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Thursday, April 26, 2007 - ore 17:09
A caso nella mia testa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Certo. Decisamente ci sono cose che dovrei aver il coraggio di sistemare una volta per tutte. Tipo riordinare gli armadi e buttare via quelle cose che tengo per ricordo. Tipo sistemare la scrivania a casa che straripa di cartacce. Tipo sistemare il rapporto con mia madre che è fondato su un equilibrio così precario che basta un nulla a farlo vacillare. O finirla di pensare che la gente mi giudichi soprattutto dall’aspetto fisico. O smetterla di mangiarmi le unghie. O raggiungere la forma fisica che invidio in qualcun altro. Togliere la maschera.
La verità è che qualcuno può considerarmi una persona bella, simpatica, sicura di sé e un po’ matta, ma delle volte non so nemmeno io cosa sono.
Sono solo una che non sopporta l’insoddisfazione e ne è tremendamente attratta perché è quello che la fa scattare in avanti. Sono una che odia l’ignoranza. E mal sopporta la banalità e la noia. Che da piccola era un po’ emarginata perché non era filiforme come le altre bambine. Ed era timida da far paura. Che a 13 anni ne dimostrava 20. E poi era lenta, non correva veloce. Che mangiava troppo. Che vomitava tutte le mattina per mesi prima di andare a scuola perché odiava il latte caldo ma nessuno lo capiva e lo doveva bere per forza. E’ cresciuta un po’ rabbiosa. Ha fatto a botte con un maschio alle elementari. Che ha iniziato a 15 anni a lavorare perché odiava chiedere i soldi in casa e il fiato sul collo. Che faceva 12 ore dietro il banco e poi puliva i cessi. Che usciva con 5 maschi e la guardavano storta in paese, “una ragazza sola in compagnia di 5 maschi”? Che ha cantato una sera da solista un pezzo gospel in teatro a Vicenza. Che ama la storia dell’arte, ma a scuola la descriveva da giornalista, e ad ogni compito in classe la prof glielo faceva notare. Che a 19 anni ha fatto una valigia e un biglietto di sola andata per l’Inghilterra. Che in due settimane si è trovata casa e lavoro, 10 ore a fare caffé e poi andava a scuola. Che è tornata perché la coscienza le diceva di fare così, e per quanto la odi quella coscienza, è quella che le ha permesso tante volte di non fare stronzate. Una che va a fare la legna nel bosco con il padre e che le amiche sfottono un po’. E’ quella un po’ sfigata, a detta delle ragazze, perché è diretta come un maschio e non ha paura di fare fatica. Perché odia le cinture con scritto a caratteri cubitali D&G e non spende 200€ per un paio di jeans. Perché a volte preferisce stare a casa a leggere che uscire per finire in un posto chic e vuoto come gli occhi di un animale imbalsamato. Che si è innamorata, spesso di “quelli sbagliati”, che aveva paura, che non vuole litigare. Che si vergogna un po’, a volte, arrossisce ancora, e ha la schiena curva perché a stare diritta con le spalle le sembra che sia troppo volgare avere tutto quel seno. Che si fa tante seghe mentali, lo so, ma è anche libera da tanti schemi. Che desidera spesso preparare uno zaino e salire su un treno, e allo stesso tempo ama troppo per farlo davvero e abbandonare tutto.
Che ama, con tutta se stessa, corpo, anima, cuore, che piuttosto di sentirsi a metà preferisce non essere affatto. Che ha trovato la serenità nell’Amare davvero, che ha un uomo che la ama anche per il suo cervello, che a nemmeno 22 anni ha un lavoro che molti sognano, che crede che abbracciare sia una delle più belle cose che si siano al mondo. Che domenica venderà fragole per l’AIDO. Che ha accettato ieri di essere candidata consigliere per le prossime amministrative comunali. Che collabora con un giornale, che ha vinto un concorso fotografico, che ha partecipato ad un corto e che scrive poesie. Che piange a volte e ride spesso, che aggrotta la fronte quando è concentrata. Che ama sedere ad un caffé, scrivere nel taccuino e fumare. Che ama fare foto. Tante. Strane, che capisce solo lei. Che ama il colore verde. Verde smeraldo. E il pancake. E il profumo della pelle di chi ama. Il mare.
Che ha incontrato tanti volti, e di ognuno conserva qualcosa, che ha udito tante storie, davanti ad un bicchiere di rosso, che ha pianto alla stazione quando qualcuno ripartiva, che ha lo stesso i brividi anche quando si sente al sicuro, che a volte è così debole e altre fottutamente dura e bastarda.
E delle volte conta tutte le cicatrici, una alla volta, e dietro le lacrime si sente forte, forte come un diamante, e fa schifo d’orgoglio, ma è felice di non aver mai mollato.
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