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Saturday, April 28, 2007 - ore 17:41
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(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ci sono due fratelli, dalle parti di Carpi, che hanno sempre il potere di farti sentire benvoluto, protetto, a tuo agio. Due che da una decina danni non si formalizzano per alcun motivo, che ti scarrozzano per l’Emilia a vedere i concerti che piacciono a loro, a mangiare dove van di solito, che ti tengono la testa mentre sei chino su un tombino dietro casa per due ore, solo perché un coglione ti ha messo qualcosa nella birra senza avvisarti.
C’era un momento in cui da bambino cantavi le canzoni di uno dei due, che sentivi alla radio e vedevi in televisione, c’era il periodo in cui andavi a vedere i concerti, attratto da quelle note. C’era quello in cui con quella persona, pioniera della rete, ti scrivevi per ore, parlando di sequencer che si inchiodano, virus da togliere, donne, massimi sistemi. C’è stato quello in cui è sceso da un palco per venire a stringerti la mano dopo che ti aveva riconosciuto, ce n’è stato un altro in cui si è alzato dalla poltrona del barbiere per fare 40 km e venirti a conoscere in uno studio.
E non erano le luci di una carriera, era forse una fase di
luce bianca che si faceva intravedere in fondo a un lungo tunnel, come lui stesso ammette. E piano piano quel piccolo fascio di luce è diventato un occhio di bue gigante, con il centro su di lui, più di prima, più che in ogni altro momento.
E mentre quel fascio di luce si espandeva, ti sei fatto da parte, senza sparire, per essere ancora più spettatore, dopo centinaia di km negli anni difficili, dopo treni, passaggi, Modena, Testaccio a Roma dopo un concerto di Max a Cinecittà. Messaggi, incontri rari, ma sempre stima, sempre l’attenzione su un amico caro che ce la stava facendo di nuovo. O, meglio, che riceveva il premio per ogni volta in cui non aveva smesso di crederci, di farcela.
E due ore sulla poltrona 11 della fila M di un teatro Toniolo in maniche corte, con la pelle d’oca dall’inizio alla fine, sono una ricompensa anche per te, pubblico, amico, spettatore ed attore di parte di quella lunga storia, narrata e taciuta da un palco.
Il palco di quello lì che ti diceva "verrò io a suonare al tuo matrimonio" o "momo, cazzo, ho il computer che non va anche stavolta", o "dan, sono john, fa’il pieno e parti", o si sfoga in televisione dando degli stronzi a chi non gli rimanda a casa il bimbo bielorusso a cui si era affezionato negli anni. Momenti chiari e momenti scuri, gesti scaramantici, affetto verso tanti, sconsolatezza verso pochi.
E nella cornice del teatro c’è un po’di tutto, persone che avevi "rimosso" e che avevi solo incrociato per caso, persone che hanno fatto parte della tua vita da protagoniste anche se per pochi mesi, chi ti ha pagato gli stipendi e trovato una casa quando sotto i riflettori c’eri pure tu, tanti curiosi, impresari, manager, musicisti che ancora ti chiamano per nome, a distanza di tanti anni.
E quella bella, bella, bella persona che fa parte di questa vita e che tanto ti ha insegnato. Anche a muoverti dentro quello che ti capita.

Grazie, Paulùn. Ti meriti ancora più luci di quante ne hai addosso ora.
M’HANNO LASCIATO QUI - PAOLO BELLI
M’hanno lasciato qui
come un cane per strada
non so più cosa fare
non so dove si va
M’hanno lasciato qui
in mezzo a tanta gente
urlo più forte ma qui
qui nessuno mi sente.
Sono qui con me
appoggiato ad un muro
sono qui con me
sto parlando da solo.
M’hanno lasciato qui…
m’hanno lasciato da solo
sto cercando qualcuno…
m’han lasciato solo
M’hanno lasciato qui
in mezzo a tanta gente
mai nessuno che si
che si fermi un istante
M’hanno lasciato qui
come un cane arrabbiato
adesso quel cane lì
adesso è molto incazzato
Sono qui con me
appoggiato ad un muro
sono qui con me
sto gridando da solo.
M’hanno lasciato qui…
m’hanno lasciato da solo
sto aspettando qualcuno…
anche solo uno sguardo
M’hanno lasciato qui…
ma non m’hanno schiacciato
e se non trovo nessuno…
vado avanti da solo.
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