
Schio affacciata dal teatro;
galeoni, cavalli e baci;
trampoli fuochi e colline;
olio e brillantini;
lettere di carta;
...
STO ASCOLTANDO
sufjan stevens
Antony and the Johnsons
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
le mie scarpe di cuoio
ORA VORREI TANTO...
liberarmi di me x un po’
STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
fritto misto
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) non riuscire + a trovare persone capaci di essere dolcemente sincere..
2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...
3) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
4) Andare a letto la sera (da solo) svegliarsi la mattina , andare a lavorare , e poi rifare sempre le stesse cose.E se tichiedono come va , rispondi :"BENE"!!!!!!
MERAVIGLIE
1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) il gelato!!!
3) fare quello che vuoi senza che qualcuno o qualcosa te lo impedisca
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) ridere fino a stare male
6) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
7) Sapere di poter dormire la mattina dopo....
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Tuesday, April 24, 2007 - ore 15:47
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Datemi un teatro che sia un mistero: come per gli antichi, un misto di oscurità e conoscenza.
Datemi un teatro che abbia la disciplina dell’orgia sacra, in cui io possa godere fino in fondo, fino all’estremo, dell’abbraccio con lo spettatore.
Datemi un teatro che mi accompagni nella notte, come le storie che gli anziani del villaggio raccontavano ai miei compagni africani, un teatro per i cuccioli d’uomo, accanto al fuoco, datemi un teatro che mi possa svegliare ogni giorno, che mi inizi ogni giorno al giorno e alla sua fatica.
Datemi un teatro che sia cibo, che io possa sentire sotto i denti.
Datemi un teatro che mi sprofondi nei sogni, che si allunghi nella mente come certi sogni, datemi un teatro che mi risvegli dagli incubi.
Datemi un teatro per tutti quei dannati, come me, che non sanno cos’è un villaggio, che non sanno cosa sono le ’radici’ e il ’popolo’, che conoscono solo gli appartamenti e il loro orizzonte schiacciato, che dividono lo spazio con il frigorifero, la lavatrice e la televisione, invece che con una comunità di presenze divine e di animali e di piante.
Datemi un teatro da coltivare con pazienza, ogni giorno, un teatro che respiri insieme alla città, alle sue generazioni, un teatro di vecchi e di adolescenti, di capelli bianchi e di primi ardori sensuali, un teatro di sovversivi e di costruttori, in cui sia impossibile distinguere tra gli uni e gli altri, un teatro in cui i padri non divorino i figli, né i figli accoltellino i padri, un teatro così esuberante di storie e presuntuoso da porsi al di fuori della Storia e dei suoi oltraggi.
Datemi un teatro in cui non si spali merda e disprezzo sulla voce dei poeti, su chi non conta nulla, datemi un teatro che sia alto e basso, filosofia e risate, tradizione e sgarro, femminile e maschile, bianco e nero e giallo e rosso e pure azzurrino.
Datemi un teatro in cui, per magia, il tempo non conti, e saltino i quadranti a tutti gli orologi.
Marco Martinelli
Ravenna, 1994
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