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Tuesday, May 01, 2007 - ore 14:24
E se la morte fosse un prato fiorito?
(categoria: " Riflessioni ")
“Muoio dal sonno”, “Sto morendo di fame”, “peggio di così si muore”….
Fermiamoci a pensare un attimo… Quante volte al giorno nominiamo la “morte” nei nostri discorsi e magari ridendo? Abbiamo sempre la morte in bocca. E non ce ne accorgiamo nemmeno. Eppure… Non appena si parla di morte nel vero senso della parola, nel momento in cui la morte viene usata non più a sproposito e inconsapevolmente.. Cala un profondo silenzio imbarazzante, i volti diventano seri, cupi o avvolti da una sorta di compassione di circostanza.
La morte è una cosa seria, non c’è da ridere, non è mica uno scherzo!!
Chi è sano, non pensa spesso alla morte. Essa per molti è un tabù vero e proprio.
Eppure tutti sappiamo che l’unica cosa certa della vita è che dobbiamo morire..
Nonostante ciò, di fronte a questa incombente “spada di damocle”, diventiamo tanti piccoli struzzi. Ma la morte C’E’. C’è sempre, è un fattore della vita quotidiana, noi possiamo far finta che lei non esista, esorcizzarla, rimandarla.. Illusionismo bello e buono, la morte è ovunque, anche se chiudiamo gli occhi.
Fortunatamente però anche la vita è OVUNQUE, e questa è una grande compensazione.
Tutti siamo morti almeno una volta nella vita. Oh sì, tutti siamo morti... Ma siamo anche resuscitati. Perché la morte non è solo la cessazione permanente delle funzioni vitali. Esiste anche la morte interiore, la morte dei sentimenti, la morte della felicità, la morte della vita intesa come “voglia di vivere”.
La morte fa più paura a chi resta in vita che a chi muore o sta per morire, poiché ai vivi lascia un immenso vuoto, una sensazione d’impotenza e inspiegabilità.
La morte è così ostile all’uomo anche perchè è uno dei grandi misteri dell’esistenza… L’uomo è notoriamente un “animale razionale”, è al perenne inseguimento dei “Perché?”.. E la morte è senza un perché. Inoltre nessun uomo sa cosa lo aspetta dopo la morte: la gigantesca incognita dell’umanità intera…
Certo chi è cristiano e ha fede è avvantaggiato.. Dopo la morte si va in paradiso o all’inferno.. Ah sì, c’è anche la mezza via del purgatorio che accontenta un po’ tutti… E spesso chi è veramente fedele riesce ad accettare meglio il decesso di un caro: la morte è l’inizio della vera vita, quella eterna. Ma alla fine, chi è che sa con certezza cosa ci aspetta nell’aldilà??
Anche la personale rappresentazione della morte influisce sul nostro rapporto con essa… L’allegoria universale è quella dello scheletro incappucciato e la falce. Ma chi è che lo ha deciso che la morte è un cappuccio nero e un’affilata falce??!!
La morte potrebbe anche essere un verde prato straripante di fiori colorati e profumati, una cascata incantata, un dolce planare infinito, una morbida nuvola su cui riposarsi, un meraviglioso castello delle fiabe..
“Tutti moriremo”. Mah.. Convinzione contestabile.
Se guardiamo dal punto di vista fisico, verissimo. C’è chi però, nonostante la morte fisica, è rimasto immortale. I “Grandi” della storia, o persone che hanno lasciato un segno indelebile, che non verranno mai dimenticate. Ci sono persone che sono state importanti nella nostra vita, che vivono ancora dentro di noi, nella nostra memoria, nei nostri gesti, nei nostri cuori.
Da bambina ero convinta che nessuno dei miei cari potesse morire.. Pensavo: “No, Dio non mi farebbe mai un dispetto così grande.. A me e alla mia famiglia non può succedere niente.” Crescendo poi, questa sorta di egocentrismo si è sfumata in fretta, lasciandomi disillusa e con un rapporto molto conflittuale con la morte, tanto da non riuscire più nemmeno a passare davanti ad un cimitero.
C’è una frase emblematica che a me piace tanto e mi consola.. “Non conta quanto si vive, ma come”. Concordo. Concordo pienamente. Ma mentre il “quanto” la maggior parte delle volte non dipende da noi, del “come” spesso siamo noi gli artefici, i protagonisti.
Impegnarsi a vivere appieno la propria esistenza, nella maniera più proficua, più felice.. Godendo di ciò che essa ci offre senza inseguire scopi (o persone..

) irraggiungibili.
Ricordando il tragico paradosso che ogni giorno che viviamo in più, è un giorno in meno che ci resta da vivere.
Megghi
P.s. Ad alcuni sembrerà un posto depressivo, magari.. beh, è lesatto contrario..
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