
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Tuesday, March 16, 2004 - ore 13:14
la biblioteca.. vita troppo quotidiana..
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La biblioteca crea imbarazzo. Più di molti altri luoghi pubblici. La biblioteca è silenzio, e ogni minimo rumore è sotto gli occhi- le orecchie di tutti. Starnutire? Ma cosa dici! Non si può! C’è il signore con la giacca che studia per la patente che non ti molla un attimo solo se respiri più forte del previsto. Avrà più o meno 50 anni, e il mese scorso ha deciso di farsi crescere il pizzetto. È completamente pazzo. Non si può fiatare se seduti vicino a lui. Mettersi a tossire o starnutire è uno sfregio! La prende come un’offesa personale! Alza gli occhi dal libro dei test, la matita fra le dita vecchie e grinzose, ti fissa con l’aria da maniaco e giuro ha l’aria da maniaco più di chiunque altro, lui e quella sua giacca quadrettata di marrone e verdone. Secondo me si è preso il kit del piccolo dittatore.
Ti cade una penna? Sfigato. E poi tutti, dico tutti si girano a guardarti come se avessi sacrificato il vitello grasso a Satana. Imbarazzante. Ogni rumore fuori previsione è catalogato. Impari a distinguere una matita da una penna dal suono dell’impatto col pavimento. E una biro da una penna stilo dai porco e so dei proprietari. Oppure la sala ride. Mi è solo caduta una penna, non ho fatto lo zelig! Cosa c’è da ridere? Fa ridere una penna che cade? Dai, la prossima volta giro pagina in piedi e facciamo un brindisi. Oppure mi metto a testa in giù per sottolineare. Dai facciamo il circo! Se poi cade il cellulare, li devi rassegnarti. Diventi lo zimbello di Treviso. E mentre tu ti disperi e ti frusti la schiena per il tuo cellulare mms ultimo modello con blutut e porcherie varie che è in frantumi sul pavimento, questi ti guardano di nascosto, da dietro i libri, e ridono. Vi spacco la faccia se succede a me.
Ma c’è un’altra cosa di cui non mi so dare spiegazione. Il saluto da biblioteca è diverso. Allora, se ci si trova fuori in pausa cicca è un ciao, magari con sorrisi e frasi in allegato. Se ci si incontra dentro è un cenno di capo, abbozzo di sorriso se la persona merita. Ma qui viene il bello. Ci sono quelli che ti salutano ogni volta che ti vedono. Oppure che sorridono (alternativamente al ciao) a ogni passaggio davanti al tuo tavolo. Se non rispondi sei un fallito. Sei eliminato. Per loro sei morto. Ma cosa devo fare! Ti ho detto ciao come stai non più di venti secondi fa! Nel frattempo hai avuto un figlio? No! Sei seduto tre banchi dietro di me, se ti fossi fatto biondo l’avrei notato! Ma sei uguale a venti secondi fa! Trenta ormai, visto che sono 10 secondi che stai a fissarmi aspettando che ti dico ciao. Ancora? Basta no!!
E ci si vede ogni giorno. Le stesse persone ogni giorno. Non voglio calcolare quante volte ho salutato Albertino o Dado.
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