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Saturday, April 28, 2007 - ore 13:07
LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE
(categoria: " Pensieri ")
C’era in Grecia, migliaia di anni fa, una giovane principessa di nome Psiche, la cui bellezza era tale che tutti i principi delle città greche la chiedevano in moglfie. Era persino più bella di Afrodite, la dea della bellezza, tanto che essa, accecata dalla gelosia, impose ai genitori di Psiche di sacrificare la fanciulla legandola ad un’alta roccia per farla divorare da un drago feroce, pena l’ira divina, che avrebbe distrutto tutto il loro regno.
Il re e la regina non ebbero altra scelta che obbedire al volere della dea, e così Psiche fu condannata a morte e legata sulla roccia.
Il dio Amore, figlio di Afrodite, passando per le pianure che circondavano la roccia cui Psiche era legata, udì delle grida, e corse a vedere cosa stesse succedendo. Ma quando vide la bellissima principessa si innamorò perdutamente di lei, e non potè sopportare di vederla perire a causa dei capricci di sua madre, così chiamò Eolo, il dio dei venti, affinchè mandasse la brezza dello Zefiro a salvare la fanciulla e la portasse nella dimora di Amore, dove lui l’avrebbe aspettata.
Zefiro obbedì, e Psiche fu condotta al cospetto del dio, il quale si unì a lei tutte le notti, ma a patto che Psiche non lo guardasse mai in viso, poichè questo avrebbe infranto l’incantesimo che li teneva legati. Ma una notte, mentre Amore dormiva, Psiche non restistette alla tentazione di ammirare il viso del suo amato, ed accese la lampada, puntandola su di lui. Ma una goccia di cera cadde sul viso del dio, che subito si svegliò, e, scoppiando in lacrime fuggì via per sempre.
La favola di Amore e Psiche viene narrata da Apuleio nelle ’Metamorfosi’, per mettere in guardia i peccatori di ’curiositas’, affinchè tengano a freno la loro smania di sapere e non incorrano nell’ira degli dèi.
(Antonio Canova, ’Amore e Psiche’, 1793- Parigi, Luovre)
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