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Thursday, April 26, 2007 - ore 00:13


“Egli ci ha amati per primo”
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Parola di Dio

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio, perché Dio è amore. … Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: “io amo Dio” e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.

Dalla Prima Lettera di san Giovanni apostolo, capitolo 4, versetti 7-8. 16-21.

La nostra riflessione sulla Parola

1. Dio è amore, dunque chi ama è in Dio. Questa è la migliore “dimostrazione” dell’esistenza di Dio, perché non è una semplice riflessione, ma un mostrare diretto.

2. Amare Dio senza amare il prossimo è impossibile. Attenzione alle ipocrisie di chi crede che ci si salvi l’anima con molte preghiere, invece che con molto amore.

3. L’amore scaccia il timore, perché non si aspetta un premio, non ragiona in termini di premi e castighi, ma agisce immediatamente per pura solidarietà. Non solo nel campo umano, ma anche nei rapporti con Dio.

4. San Giovanni dice che in noi l’amore ha raggiunto così la sua perfezione. “in noi”, proprio noi qui presenti? Siamo sicuri di saper amare davvero?

5. Conosciamo, comunque sicuramente, qualcuno che è capace di amare davvero, senza secondi fini. Lì vediamo insieme l’amore, l’esempio, e Dio. Allora ringraziamo.

La riflessione del Papa

Chiariamo le idee

Tre parole chiave da comprendere:

1. SENTIMENTO: che l’amore sia sentimento lo sanno tutti, perché è qualcosa di spontaneo, che si sente con una modificazione piacevole di tutte le funzioni anche fisiologiche. Ma l’amore sentimento non è la sola passione: è l’emozione che unisce all’altro, non è egoistica come la pura passione.

2. INTELLETTO: molti pensano di essere già molto
progrediti quando superano la fase della passione amorosa e raggiungono quella del sentimento che è tenerezza, delicatezza ecc. Ma c’è altra strada da fare: altro passo è capire che nell’amore c’entra anche l’intelletto, perché la passione acceca l’intelligenza: ci fa vedere tutto rosa e poi si scopre a proprie spese che c’erano anche i difetti. L’intelletto ragiona e intuisce in modo lucido, ma non freddo. L’amore al suo terzo grado di elevazione implica l’uso dell’intelligenza per vedere pregi e difetti insieme e amare ugualmente con tutto il sentimento. Cioè amare senza illusioni, nella verità: premessa indispensabile per un amore duraturo.

3. VOLONTA’: Non basta ancora, perché l’amore perfetto non fa preferenze di persone, non si limita al coniuge, ai figli, ai parenti e agli amici, ma ama tutto il prossimo, cioè anche gli antipatici e i nemici. Questo è possibile solo se le idee dell’intelletto su che cos’è davvero amare sono chiare, e se la volontà si impegna a metterle in pratica. Così si scopre che al suo più alto livello l’amore può essere comandato, è un comandamento e non solo un sentimento spontaneo limitato a chi è attraente. Ma il comandamento non limita la libertà, anzi, la libera a sua volta: perché ci guida a raggiungere il livello di Dio in cui non c’è divisione. Una volta capito che la volontà di Dio è la migliore, ci disponiamo a farla con gioia e non per forza. Questo è l’amore perfetto.

In poche parole, cosa ci vuol dire il Papa?

Non c’è contraddizione fra amore e comandamento, perché l’amore pieno è molto più che sensazione, passione, sentimento, ma è sacrificio: il che implica che capiamo per quale motivo dobbiamo sacrificarci, e così poi cresce in noi anche la volontà e la forza di farlo.

Chiediamoci

1. Siamo davvero convinti che amare non sia solo una questione di sentimento?

2. Siamo davvero convinti che nell’amore bisogna anche riflettere e cercare la verità?

3. Siamo davvero convinti che al cuore si può comandare, cioè che il comandamento dell’amore per Dio e il prossimo è un vero comandamento e non soltanto un consiglio?

4. La nostra preghiera è fatta di parole, pensieri, silenzi; (ma anche di tante distrazioni); e l’amore? Pregare vuol davvero dire per noi cominciare a leggere o dire qualcosa per finire con un puro atto d’amore? (altrimenti la preghiera è parlare da soli o con gli altri!)

5. E i nostri rapporti col prossimo sono improntati allo spirito di comunione o di competizione, al di là delle parole?

6. L’amore per il prossimo nasce spontaneo o è un atto di volontà?

7. L’amore impegna la sensibilità, la ragione, la volontà, il temperamento, la libertà della persona. Sei d’accordo?

Dal testo dell’enciclica

La storia d’amore tra Dio e l’uomo consiste appunto nel fatto che questa comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e di sentimento e, così, il nostro volere e la volontà di Dio coincidono sempre di più: la volontà di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dall’esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all’esperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia.
I santi — pensiamo ad esempio alla beata Teresa di Calcutta — hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro col Signore eucaristico e, reciprocamente questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento.

L’amore cresce attraverso l’amore

L’amore è « divino » perché viene da Dio e ci unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia « tutto in tutti ».


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