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Monday, March 15, 2004 - ore 11:16
meditate
(categoria: " Riflessioni ")
VOTO TRA RABBIA E DOLORE
DOPO GLI ATTENTATI DI MADRID
- Ai nostri microfoni Alberto Negri -
Oltre 34 milioni di elettori e più di 56 mila sezioni dislocate in 19 regioni. Sono questi i principali dati relativi alle elezioni politiche cominciate questa mattina in Spagna, in un clima di forte tensione per i tragici attentati che hanno devastato Madrid. Le operazioni di voto termineranno questa sera alle 20 e in serata affluiranno i primi dati. Il servizio di Giancarlo La Vella:
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In Spagna sta per essere varata l’ottava legislatura, ma il prossimo Parlamento non vedrà la presenza del premier Aznar, che dopo aver lasciato la politica attiva ha affidato la guida del Partito Popolare a Mariano Rajoy, che si trova ora a gestire la difficile eredità di riconfermare quella maggioranza assoluta decretata 4 anni fa dagli spagnoli alla destra moderata. Al governo Aznar si riconosce, abbastanza unanimemente, il merito di aver portato la Spagna a livelli economici di eccellenza, ma di avere diviso il Paese invece sulla scelta di appoggiare Stati Uniti e Gran Bretagna per la guerra in Iraq e questo è proprio uno dei motivi conduttori della campagna elettorale del Partito socialista: questa è la maggiore formazione di opposizione e la seconda forza del Parlamento - conta infatti 125 seggi sui 350 del Congresso dei deputati rispetto ai 183 dei popolari – ed è inutile negare che gli attentati di giovedì scorso condizioneranno in qualche modo il voto.
Ieri sera la svolta nelle indagini che fanno indirizzare decisamente i sospetti sulla pista islamica, anche se non è possibile ancora scartare nessun altra ipotesi. Intorno alle ore 20 il ministro degli esteri ha annunciato in conferenza stampa l’arresto di 3 marocchini e due indiani, che avrebbero fiancheggiato gli autori degli attentati. Immediata la protesta di alcune migliaia di persone davanti alla sede del Partito Popolare di Madrid e di altre città. Alle accuse di aver manipolato la verità, il ministro degli esteri ha risposto affermando che l’esecutivo Aznar ha reagito sempre con estrema chiarezza e che ancora non è possibile escludere alcuna ipotesi nello sviluppo delle investigazioni.
Dalle 9 di questa mattina gli spagnoli si stanno recando alle urne, lo hanno fatto anche il premier Aznar e il leader socialista Zapatero. “In nessun modo – ha detto Aznar – gruppi di fanatici impediranno agli spagnoli di vivere in libertà”. “Spero che la Spagna superi questo difficile momento”: è stato invece il commento di Zapatero.
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Le indagini degli inquirenti sui tragici attentati di Madrid si sono progressivamente spostate dall’organizzazione terroristica dell’Eta alla rete di Al Qaeda. Su questa nuova fase investigativa, ascoltiamo l’inviato de “Il sole 24 Ore”, Alberto Negri, intervistato da Amedeo Lomonaco:
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R. – Si tratta sicuramente di una svolta interessante anche se nessuna delle ipotesi viene ancora del tutto scartata. Si deve notare che il governo spagnolo ha mostrato un forte imbarazzo in questa occasione: aveva puntato immediatamente il dito contro l’Eta e poi, ha progressivamente spostato il mirino nei confronti dell’estremismo islamico.
D. – Come ha reagito il mondo arabo a questi ennesimi attentati?
R. – Il mondo arabo non ha reagito con stupore. La dimensione dell’attentato, fin dall’inizio, aveva fatto pensare in Medio Oriente che, dietro la strage di Madrid, ci fosse la mano di un’organizzazione diversa dall’Eta. La stessa difficoltà a rivendicare gesti di questo genere rivela comunque che è difficile tradurre atti di terrorismo così terrificanti in atti e azioni politiche; rivela anche, qual è il reale obiettivo e la vera natura del terrorismo: quella di mantenere in stato di shock e di insicurezza intere popolazioni e governi.
D. – E’ reale l’ipotesi di una fusione tra un terrorismo globale, come quello drammaticamente messo in atto dall’estremismo islamico, e organizzazioni che invece hanno una dimensione locale?
R. – Il terrorismo islamico nasce su base locale e poi assume una dimensione più estesa con la guerra in Afghanistan. Non è assolutamente da escludere che proprio questa organizzazione riesca a sfruttare quelle che sono le contraddizioni locali. Il terrorismo di al Qaeda non prende, infatti, soltanto spunto dall’Islam o dalle situazioni incancrenite del Medio Oriente, ma ideologicamente preme su quella che è una sorta di lotta antimperialista.
D. – La tragica scia di orrore e odio potrebbe colpire in futuro altri Paesi e tra questi, quali sono più a rischio?
R. – L’Italia sicuramente – per dirne uno – è uno dei Paesi nel mirino, come lo sono tutti gli Stati occidentali che, in qualche modo, partecipano alla coalizione internazionale in Iraq. Si deve inoltre sottolineare un fatto: la maggior parte, finora, dei volontari reclutati da al Qaeda è sempre venuta dal Pakistan, dall’Egitto e dall’Arabia Saudita, tre Paesi che sono alleati degli Stati Uniti. Questo dato dovrebbe far riflettere l’amministrazione americana.
D. – Come scongiurare adesso questa drammatica minaccia?
R. – Certamente la minaccia di al Qaeda ha una caratteristica inedita che è quella di essere globalizzata e di appoggiarsi su una rete economico-finanziaria importante; questo rende tale organizzazione sicuramente più pericolosa, ma forse, in futuro, anche più penetrabile di quanto non sia adesso.
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