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I’m not saying it was your fault
Although you could have done more

Oh you’re so naive yet so

How could this be done
Your such a smiling sweetheart
Oh and your sweet and pretty face
In such an ugly way
Something so beautiful
That everytime I look inside

I know that she knows that I’m not fond of asking
True or false it may be
She’s still out to get me

I know that she knows that I’m not fond of asking
True or false it may be
She’s still out to get me

I may say it was your fault
Cause I know you could have done more

Oh you’re so naive yet so

How could this be done
By such a smiling sweetheart
Oh and your sweet and pretty face
In such an ugly way something so beautiful
Everytime I look inside

I know that she knows that I’m not fond of asking
True or false it may be
She’s still out to get me

I know that she knows that I’m not fond of asking
True or false it may be
She’s still out to get me

How could this be done
By such a smiling sweetheart

Oh you’re so naive yet so

Such an ugly thing
Someone so beautiful
And everytime you’re on his side

I know she knows that I’m not fond of asking
True or false it maybe be she’s still out to get me

And I know she knows that I’m not fond of asking
True or false it maybe be she’s still out to get me

Just don’t let me down
Just don’t let me down
Hold on to your kite
Just don’t let me down
Just don’t let me down
Hold on to your kite
Just don’t let me down
Just don’t let me down
Hold on to this kite
Just don’t let me down



Get on your dancing shoes
There’s one thing on your mind
Hoping they’re looking for you
Sure you’ll be rummaging’ through

And the shit, shock, horror
You’ve seen your future bride
Oh, but it’s oh so absurd
For you to say the first word
So you’re waiting and waiting

The only reason that you came
So what you scared for?
don’t you always do the same
It’s what you there for, don’t you know

…the lights are flashing
Down in here tonight
And some might exchange a glance
But keep pretending to dance

Don’t act like it’s not happening
As if it’s impolite
To go and mention your name
Instead you’ll just do the same
As they all do, and hope for the best...

The only reason that you came
So what you scared for?
Well don’t you always do the same
It’s what you’re there for but no

Get on your dancing shoes
You sexy little swine
Hoping they’re looking for you
Sure you’ll be rummaging through

Oh and the shit, shock, horror
You’ve seen your future bride
Oh, but it’s oh so absurd
For you to say the first word
So you’re waiting and waiting

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Scaldacuore nero di maglina con ruches, canotta rossa con fiocchetti in raso, longuette minimal nera, collant in lycra setificata nera e decolleté tacco alto rigorosamente rossi.
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Mangiare sushi con le mie splendide girls...
ragazze mi mancate troppo.


STO STUDIANDO...

oltre ai comportamenti sociologici del resto del mondo che mi circonda...
e tutte le ultime collezioni primavera/estate di Vogue e di rue Montague à Paris,
mi diletto nella lettura di questo appassionante libro:
"Di Nolfo E., Storia delle relazioni internazionali 1918 - 1992, Laterza, 1994"

OGGI IL MIO UMORE E'...

mutevole.

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Saturday, May 05, 2007 - ore 03:58


Bella Ségolène...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ERA l’ultimo esame. Il più importante. Il più spettacolare. Anche questa volta Ségolène Royal ha superato la prova, con un piglio che, in alcuni momenti, ha forse fatto sobbalzare la Francia assiepata davanti ai televisori. Nella foga polemica ha accusato Nicolas Sarkozy di "approssimazione" e di "immoralità politica", costringendolo a reagire a quest’ultimo rimprovero. "Lei sta perdendo i nervi Madame!". " No, monsieur, sono in collera". In questo battibecco è riassunto il clima in cui si è svolto il dibattito finale, il rituale faccia a faccia, che precede l’elezione del presidente della Repubblica.

Lei, la candidata di sinistra all’attacco, a volte sferzante con l’avversario, decisa a non lasciarsi dominare e a imporre i ritmi del confronto. Lui, il candidato di centro destra, di solito irruento, era al contrario in questa occasione composto, a tratti persino remissivo, sulla difensiva, chiaramente deciso a non perdere le staffe, a non avvalorare le accuse di "brutalità" lanciate dagli avversari. Doveva smentire questa fama, soprattutto polemizzando con una donna.

Ségolène Royal doveva recuperare, ieri sera, davanti a più di venti milioni di francesi, lo svantaggio rispetto a Nicolas Sarkozy, favorito in tutti i pronostici. Per lei era l’ultima grande occasione a tre giorni dal voto di domenica prossima. Alle 21, all’inizio del dibattito, il distacco tra i due pretendenti, stando ai numerosi sondaggi (rivelatisi abbastanza esatti al primo turno), era in media di circa quattro punti (52-48%. Per rovesciare la situazione Ségolène Royal doveva recuperare almeno due milioni di intenzioni di voto.

A tarda sera, quando era quasi mezzanotte, la prima donna arrivata sulla soglia del Palazzo dell’Eliseo, era riuscita nell’ardua impresa? Il suffragio universale conserva una sua imprevedibilità, gioca spesso degli scherzi agli esperti in demoscopia. Si ribella alla loro aritmetica. Resta dunque difficile, sulla base di quella aritmetica, quantificare il recupero realizzato da Ségolène Royal ieri sera, tenendo testa a Nicolas Sarkozy, dimostrando agli scettici la sua conoscenza dei problemi, e la sua abilità nel replicare all’avversario. Altrettanto difficile stabilire quanti non hanno apprezzato la sua aggressività, interpretandola come un eccessiva dimostrazione del suo forte carattere. Questo può avere avuto un effetto negativo.

Una nostra valutazione delle due tendenze conducono a un saldo piuttosto positivo per la candidata socialista. Più difficile dire se il successo le basterà.
Nello scegliere il presidente - monarca i francesi cercano un personaggio capace, per carattere e competenza, di gestire la cosa pubblica, e al tempo stesso di esprimere idee il più possibile condividibili. Chi sa realizzare una sintesi di queste due qualità è il favorito. Per Ségolène Royal, come donna, l’esame era particolarmente severo. Lo era ancor più come donna bella ed elegante. Nel confronto con Sarkozy ha dimostrato di avere il carattere e la competenza richiesti dal ruolo presidenziale. E con il suo discorso, rivolto agli elettori di sinistra ma anche a quelli centristi riversatisi al primo turno su François Bayrou, ha senz’ altro ottenuto un risultato soddisfacente. Ma probabilmente non è riuscita a vincere molti pregiudizi.

I due candidati hanno rispecchiato le esatte immagini di se stessi, cosi come sono apparse agli elettori negli ultimi mesi, durante l’estenuante campagna. Lui liberista, lei una socialdemocratica rivolta ai modelli scandinavi. Entrambi ansiosi di dimostrarsi uomini nuovi, decisi " a far politica in un altro modo ". Lei aggressiva nel rinfacciare a Sarkozy gli anni passati al governo, e nell’invitarlo a fare un bilancio di quel passato come ministro degli interni e delle finanze, e a non sconfinare nel futuro come un uomo nuovo, senza macchia. Da qui l’accusa di scarsa credibilità. Alla quale lui ha replicato cercando di mettere in difficoltà Ségolène Royal sul piano economico. Sollevando puntualmente dubbi sull’esattezza dei costi delle sue riforme e sulla possibilità di finanziarle.

Ma soprattutto i due candidati hanno confermato il loro carattere.
Hanno tratteggiato con piglio il ritratto della loro Francia rispettiva. Due ritratti non proprio diversi, anche se basati su valori più generosi per l’una e più efficaci per l’altro. Lei con uno dei suoi classici tailleur, questa volta scuro, su una camicia bianca, e l’eterno sorriso, smorzato però in più occasioni dalla collera, o dalla foga polemica. Quello di Ségolène Royal era l’immagine un po’ oleografica della donna politica progressista, ribellatasi al conservatorismo della famiglia di militari (il padre colonnello e il nonno generale " venuto dalla gavetta "), formatasi nelle grandi scuole della Repubblica, prima Sciences Politiques poi la Scuona nazionale per l’Amministrazione, da cui escono ministri e presidenti. E ancora il lungo tirocinio all’ombra di François Mitterrand. Guardandola e ascoltandola i francesi leggevano la sua biografia. E vedevano anche la rappresentante di una sinistra moderna, alla quale gran parte delle classi popolari hanno voltato le spalle, e alla quale si rivolgono in particolare le classi professionali e gli abitanti delle città.

Altrettanto evidente il ritratto di Nicolas Sarkozy, un francese alla prima generazione, figlio di emigranti benestanti (un padre della piccola nobiltà ungherese), un avvocato con la politica nel sangue e una voglia di conquistare Parigi e la Francia, come un personaggio di Balzac. Un tribuno con accenti che piacciono alle classi popolari, e al tempo stesso legato ai grandi patrons: Lagardère (editoria, aeronautica), Bouygues (edilizia, televisione, telefoni), Dassault (stampa, armi aeronautica), Pinault (distribuzione, moda).

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