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Thursday, May 10, 2007 - ore 21:49 Italiani in libera uscita Da La Repubblica del 9 maggio 2007 ![]() Al via a Bologna le celebrazioni italiane per il ventennale del programma europeo Prodi: "Per la laurea obbligatori sei mesi allestero". Dal 1987 sono partiti quasi 200mila italiani In festa i ragazzi che sognano lEuropa DI FEDERICO PACE BOLOGNA - I primi, poco più di duecento, sono partiti con il treno. Quando liPod e le linee low-cost non esistevano ancora. Neppure nella mente degli imprenditori più visionari. Gli altri, quelli che sono venuti dopo, li hanno seguiti in gran numero. In tutto a oggi sono quasi duecentomila gli italiani che, dalla sua nascita nel 1987, hanno approfittato del programma Erasmus per studiare qualche mese in ununiversità europea. Ragazzi e ragazze che hanno finito per incarnare, forse inconsapevolmente, meglio di tanti altri interpreti ufficiali, il sogno dellEuropa che è stato di Robert Schuman e Altiero Spinelli. Sono soprattutto destinate a loro le celebrazioni che prendono il via oggi a Bologna sotto il nome "Venti di Erasmus", alla presenza del premier Romano Prodi e di Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea. A fare gli onori di casa ci saranno anche il ministro delle Politiche giovanili Giovanna Melandri, e Fabio Mussi, il ministro dellUniversità e della ricerca. Si parlerà di come il programma ha cambiato la percezione dellEuropa degli stessi europei e dei benefici che i giovani ne hanno tratti. "Simone Veil parlava dellEuropa come di uno stato danimo - ci ha detto il ministro Giovanna Melandri -. Sono poche le iniziative che, al pari dellErasmus, hanno contribuito a formare questo stato danimo. Un milione e mezzo di europei sono partiti per vivere unesperienza di vita. Noi abbiamo la voglia di celebrare questi ragazzi." Per loro a, partire dalla serata di giovedì 10 verrà aperto alla Darsena del Porto di Rimini il Villaggio Erasmus, un grande spazio allaria aperta di oltre mille metri quadri che ospiterà per due giorni mostre e incontri culturali. Il presidente del Consiglio Romano Prodi nel suo intervento ha rilanciato sul piatto una proposta che guarda molto avanti: sei mesi obbligatori allestero per tutti i laureati. "Per laurearsi - ha detto il premier interevenendo allinaugurazione - devono essere necessari sei mesi trascorsi in un altro paese europeo". I sei mesi, ha spiegato il Professore - potranno anche essere lavorativi in azienda, nelle pubbliche amministrazioni o nel servizio civile. E di fronte ai dubbio sulle disponibilità delle risorse necessarie per finanziare unidea del genere, Prodi ha risposto che "se cè solo un euro da investire va investito nei giovani e nel futuro". Il ministro dellUniversità Fabio Mussi, nel suo intervento, ha accolto con favore il disegno del premier ma ha precisato che "è un programma massimo." Obiettivo degli incontri di questi giorni non è quindi solo quello di celebrare ma anche di cogliere loccasione per rilanciare il programma oltre nuove confini e capire se cè qualcosa da migliorare. "Noi vogliamo - ci ha detto il ministro Melandri - che i fondi europei destinati a questo programma vengano aumentati e che ne venga esteso il perimetro di applicazione. E importante che Erasmus Mundus decolli e che si allarghi anche verso i paesi del Mediterraneo." Quelli che partono. Secondo i dati della Commissione europea a partire tra gli italiani sono soprattutto quelli con unetà compresa tra 21 e 23 anni (da soli rappresentano più del sessanta per cento del totale). Poco meno della metà lo fa al terzo anno di università. Molti di loro scelgono di stare cinque o sei mesi ma più del 20 per cento rimane anche dieci mesi o più. Ogni anno sono circa 16mila le ragazze e i ragazzi italiani che si staccano da casa per andare a bagnare i piedi nel mare della cultura europea. Forse meno di quanti dovrebbero. "Ancora oggi sono solo l8 per cento i laureati che hanno studiato allestero anche per un breve periodo". Così ci ha detto Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea che a Bologna presenta lindagine "Study Experience Abroad". "Solo il 27 per cento dei laureti in lettere moderne straniere va allestero a studiare per qualche mese. Come è possibile studiare queste materie senza andare fuori dai confini nazionali? Dico di più, quelli che vanno di meno fuori sono gli studenti delle facoltà scientifiche. Proprio loro che hanno un linguaggio così universale. Forse è vero che cè anche un carico didattico sovradimensionato. Ma ci si deve affrancare con più facilità dalla famiglia. Solo così ci si prepara a misurarsi meglio con il prossimo." LErasmus comunque piace a tutti quello che lo fanno. Secondo unindagine realizzata dalla Commissione europea, per oltre il 90 per cento degli italiani è stata unesperienza buona o molto buona e solo l1,5 per cento si è detta insoddisfatto. Molti di loro confessano che questo periodo gli ha permesso di capire molto meglio le persone con un differente background culturale o di etnia diversa (nove italiani su dieci). Ma non solo, a molti è capitato anche di cambiare le proprie aspirazioni e di interrogarsi più ampiamente sui propri valori personali. I problemi economici. Durante lErasmus, se ci sono problemi semmai, questi sono soprattutto di natura finanziaria. Circa un quarto degli italiani (il 25,1 per cento) ha ammesso di essersi trovata in qualche modo in difficoltà mentre in media agli studenti europei è successo lo stesso al 19 per cento. E solo per il 28,9 per cento degli studenti italiani i conti in tasca sono andati bene o molto bene (la media europea è del 36,6 per cento). Non solo. Dai dati dellindagine Study Experience Abroad di AlmaLaurea si ricava levidenza che a partire sono soprattutto i figli di genitori laureati. Minori, molto minori sono invece le percentuali di chi proviene da famiglie più svantaggiate. Lambiente familiare rischia di giocare due volte, dal punto di vista culturale e dal punto di vista economico, un ruolo troppo importante. Cosa si può fare per fare sì che ad Erasmus possano accedere anche i ragazzi meno fortunati? Il ministro Melandri propone la formula dei prestiti agevolati. "Stiamo per siglare - ci ha spiegato - una convenzione con il sistema bancario (il Protocollo dintesa con lAbi ndr) per offrire a condizioni di favore tre linee di credito indirizzate proprio ai ragazzi e alle ragazze con condizioni sociali sfavorevoli che dovrebbe partire già dal prossimo anno. La prima prevede il prestito donore per sostenere i costi di iscrizione alluniversità e per iscriversi a un master. La seconda linea per favorire la mobilità territoriale. In questo caso penso soprattutto a trovare una soluzione al problema del costo degli affitti e anche a promuovere i periodi di studio allestero. Infine la terza linea di prestiti per accedere alle tecnologie." Per Cammelli si deve fare in modo che "ci siano somme più elevate in tempi più rapidi e certi. Si deve dare di più a chi ha di meno. Dare poco a tutti vuol dire perpetuare le precedenti disparità. Stendhal diceva amaramente che ogni genio che nasce donna è un genio perduto per lumanità. Facciamo in modo che non sia lo stesso per tanti figli di famiglie disagiate." LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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