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...Le infuocate carezze
l’invidiabile savoir faire
dolce intenso e brutale ah!
Quanta nobile poesia
padre, amante, padrone
nel tuo conto corrente ah!
In salute ed in malattia
finché morti non ci separi
Vorticosa passione
o mia belva insaziabile
nel tuo caldo e accogliente harem
In salute ed in malattia
finché morte non ci separi
Fai di me la tua geisha
fai di me la tua umile serva...

CARMEN CONSOLI





CONFUSA E FELICE

Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
È così piccolo il mondo che ci osserva
Sai benissimo che non chiedo tanto adesso
È così limpido il mare che ci ascolta che ci addormenta
Rit.
Vorrei tentare
Vorrei offrirti le mie mani
Vorrei tentare
Vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c’è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
Sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
È così fragile il mondo che ci aspetta, che ci spaventa....

CARMEN CONSOLI


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Tuesday, March 16, 2004 - ore 14:40


AGOSTO 1987, UN PICCOLO PAESE NEL SUD DELLA FRANCIA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Era il loro primo giorno insieme.
Erano partiti presto da Ginevra e avevano viaggiato tutta la mattina, sulla Renault bianca di Lui, per essere a Grenoble a mezzogiorno. L'aria era fredda, ma Lei teneva il finestrino abbassato; il vento che le scompigliava i lunghi capelli biondi le dava una strana sensazione. Con gli occhi socchiusi, assaporava il piacere del viaggio, la velocità, il profumo delle montagne francesi. Lui scherzava con Lei, accarezzandole piano il ginocchio.
A Grenoble si erano fermati a mangiare, parlando delle piccole cose di cui si parla in viaggio: la benzina, i chilometri ancora da fare, le sigarette.

"Ma non fumerai troppo?", le disse Lui.

Lei scrollò le spalle, nel gesto universale di chi non se ne preoccupa. Aveva ricominciato a fumare da poco, da quando la storia con l'Altro era finita, evaporata nel suo desiderio di vivere la sua vita - una vita in cui Lei, guarda caso, non c'era. Non erano certo le sigarette a farle male.

Dopo una breve visita alla città si erano rimessi in viaggio, verso la Camargue.
Il crepuscolo li aveva colti in viaggio, a pochi chilometri da Arles, e Lui era uscito dall'autostrada, alla ricerca di un posto per la notte. Solo al terzo tentativo avevano trovato una camera disponibile; il prezzo era forse troppo alto, ma la stanchezza, l'attesa e il desiderio erano stati abbastanza forti da renderlo ragionevole.

Lui aprì la porta. Il letto a due piazze, con un copriletto verde, sembrava riempire completamente la stanza. Alla loro sinistra, una finestra si apriva sul cortile interno dell'albergo, alla loro destra la porta del piccolo bagno.

"Non ho mai capito come fanno i francesi a dormire su questi letti" - disse Lui, guardando quella specie di rotolo che lì usano al posto dei cuscini - "Ci aspetta una notte scomoda. Facciamo una doccia e andiamo a mangiare qualcosa".

Lei guardò il letto, poi aprì la sua valigia e andò a togliersi di dosso i vestiti di un giorno di viaggio. Si fece la doccia lentamente, assaporando la senzazione dell'acqua calda che le scorreva sul corpo snello, percorrendo tortuosi ruscelli tra le sue spalle, i suoi seni, le sue gambe. "Come sarà?", pensò. Per la cena scelse un pantalone bianco e un leggero top blu. Lui indossò una camicia dai colori vivaci. Guardandola, riflessa nello specchio, le sorrise. Erano pronti.

La cena al ristorante fu breve, non avevano voglia di mangiare. L'immagine di quel letto, di quella notte che doveva arrivare, inquietava un pò tutti e due.
Tornarono in camera poco dopo le undici, tenendosi per mano sulle scale. Lui la sfiorò con un bacio, prima di entrare.

"Andiamo", le disse, e la sua mano si strinse un pò di più sulle dita di Lei.

Lei entrò in bagno per prima, indossò un camicione da notte giallo (quante volte l'aveva messo quando stava con l'Altro?) e uscì dal bagno. Mentre Lui entrava, i loro sguardi si incrociarono. C'era lo stesso timore negli occhi azzurri di Lei, negli occhi azzurri di Lui.
Scostò il copriletto e si sedette dalla sua parte del letto, di fronte alla porta del bagno. Mentre lo aspettava, sentì il ritmo del suo respiro, a poco a poco, aumentare; quando Lui uscì le sembrava ormai che il cuore, impazzito nel petto, volesse scapparle fuori dalla gola. Lui era a torso nudo, con solo un pantaloncino grigio addosso. Girò intorno al letto e:
"Fa caldo, vero?", le disse prima di sdraiarsi.
"Spegni la luce", gli disse Lei.
Nella stanza rimase solo la luce fioca della lampadina del comodino di Lui. In quella luce, gli occhi di Lei brillavano.... Amore?.... Desiderio? ...Paura?

Liberamente ispirato a una storia vera, by Hermes (www.i-racconti.com)


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