
Angelodinome, 30 anni
spritzino di Padova
CHE FACCIO? Diavolo Custode
Sono sistemato
[ SONO OFFLINE ]
[
PROFILONE ]
[
SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO
Si
HO VISTO
STO ASCOLTANDO
Si
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Camicia di Forza, mascherina di Hannibal The Cannibal e
sombrero
ORA VORREI TANTO...
Si tanto
STO STUDIANDO...
No
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Quando si confonde quella perenne voglia di sorridere...di divertirsi...di essere spensierati,di sognare ad occhi aperti col fatto di non avere problemi e di essere sempre felici..
2) Fare i conti con la propria coscienza
3) Sentirti fuori luogo in mezzo agli amici
4) La gente che non sa ancora come si usano le rotonde!!!!!
5) Quando cominci a recitare anche con te stesso.
6) La malinconia...quel senso di disagio e di sconforto che a volte ti prende senza nessun motivo..
7) I ciclisti in mezzo alla strada con la pista ciclabile a fianco!!!!!
MERAVIGLIE
1) il sesso
2) Innamorarsi della stessa persona come la prima volta
3) B A D O L E !
(questo BLOG è stato visitato 41833 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Wednesday, May 02, 2007 - ore 15:21
Potrebbe non essere utile
(categoria: " Riflessioni ")
"Sotto la pioggia, senza ombrello, ci si bagna di meno
correndo o camminando a passo d’uomo?
La rappresentazione matematica del problema
è formalmente semplice:

dove dW/dt rappresenta la quantità d’acqua che ci bagna nell’unità di tempo, dW/ dt; è la densità della pioggia (definita come massa d’acqua per unità di volume), V è la velocità relativa della pioggia rispetto a noi, e dA è la superficie del corpo esposta alla pioggia.
La variabile che ci interessa (un vettore, per la precisione) è la V, perché dipende dalla differenza tra la velocità della pioggia e quella con cui procediamo.
Camminare o correre?
Ebbene, posto così, nonostante la correttezza formale, il problema non è risolvibile in linea generale.
La superficie del corpo, ad esempio, è variabile: io, magro, sono meno esposto alla pioggia di Giuliano Ferrara (posto che Ferrara sia in grado di correre).
Occorre semplificare.
E qui si entra in una tradizione matematicamente consolidata: eliminare le difficoltà introducendo i cosiddetti schemi “ideali”.
Nel nostro schema ideale la pioggia cade verticalmente mentre noi ci muoviamo orizzontalmente.
Non solo.
Le differenze volumetriche tra l’uomo normale e Ferrara vengono “schiacciate” rappresentando il corpo fisico come un parallelepipedo di area a x A, dove a è la superficie rappresentata da “spalle più testa” mentre A è l’area frontale (viso petto braccia stomaco gambe ecc).
In queste condizioni l’integrale si semplifica parecchio:

W è la massa d’acqua totale che investe il corpo, ρ la densità della pioggia, a l’area del corpo vista dall’alto e A quella “frontale”. Vr e Vp sono, rispettivamente, la velocità della pioggia e quella del nostro corpo, mentre t è il tempo di esposizione alle intemperie.
Quest’equazione ci dice che le uniche variabili sotto il nostro controllo sono la t (il tempo che passiamo sotto la pioggia) e la Vp (la velocità con cui corriamo).
Più precisamente, ci bagneremo di più se:
1) Stiamo a lungo sotto la pioggia (ovvio).
2) Corriamo molto velocemente.
Secondo quest’analisi correre sotto la pioggia non è una grande idea.
Anzi, rimanere fermi è l’ideale.
(pausa)
Ma che succede se in lontananza vediamo un portico sotto cui poterci riparare?
Occorre introdurre una nuova variabile nell’equazione. Supponendo che il riparo sia a distanza D e che iniziamo a correre per raggiungerlo, il tempo trascorso sotto la pioggia (la variabile t dell’equazione precedente) sarà D/Vp.
L’equazione, sotto queste condizioni, si particolarizza così:

Risulta evidente che massimizzando la velocità Vp con cui corriamo verso il riparo, rendiamo minima la quantità d’acqua che ci bagnerà.
(E allora, cosa diavolo fare?)
La matematica dice così: “se inizia a piovere, individua il riparo più vicino e raggiungilo il più velocemente possibile”.
Esattamente ciò che farebbe qualsiasi persona dotata di buon senso.
Matematica o meno."
PERMALINK