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...ehm...meglio dire ke sto guardando le figure...
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Friday, May 11, 2007 - ore 01:07
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ragazzi tra poke ore si parte.
Come x andare dove!?!?!?!?
Ma dei non lo sapete...ok guardate qua:
www.adunatacuneo2007.itE così...x stare in tema...vi lascio con questa...buona lettura...
...seguendo la direzione indicata dalla freccia si incamminò verso gli uomini della leggenda.
Erano soldati al pari di ogni altro, gli alpini della "Julia"; solamente, come tutti gli alpini, portavano uno strano cappello di feltro a larga tesa allindietro sollevata e in avanti ricadente, ornato di una penna nera appiccicata a punta in su sul lato sinistro del cocuzzolo.
Nelle intenzioni allusive di chi la prescrisse, la penna doveva essere daquila; ma in effetto gli alpini, ignari dogni complicazione e spregiatori dogni retorica, collocavano sopra lala penne di corvo, di gallina, di tacchino e di qualunque altro pennuto in cui il buon Dio facesse imbattere lungo le vie della guerra, nere o daltro colore purché fossero penne lunghe e diritte e stessero a indicare da lontano che savanzava un alpino.
In pratica la penna sul cappello resisteva rigida e lustra per poco tempo, ben presto si riduceva a un mozzicone mal concio; e qui cominciavano tutti i guai degli alpini che facevano la guerra: perché a osservarli da vicino si capiva subito che in pace e inguerra gli alpini potevano distaccarsi da tutto meno che dal loro cappello per sbilenco e stravolto che fosse: anzi!
È un tuttuno con luomo il cappello; tanto che finite le guerre e deposto il grigio verde il cappello resta al posto donore nelle baite alpestri come nelle case di citt´, distaccato dal chiodo o levato dal cassetto con mano gelosa nelle circostanze speciali, ad esempio per ritrovarsi tra gli alpini o per imporlo con ben mascherata commozione sul capo del figlioletto o addirittura dellultimo nipote, per vedere quanto gli manca da crescere e se sarà un bellalpino; bello poi a questo punto, significa somigliante al padre o al nonno che è il padrone del cappello.
Cè una ragione naturalmente, per tutto ciò; ce ne sono molte. La prima è che dal momento in cui il magazziniere lo sbatte in testa al "bocia" giunto dalla sua valle alla caserma, il cappello fa la vita dellalpino; sembra una cosa da niente a dirlo, ma mettetevi in coda a un mulo e andate in giro a fare la guerra, e poi saprete. Vi succede allora di vedere che col sole, sia anche quello del centro dAfrica, lalpino non conosce caschi di sughero o altri arnesi del genere, ma tiene in testa il suo bravo cappello di feltro bollente, rivoltandolo tuttalpiù allindietro affinché lala ripari la nuca e lampia tesa dinnanzi agli occhi non dia limpressione di soffocare; e con la pioggia serve da ombrello e da grondaia; con la neve, da tetto unico e solo per lalpino che va su i monti.
Posto in bilico fra naso e fronte quando lalpino è sdraiato a dormire al sole e allaria ed ha per letto le pietre o il fango, con la piccola striscia dombra che fa schermo sugli ochhi è quanto resta dei ricordi di casa, è il cubicolo minimo che protegge soltanto le pupille, ma col raccolto tepore fa chiudere le palpebre sul sogno del morbido letto lontano, della stanza riparata e delle imposte serrate a far più fondo il sonno.
E se lalpino ha sete una sapiente manata sul cocuzzolo ne fa una coppa buona per attingere acqua quando cè ressa attorno al pozzo o si balza unistante fuori dai ranghi durante le marce verso il vicino ruscello; eccellente perfino a raccogliere, dicano quel che vogliono il capitano e il medico la pastasciutta e addirittura la minestra in brodo - non si scandalizzi nessuno, succede! - nei casi in cui lultima latta finisce i suoi servigi sotto una raffica di mitraglia.
... è tutto così, insomma; di cappelli e di uomini ne esistono centomila tipi, ma di alpini e di cappelli come loro ce nè una specie sola, che nasce e resta unica intorno ai monti dItalia.
... bisogna anche sapere che quel cappello, a guardarlo, dice giovinezza per tutto il tempo della vita, e a calcarselo di nuovo unpò di traverso fra i due orecchi col vecchio gesto spavaldo, gli anni calano che è un piacere; e alla fine quando non è proprio più il caso di piantarlo sulla testa, vuol dire che lalpino ormai è morto, poveretto; e quasi sempre, mandriano o ministro che sia, se lo fa ancora mettere sopra la cassa e sta a dire che chi cè dentro era, in fondo, un buon uomo, allegro, in gamba con un fegato sano e un cuore così; sta a dire che, morto il padrone, vorrebbe andargli dietro ma invece resta in famiglia per ricordo; e che ormai se on riesce neppure lui a ridestare lalpino disteso, non esiste più neppure un filo di speranza, fino alla fanfara del Giudizio Universale non lo risveglia e lo scuote più nessuno: cè un alpino di meno sulla terra. Giulio Bedeschi
"Il Cappello Alpino"
Testo tratto da "Centomila gavette di ghiaccio" editore Mursia
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